Wise Society : Contro il tumore della prostata, ora arriva un farmaco
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Contro il tumore della prostata, ora arriva un farmaco

L'abiraterone acetato in combinazione con la tradizionale terapia ormonale standard per gli uomini con metastasi già al momento della diagnosi riduce del 38 per cento il rischio di decesso

Fabio Di Todaro
22 giugno 2017
tumore della prostata, farmaco, abiraterone

I dati della ricerca presentata durante il congresso della Società Americana di Oncologia Clinica, confermano che  i pazienti trattati con abiraterone presentavano un rischio di mortalità ridotto del 38 per cento rispetto al gruppo di controllo e una riduzione del 53 per cento del rischio che il tumore della prostata progredisse, Image by iStock

C’è una nuova arma per combattere il tumore della prostata: tra i più diffusi, ma già pure tra i più curabili (guarisce l’88 per cento degli italiani). L’utilizzo di un farmaco – l’abiraterone acetato, finora somministrato nelle forme più avanzate della malattia – in combinazione con la tradizionale terapia ormonale standard per gli uomini con metastasi già al momento della diagnosi riduce del 38 per cento il rischio di decesso. I dati dello studio di fase III «Latitude», condotto su 1.200 uomini, sono stati presentati a Chicago, durante il congresso della Società American adi Oncologia Clinica (Asco). La ricerca è consultabile anche sul «New England Journal of Medicine»: una delle riviste scientifiche più quotate. Abiraterone ha più che raddoppiato il tempo medio intercorso prima che la malattia ricominciasse a progredire: da 14,8 a 33 mesi.

GLI ONCOLOGI PARLANO DI SVOLTA NELLA TERAPIA DEL TUMORE DELLA PROSTATA – «Per gli uomini che ricevono una diagnosi di cancro alla prostata in fase avanzata, questi risultati rappresentano un’evoluzione del trattamento – commenta Sumanta Kumar Pal, a capo del gruppo di ricerca sui tumori genitourinari all’istituto oncologico Città della Speranza di Duarte (Stati Uniti) -. Trattare la malattia con abiraterone, può significare vivere più a lungo con un ridotto impatto di effetti collaterali». Aggiunge Karim Fizazi, a capo del Department of Cancer Medicine al Gustave Roussy, University Paris-Sud di Villejuif. «Il risultato terapeutico che abbiamo osservato in questo studio, dato dall’uso precoce di abiraterone, è comparabile a quello della chemio, dimostrato negli studi già effettuati. La differenza è che il farmaco è molto più tollerabile, tanto che molti pazienti non riportano nessun effetto collaterale». Con lo studio «Latitude», per la prima volta è stata valutata l’efficacia di un approccio che avesse, nonostante l’avanzamento della malattia di pazienti coinvolti, non la chemioterapia come prima opzione, bensì la combinazione di abiraterone e terapia ormonale. Ovvero una terapia orale, somministrabile a domicilio, con evidenti vantaggi per il paziente: in termini di qualità di vita, di impatto sulla quotidianità e di tollerabilità». I risultati emersi «aprono nuovi orizzonti, non solo per l’efficacia osservata, ma anche per la qualità di vita che questo cambiamento può offrire», hanno aggiunto gli esperti. La notizia è stata salutata dunque come una svolta, benché i risultati terapeutici nella lotta al tumore della prostata siano già soddisfacenti. «La disponibilità di questi dati offrirà la possibilità di selezionare il trattamento più appropriato per diverse tipologie di pazienti con cancro della prostata, soprattutto per quelli che arrivano alla diagnosi con tumore in fase avanzata», commenta Sergio Bracarda, direttore del dipartimento oncologico dell’Ausl Toscana Sud Est, ospedale di Arezzo.

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Il tumore della prostata è tra i più diffusi tra gli uomini italiani, ma è anche uno dei più curabili: guarisce l’88 per cento dei pazienti, Image by iStock

I NUMERI DELLA RICERCA – Gli autori della ricerca hanno pazienti con una nuova diagnosi di tumore della prostata in fase metastatica ad alto rischio, non trattati in precedenza con terapia ormonale. Tutti questi pazienti presentavano almeno due fattori di rischio (punteggio di Gleason pari o superiore a 8, tre o più metastasi ossee e viscerali). Nello studio, i pazienti sono stati suddivisi in due gruppi: uno a cui è stata corrisposta la terapia ormonale più l’abiraterone e il prednisone (un cortisonico che viene aggiunto alla terapia con abiraterone per contrastarne alcuni effetti indesiderati come bassi livelli di potassio o aumento della pressione), l’altro trattato con la terapia ormonale e il placebo. Al termine di un follow-up di 30,4 mesi, i pazienti trattati con abiraterone presentavano un rischio di mortalità ridotto del 38 per cento rispetto al gruppo di controllo. I soggetti trattati con questo farmaco inoltre presentavano una riduzione del 53 per cento del rischio che il tumore progredisse, rispetto al gruppo di controllo. L’abiraterone ha un meccanismo d’azione diverso dagli altri esistenti, dal momento che blocca la sintesi a monte del testosterone e inibisce un enzima fondamentale della sua catena metabolica. Di conseguenza viene eliminato l’ormone in circolo, mentre le terapie ormonali classiche agiscono al termine del circolo sanguigno: bloccando i recettori che favoriscono l’ingresso in cellula dell’ormone.

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