Wise Society : Jimmy Wales: «Il segreto del mio successo è…l’insuccesso»
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Jimmy Wales: «Il segreto del mio successo è…l’insuccesso»

Il fondatore di Wikipedia, l'enciclopedia più diffusa al mondo, ha raccontato a WOBI Milano 2019 come sono nati i suoi progetti e come hanno avuto successo

Michele Novaga
29 ottobre 2019

Tra i Super Minds invitati a parlare alla Fiera di Milano all’edizione di Wobi 2019 c’è Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia il quinto sito internet con più traffico secondo solo a Google, Youtube e Facebook. Un colosso che in 18 anni di presenza rete e grazie alla sua community ha pubblicato 50 milioni di articoli in 288 lingue, raccogliendo 100 milioni di dollari di donazioni dagli utenti e a cui si connettono ogni mese un miliardo e mezzo di dispositivi elettronici. Il tutto – unica piattaforma – senza pubblicità.

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Il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales sul palco del Wobi di Milano, Foto: redazione Wise Society

IL SEGRETO DEL MIO SUCCESSO – Ma il 53enne nato in Alabama e residente da tempo a Londra, non ha basato la sua presentazione al World Business Forum di Milano su come avere successo. Bensì sull’insuccesso (failure). «Vi parlerò di come diventare bravi a gestire l’insuccesso e sbagliare imparando qualcosa di nuovo» ha esordito cominciando a parlare della sua traiettoria professionale. «All’inizio della mia carriera lavoravo nella finanza a Chicago e facevo il trader di futures e prodotti finanziari. Ad un certo punto nel 1996, vedendo che i miei colleghi facevano fatica a ordinare cibo a domicilio e a farselo arrivare in ufficio, ho avuto una bella idea e ho provato a creare un sito per ordinare il pranzo via internet. Il progetto non fu raccolto con molto entusiasmo nemmeno dai ristoratori che mi prendevano in giro chiedendomi se avrei installato un fax nei loro locali. Fu un insuccesso e forse avrei dovuto avere quest’idea qualche anno più tardi..», ha spiegato sorridendo.

E POI VENNE WIKIPEDIA – Questo non fu l’unico insuccesso di Wales che prima di fondare l’enciclopedia libera più famosa al mondo, aveva creato un motore di ricerca facendo passare dei banner in modalità pay per click. «Avevo cominciato a contattare i cinesi: se a quel tempo mi fossi trasferito in Cina e se avessi saputo quello che so adesso sull’argomento avrei inventato Alibaba», scherza Wales che però ammette che anche quel tentativo fu un insuccesso. Così come lo fu Newpedia il primo embrione di enciclopedia libera, nata prima di Wikipedia, i cui articoli venivano redatti da esperti: un “failure” considerando anche i 250.000 dollari spesi per pubblicare solo 12 articoli.

«Mi immaginavo un mondo in cui ogni singola persona potesse avere accesso alla conoscenza umana e la mia idea di enciclopedia libera poteva sopravvivere senza pubblicità e ce l’ho fatta. Ho avuto successo, ho cambiato i connotati della conoscenza, facendo diventare Wikipedia parte del tessuto culturale in tutto il mondo. Tutto ciò è stato possibile perché ogni volta che ho avuto bocciature ho imparato che non possiamo essere innovatori con una singola idea, bisogna averne tante anche se con qualche inciampo».

L’INFORMAZIONE SENZA PUBBLICITA’ DI WIKITRIBUNE – Tra i progetti di Wales ora c’è WikiTribune, un sito di notizie lanciato due anni fa in cui i volontari scrivono e curano articoli su notizie ampiamente pubblicizzate correggendo le bozze, verificando i fatti, suggerendo possibili modifiche e aggiungendo fonti da altri punti vendita di lunga data. Ma che sta però incontrando qualche difficoltà. Wales crede così tanto nel suo progetto e nell’informazione e per ora sta solo cercando di finanziare il nuovo progetto.

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Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia Foto: Ufficio stampa WOBI

«Noi viviamo di fatti, a Wikipedia li adoriamo. Dibattiamo sulle fonti. Da noi discutiamo come migliorare la qualità degli articoli e delle fonti. Nei social media l’obiettivo è far cliccare e far diventare dipendenti dalla pubblicità gli utenti. E’ una esca che cattura la nostra attenzione. Mi hanno detto perché io non metto annunci: a WikiTribune non facciamo nulla di tutto ciò, non abbiamo esca o clickbait come in tutti i siti anche di giornali più importanti al mondo». Piuttosto Wales pensa che far pagare le news può essere un buon viatico per una informazione di migliore qualità e in grado di scacciare le fake news. «Non abbiamo bisogno di banner o link o pubblicità acchiappaclick, non mettiamo nudo nei nostri articoli, non facciamo articoli strappalacrime. Se facessimo così non contribuiremmo a diffondere cultura. Noi vogliamo dialogo di qualità con gli utenti. Gli utenti possono pagare se lo desiderano ma anche no e possono pagare l’importo che vogliono e possono». La tendenza a far pagare i contenuti (non necessariamente news) vede i millennials più propensi a farlo rispetto alle generazioni precedenti che non hanno mai pagato in vita loro le informazioni su Internet. «Se paga anche uno su 200 avremo successo».

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