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Giornalismo ambientale: in Italia poca informazione

«Giornali e tivù non approfondiscono questi temi», ha detto al Festival del giornalismo di Perugia il direttore di "National Geographic Italia"

Mariella Caruso
23 aprile 2015

Panel cambiamenti climatici e cibo - IJF15/credit by Mariella CarusoQuanto siamo informati in materia di cambiamenti climatici? Poco, anzi pochissimo. Di questo delicatissimo argomento s’è parlato anche all’edizione 2015 del Festival del giornalismo di Perugia, perché i giornalisti hanno il dovere di dare la giusta informazione, che deve andare al di là della notizia. «In genere i grandi media italiani si limitano a dare soltanto notizie, quando queste hanno la capacità immediata di toccare emotivamente il lettore – ha sottolineato Marco Cattaneo, direttore di “Le scienze” e “National Geographic Italia” -. La foto dell’orso polare alla deriva tra i ghiacci o quelle del lago Aral com’è oggi e com’era nel 1970 sono state di grande impatto. Ma quando si cerca di raccontare le cose in maniera più complessa s’incontrano mille difficoltà». Per questo, ha continuato, «bisogna ripensare il rapporto tra notizia e informazione».

COSA SIGNIFICA IN TEMA AMBIENTALE? – Per comprendere a fondo questo concetto basta pensare alle conseguenze del cambiamento climatico sui cibi che portiamo in tavola. Oggi si pensa poco, per esempio, alle conseguenze delle variazioni del clima sulla coltivazione del caffè che è una pianta poco resiliente, nel senso, ha sottolineato Jacopo Monzini che all’Ifad si occupa di cambiamenti climatici «che non ha capacità immediate di riprendersi da uno shock». Di cibo e adattamento climatico, l’Ifad, agenzia specializzata delle Nazioni Unite per lo sviluppo rurale, si occupa costantemente. Al Festival del giornalismo è stato proiettato uno dei sei corti recentemente realizzati per sensibilizzare l’opinione pubblica, che approfondisce le cause della salinizzazione del Mekong anche a causa delle dighe che si stanno costruendo alla sua foce per garantire elettricità a tutti.

QUESTIONE DI SCELTE – «Quella del Mekong è una delle storie che approfondiremo sul prossimo numero del National Geographic Italia – continua Cattaneo -. Ma il nostro è un giornale particolare, difficile invece che in Italia storie del genere trovino spazio, invece a livello globale ci sono molti media che le raccontano anche non superficialmente. In Italia, invece, se volessimo fare interessare al Mekong i grandi media, bisogna portarci Angelina Jolie». «Del resto – ha aggiunto il direttore – in Italia si sta promuovendo Expo2015 come una grande occasione per vendere mozzarelle al mondo intero, mentre va da sé che se il tema scelto è “Feeding the planet” l’esposizione dovrebbe essere trattata in maniera diversa».

 

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