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Come sfruttare il potere della mente nello sport e nella vita

Il cervello può accelerare oppure ostacolare i nostri risultati. Dipende solo da noi. Andrea Zavaglia, coach e trainer sportivo, ci aiuta a capire come

Vincenzo Petraglia
6 aprile 2020

Come ogni anno il 6 aprile si celebra la Giornata internazionale dello sport per lo sviluppo e la pace, a sottolineare come lo sport possa essere un volano incredibile di pace fra i popoli, di rispetto delle regole comuni e della dignità altrui, di sviluppo della persona e di valori che nobilitano l’essere umano. Con Andrea Zavaglia, coach e trainer di atleti e team anche a livello nazionale, parliamo del potere della mente, di come, oltre che nello sport, essa possa essere potenziata e allenata anche nella vita di tutti i giorni.

Autore del libro Attimo vincente. Come nasce qualcosa di grande, in cui racconta tredici storie di persone che hanno come fil rouge lo sport, che, dopo aver vissuto esperienze sfidanti, preso decisioni difficili e scavato a fondo dentro se stesse, hanno dato una svolta alla propria vita, ci spiega come trasformare il cervello in un acceleratore di risultati. Contrariamente a quanto spesso avviene, con la mente che si trasforma, invece, in un freno a performance migliori per via di abitudini sbagliate, paure, difficoltà nell’uscire dalla propria comfort zone. Un cambio di atteggiamento che si può imparare a mettere in pratica nelle proprie vite e che rende più aperti e capaci ad affrontare nuove sfide, per trovare, forse, anche meglio noi stessi e i nostri desideri più profondi.

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Foto: Ekis

Lei allena atleti e team, in base alla sua esperienza cosa fa la differenza fra uno sportivo e un campione? E allo stesso modo fra persone che nella vita fanno scelte più coraggiose e altre meno?

Lo sportivo si accontenta, proprio come qualsiasi altra persona che, ognuna nel proprio campo d’azione, si accontenta di “vivacchiare” nelle sue certezze. Il campione no, cerca di andare oltre i propri limiti e le proprie certezze.

Di fronte a una sfida non tutti reagiscono allo stesso modo. Come mai?

Il nostro cervello può agire da acceleratore di risultati ma anche, come spesso purtroppo accade, da freno, da limite. A bloccarci siamo noi stessi, le nostre abitudini, le nostre paure, i condizionamenti che abbiamo subito e alimentato nel corso di tutta la nostra vita, consapevolmente o meno. E poi le singole circostanze: ognuno di noi è più portato per un certo tipo di sfida piuttosto che un’altra, credo sia normale; per fortuna non siamo tutti uguali.

Come fare il salto di qualità?

Principalmente sperimentando cose nuove. Il famoso “uscire dalla zona di comfort”. Più lo fai, più ti abitui ad essere aperto al nuovo, al cambiamento, a quelle cose che viste da lontano fanno paura, ma che poi se ti avvicini un po’ cambiano forma. E poi imparando dagli errori, accettando che possiamo cambiare, che non sta scritto davvero da nessuna parte che “siamo fatti così”.

Come si può allenare questa capacità nella vita di tutti i giorni?

Il “modello” che propongo nel mio libro è fondamentalmente questo: partiamo dal presupposto che ognuno di noi vive situazioni particolari, magari straordinarie, come quelli che racconto nel testo; il passo successivo è fermarsi e analizzare la situazione da fuori, come se potessimo uscire da noi stessi e vederci da un punto di vista diverso; infine, dobbiamo lavorarci, allenarci, farci le domande giuste ed esercitarci con costanza perché la mente si abitui a questa nuova modalità di funzionamento.

Nel libro si parla di attimo vincente, di un momento preciso in cui scatta qualcosa, come una miccia che si innesca nella nostra vita, che porta al reale cambiamento. Come si riconosce quell’attimo?

Bisogna allenarsi a capirlo. Bisogna essere attenti e disposti a comprendere che non si tratta sempre di una “chiamata”: è qualcosa che ha a che fare con l’istinto e con la disponibilità a buttarsi, con coraggio.

Se lo si perde? C’è rimedio?

Per fortuna di attimi che possono determinare la nostra vita ce ne sono tanti. Diciamo che è importante imparare a riconoscerli. Se proprio non riesci a riconoscerli prima che arrivino, dovresti almeno rendertene conto dopo, in modo da imparare la lezione e non farteli più scappare in futuro…

Lo sport, a partire dalle scuole, non viene valorizzato come meriterebbe. Potrebbe contribuire a creare un’Italia più virtuosa secondo lei?

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Il libro, edito da Ekis, appena pubblicato da Zavaglia

Sicuramente. Ci vorrebbe un coach, uno che aiutasse le persone a ragionare sulle loro attività sportive, un po’ come faccio io nel libro con le parti successive a ciascuno dei racconti che narro. Non basta fare sport insomma, serve ragionarci sopra e farsi le giuste domande, e cercare di portare ogni volta a casa una o più lezioni. Serve un sistema che esca dalle sole prestazioni e si concentri di più sulle lezioni da imparare; e poi serve una concertazione tra i vari attori dello sport, soprattutto giovanile: dirigenti, allenatori, genitori, ragazzi, arbitri. Forse, come spesso mi capita, un coach può essere una sorta di moderatore tra queste categorie.

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«Sognare, riflettere, allenare. Nel loro equilibrio la possibilità di fare il salto di qualità e cogliere l’attimo giusto per scelte importanti», spiega Zavaglia.

Quali sono gli insegnamenti più grandi che lo sport può dare a ciascuno di noi?

Lo sport è vita e dà la possibilità di imparare tanto. Di imparare a vincere, e a perdere, a stare in squadra. Fa prendere coscienza che ci sono regole, che vanno conosciute, rispettate, e a volte “stiracchiate”. Insegna ad accettare i giudizi e le decisioni di chi è lì apposta per quello e ad affrontare la fatica, a capire che la fatica è la strada per il successo.

A lei personalmente cosa ha insegnato?

Mi insegna ancora tanto, ogni giorno. Probabilmente la cosa più importante è quella di potersi misurare in modo concreto con i propri limiti, che a volte si spostano in là e a volte si restringono, quando non ti alleni abbastanza. Così ogni giorno hai modo di studiare nuove strategie per affrontare queste situazioni ed essere magari anche utile alle altre persone che si trovano in condizioni simili.

5 must per migliorare i propri risultati

1 – Smettere di giudicarsi: siamo troppo crudeli con noi stessi, troppe volte
2 – Prendersi del tempo per osservarsi, con calma, con la giusta attenzione ai dettagli più importanti
3 – Farsi domande intelligenti, domande che portino all’azione e al miglioramento
4 – Agire: non serve essere sempre pronti al 100%, ogni tanto serve buttarsi. Serve coraggio!
5 – Resistere e persistere: se hai fatto bene i passi precedenti, sai che quella è la tua strada.

 

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