Wise Society : A ottobre i risultati del primo censimento mondiale della vita acquatica
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A ottobre i risultati del primo censimento mondiale della vita acquatica

Census of Marine Life è uno studio sulle specie che abitano e hanno abitato mari e oceani del pianeta. Un censimento durato dieci anni. Che ha coinvolto ricercatori a livello internazionale. Per capire lo stato di salute del nostro ecosistema. E le strategie per affrontare il futuro

di Sebastiano Guanziroli
27 Agosto 2010

Clown Fish in Anemone, album di Shek Graham/flickrE’ il più ambizioso programma internazionale di censimento della vita marina che sia mai stato realizzato, si chiama Census of Marine Life ed è una sfida che coinvolge e mette in rete migliaia di ricercatori in tutto il mondo. Avviato nel 2000, dieci anni fa, si propone di accertare e descrivere la diversità, la distribuzione, l’abbondanza delle forme di vita negli oceani. E’ articolato per rispondere a tre semplici domande che possono essere così riassunte: chi ha abitato gli oceani? Chi abita gli oceani oggi? Chi abiterà gli oceani domani? Ma dietro a queste semplici domande è stata messa in campo una mole di lavoro davvero imponente, che mira a ricostruire la storia delle popolazioni animali marine prima dell’avvento della pesca commerciale, a dare un nome alla maggior parte di specie osservabili oggi e a creare strumenti analitici e statistici per fare previsioni sulle popolazioni marine ed ecosistemi del futuro. Tra gli architetti di questo censimento c’è il professore Roberto Danovaro, direttore del dipartimento di Scienze del Mare presso l’Università Politecnica delle Marche, unico italiano presente nel coordinamento.

 

Professor Danovaro, può darci un’idea dell’importanza del progetto?


La rivista Time lo ha definito uno dei cinque progetti più importanti che siano mai stati svolti. Per dare un’idea delle sue dimensioni possiamo paragonarlo al “Progetto Genoma” di mappatura dei geni umani. Anche il budget raccolto è imponente, pari a un miliardo di dollari. Stesso discorso per la sua durata: dieci anni, che si concluderanno a ottobre, a Londra, con la presentazione del primo rapporto.

Leaving Santa Cruz Island, Channel Islands National Park, California, album di Ken Lund/flickr

Quali sono gli obiettivi del censimento?


L’obiettivo principe è fare il punto sulle conoscenze che abbiamo della vita marina e vedere di conseguenza cosa fare in futuro. In sostanza significa contare le specie marine che abitano il nostro pianeta. C’è grande fiducia che la maggior parte delle specie ancora da conoscere stiano negli oceani più che sulle terre emerse. Come dimensioni, gli oceani rappresentano più del 95% della biosfera, ma sono stati studiati meno di qualunque altro ambiente. Il risultato è che ne sappiamo ancora pochissimo.

 

Marine Life, album di ssoosay/flickrIn concreto cosa produrrà Census of Marine Life?


 In pratica sta prendendo corpo un enorme database mondiale che, per la prima volta, fa un elenco delle specie marine, ovvero dà un nome a ciascun organismo. Fare quest’elenco è una condizione necessaria per fare qualsiasi altro passo successivo: capire che funzioni hanno, come interagiscono tra loro, che ruolo svolgono anche per noi. E ciò è fondamentale per ciascuna specie, anche quelle apparentemente più insignificanti: non ci sono solo le specie bandiera, tutte hanno pari importanza.

 

Quindi ogni specie va salvaguardata?


Grazie a questa ricerca abbiamo già capito cosa abbiamo perso in termini di biodiversità, e abbiamo perso tanto come dimensioni e quantità, e anche come numero di specie. Ma la cosa importante è non solo salvare la specie, ma salvarne un numero minimo perché mantenga la sua funzione ecologica: per esempio, oggi, non è che non ci sono più squali, ma ce ne sono in dimensioni cosi ridotte che non riescono a conservare il loro ruolo nell’equilibrio ecologico.

 

Research Underwater, album di public.resource.org/flickrQuante specie sono state censite finora?


Siamo a quota 230 mila,ma ancora i dati non sono definitivi. Inoltre sembra che la maggior parte ancora non siano conosciute. Nel Mediterraneo profondo, ad esempio, che ho curato io stesso, sembra che siano il 70%: significa che, di dieci organismi che osserviamo, solo tre hanno un nome. E qui inoltre si potrebbe aprire un capitolo anche sullo stato della ricerca in Italia, che è pessimo, e infatti sono pochissimi gli scienziati italiani coinvolti nel progetto Census. Per rimanere all’area del Mediterraneo, siamo messi peggio anche della Grecia.

 

Un dato positivo e uno negativo che sono emersi?


Una scoperta che verrà presentata tra le più significative è quella di forme di vita osservate in condizioni davvero estreme, addirittura in totale assenza di ossigeno. Come dire che la vita non finisce mai di sorprenderci. Di negativo c’è la conferma dell’impatto straordinario che l’uomo ha sull’ambiente. In particolare la globalizzazione ha causato un rimescolamento delle specie nei nostri mari, dove quelle autoctone soffrono e quelle aliene proliferano. Così si va verso un’omogeneizzazione dei mari, che saranno sempre più simili e perderanno in ricchezza e diversità. L’unica speranza è che siano gli ecosistemi a trovare un nuovo equlibrio.

 

Eolie chart, album di bettyx1138/flickrLei si è occupato direttamente del mar Mediterraneo. Qual’è il suo stato di salute?


Purtroppo è una delle aree più a rischio, insieme al Golfo del Messico messo in ginocchio dal disastro della BP. Le cause sono l’inquinamento, lo sfruttamento eccessivo delle risorse e la pesca non sostenibile. Stesso discorso vale nello specifico per i mari italiani, dove si presentano situazioni estreme: aree a grandissimo rischio come l’Adriatico e regioni in discreta salute come l’area delle isole Eolie.

 

La sensibilità dei governi e dei cittadini sta crescendo? Il Censimento aiuterà in questo senso?


E’ fondamentale far conoscere meglio il mare ai cittadini, e dal canto loro i ricercatori devono sviluppare la “citizen science”: tutti devono sentirsi coinvolti e collaborare, in forme diverse. In questo anche i media sono importantissimi. Solo così i governi, che dipendono dai cittadini, metteranno seriamente l’ambiente al centro della loro politica, perché questo deve essere un tema di tutti.

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