Wise Society : In bici per l’Italia per verificare la sicurezza delle strade
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In bici per l’Italia per verificare la sicurezza delle strade

Poalo Sala è il referente del progetto “Strade in sicurezza” del Ministero dell’Istruzione. Da due anni viaggia in bici sulle strade più pericolose della Penisola. La strada più a rischio è l'Aurelia, ma da Grosseto in giù. E anche il sud non offre scenari rassicuranti. Con un'eccezione...

di Sebastiano Guanziroli
31 agosto 2010

Di sicurezza stradale si parla sempre molto, vengono promosse campagne, vengono arruolati testimonial, vengono aggiornati i codici, eppure i risultati non sembrano mai diventare davvero significativi.

 

Paolo Sala, professoreA Genova, nello storico Liceo Classico D’Oria, lavora come insegnante di educazione fisica il professor Paolo Sala. Referente del progetto “Strade in sicurezza” del Ministero dell’Istruzione, da due anni si è inventato un tour in bicicletta sulle strade più pericolose d’Italia per attirare l’attenzione dei media sul problema. Tra il 2009 e il 2010 ha percorso più di 2400 chilometri per provare sulla propria pelle lo stato della sicurezza delle strade italiane per automobilisti, ciclisti e pedoni.

 

«Mi occupo di educazione stradale da una decina d’anni, da quando le scuole hanno ricevuto l’incarico di istruire i corsi per conseguire il patentino per i ciclomotori – spiega il professor Sala –  ho una seconda laurea in Scienze dell’Educazione, e sono convinto che spesso ai ragazzi si parla di sicurezza in modo sbagliato. La vecchia comunicazione non aiuta, non servono paternali. Bisogna far vedere le cose come stanno. Così ho disegnato un progetto che porta gli atleti paraolimpici nelle scuole a raccontare la propria personale esperienza e che spinge i ragazzi a provare discipline come il basket in carrozzina. Il tour in bici, invece, serve a far conoscere il progetto ad altre scuole e associazioni e a richiamare l’attenzione dei media».

 

Nell’estate del 2009  Sala, seguito dal quotidiano di Genova “Il Secolo XIX”, ha iniziato un personale viaggio sulle strade statali considerate dall’Aci e dall’Istat le più pericolose d’Italia, a causa del maggior numero di incidenti. Nel 2010 ha replicato, con l’obiettivo di vedere se qualcosa nel frattempo è cambiato. Ma come mai proprio in bicicletta?

 

«Perché con la bici vedo tutto. Vado piano, quindi ho il tempo di osservare e ragionare. E, soprattutto, posso fermarmi e parlare con la gente. Ad Albinia, un paese toscano, su un cavalcavia ho visto un tir ribaltato. Credevo fosse un incidente accaduto da poco, ma quando mi sono avvicinato ho visto che nell’abitacolo erano cresciute delle piante. Nel frattempo è passato un uomo che mi ha raccontato che il tir era lì da dieci anni e che nessuno aveva mai provveduto a spostarlo. In Italia succede anche questo… solo in bici puoi avere un simile osservatorio. Generalmente io pedalo alla mattina, poi il pomeriggio chiacchiero nei bar o nei chioschi lungo le strade».

Paolo Sala, in viaggio

Partenza da Genova, discesa lungo la Toscana e il Lazio, quindi la Campania, la Basilicata, la Puglia, e poi l’Emilia Romagna e il Nordest. Il quadro che vede Sala dal suo sellino è abbastanza ampio. Non ha valenza statistica, ma è sicuramente significativo: «Purtroppo devo dire che, da Grosseto in giù, l’Italia cambia. Non solo c’è una diversa cultura dei trasporti alternativi – che a volte proprio non esiste – ma anche il rischio diventa altissimo. Io per esempio, che non ho velleità suicide, a Formia salgo sul treno perché le strade campane sono troppo pericolose. La Pontina, la Nettunense e l’Ostiense sono veri e propri cimiteri. Però ci sono anche esempi virtuosi al sud, in particolare in Puglia, che ora ha reso anche gratuito il trasporto delle bici in treno. Risalendo verso nord, si trovano più piste ciclabili e si vede un maggior sforzo delle amministrazioni. Anche se quella che manca, ovunque, è una politica globale di trasporto alternativo».

 

Miglioramenti, da un anno all’altro, Sala ne ha visti, sia sulle ciclabili che sulle Statali. Il problema è che, spesso, a un miglioramento della strada corrisponde un aumento degli incidenti, perché gli automobilisti vengono invogliati ad aumentare la velocità. Infatti Sala non vuole che si parli di strade killer: «Il problema non sono le strade, ma i cervelli: il 92% degli incidenti è causato dall’uomo, l’85% dei quali dal guidatore. In quanto a rischi, comunque, l’Aurelia da Grosseto in giù è la primatista, anche se non è in classifica per ragioni di lunghezza: è come se fosse un’autostrada, ma aperta a mezzi agricoli e biciclette con incroci a raso. Anche alcune provinciali del Nordest non scherzano, percorrerle in bici è un inferno. L’esempio migliore, invece, è la Ionica nel tratto lucano, perché oltre ad avere le corsie di scorrimento veloce con corsia di sicurezza, a fianco ha una complanare di servizio per traffico lento. Percorrerla in bici è un piacere».

 

L’anno prossimo Sala forse si misurerà con un nuovo tour e un mezzo alternativo, ancora in fase di progettazione. Ma c’è tempo per un nuovo progetto: «Mi devo ancora riprendere da quello appena concluso. Per farlo ho trascorso le vacanze ad Annecy, in Francia, dove ho pedalato con tranquillità sulle loro bellissime piste ciclabili».

Incidente SS1

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