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In Italia il primo stent coronarico mai applicato ad un bambino

Un'equipe medica dell'Ospedale di San Donato Milanese ha operato il piccolo Davide che dalla nascita soffriva di una ipertensione polmonare.

Fabio Di Todaro
17 aprile 2017
stent coronarico, bambino, sandonato

Lo stent coronarico è una delle procedure più diffuse per gli adulti, nei Paesi occidentali. Mai era stato effettuato un intervento di questo tipo su un bambino, Image by iStock

Nella letteratura medica, non si trova un caso simile a quello di Davide, un bambino tornato in salute grazie all’applicazione di uno stent coronarico. Una delle procedure più diffuse per gli adulti, nei Paesi occidentali. Ma rara nei minorenni e mai effettuata in così tenera età e in condizioni così rischiose per la vita. Per Davide sono venute meno le distinzioni tra i reparti: i cardiologi e i cardiochirurghi pediatrici del Policlinico San Donato hanno coinvolto i colleghi della cardiologia interventistica per adulti e insieme hanno trovato una soluzione «creativa» per un caso davvero unico.
LA STORIA DI DAVIDE – Davide è un bambino nato prematuro (ventottesima settimana), con un peso di ottocento grammi. Dopo la terapia intensiva neonatale, s’era rimesso in forze ed era cresciuto bene. Sapeva di avere un piccolo difetto cardiaco, che però non dava alcun problema. La famiglia ha iniziato a preoccuparsi quando ha cominciato a mostrarsi affaticato durante i giochi: quando correva e si sforzava, lamentava un forte dolore in mezzo al petto e sempre più spesso le labbra diventavano bluastre. È a quel punto che la famiglia si è rivolta al policlinico San Donato. «Al primo incontro con Davide, ho percepito un quadro clinico piuttosto raro in un bambino così piccolo – afferma Gianfranco Butera, cardiologo pediatra -. Alla cardiopatia congenita si era associata un’importante ipertensione polmonare, che limitava la vita quotidiana del bambino e per cui era necessario intervenire». La saturazione d’ossigeno di Davide era bassa e l’ecodoppler mostrava due difetti interatriali (due piccole aperture, di 11 e di 5 millimetri) nella parete che divide le due camere cardiache. Al difetto interatriale, si era associato un prolasso della valvola mitralica. Malformazioni che, giorno dopo giorno, avevano messo a dura prova il suo cuore. Il ventricolo destro, sovraccaricato dal volume di sangue, aveva perso la forma originaria e la capacità contrattile. Era aumentata la pressione a livello dei polmoni e s’era fatta strada l’ipertensione polmonare, una complicanza severa e rara in un bambino.
INEVITABILE IL RICORSO ALL’INTERVENTO CHIRURGICO – Ad aggravare ulteriormente le cose, poi, è stato il restringimento del primo tratto della coronaria sinistra: non solo il calibro della coronaria era gravemente ridotto, ma formava anche un angolo innaturale e strettissimo, che faceva sì che sotto sforzo la coronaria si chiudesse completamente. Da qui l’inevitabilità dell’intervento chirurgico. Davide è stato sottoposto a un primo intervento di cardiochirurgia: per riparare la valvola mitralica, chiudere i fori tra gli atrii ed effettuare un bypass della coronaria sinistra, grazie all’arteria mammaria. Eppure una volta finita l’operazione, cuore e polmoni di Davide non erano ancora in grado di pompare in tutto l’organismo. È a questo punto che si tenta, con l’equipe di cardiologia interventistica diretta da Francesco Bedogni, un uso non standard di uno stent medicato. L’intervento, effettuato da Gianfranco Butera e da Federico De Marco è stato effettuato per riportare un buon flusso nella coronaria sinistra, riaprendola con lo stent e risolvendo la malformazione. «Non ho mai trattato un paziente così piccolo e il suo caso ci aveva coinvolti tutti moltissimo – racconta De Marco -. In sala operatoria abbiamo provato un’emozione indescrivibile. Appena l’arteria si è riaperta e

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Il primo intervento di applicazione di stent coronarico su un bambino è stato effettuato da Gianfranco Butera e da Federico De Marco del Policlinico di San Donato Mlanese, Image by iStock

abbiamo visto che lo stent funzionava, la tensione si è sciolta in un applauso e in molta  commozione».
DAVIDE CORRE E SALTA – Oggi Davide è casa, sta bene e deve seguire una terapia antiaggregante, che durerà circa un anno. Se i medici si sono impegnati per Davide in qualcosa di mai provato prima, Davide non è stato da meno: tutto è stato reso possibile dalla sua forza, dalla sua energia, dalla sua voglia di vivere. Racconta Claudia, la mamma: «Spero che la nostra storia sia d’aiuto ad altre persone e ad altri genitori e che porti attenzione sull’ipertensione polmonare, di cui non si parla molto e che nostro figlio dovrà continuare a curare. Il nostro istinto ci diceva che Davide andava ascoltato e che i suoi sintomi non andavano trascurati. Abbiamo perseverato fino a quando abbiamo trovato qualcuno che fosse disposto a indagare più a fondo. Ci sono stati momenti durissimi. Oggi va meglio e Davide corre e salta».

Twitter @fabioditodaro

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