Wise Society : La mammografia strumento per ridurre l’incidenza dei tumori
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La mammografia strumento per ridurre l’incidenza dei tumori

Lo screening sulle pazienti tra i 50 e i 69 anni ha contribuito a ridurre in maniera determinante la mortalità per tumore al seno nell’ultimo ventennio.

Fabio Di Todaro
12 settembre 2017
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Nel 2015 il numero di donne invitate a eseguire la mammografia è aumentato di quasi il 14 per cento rispetto all’anno precedente, foto: iStock

La mammografia può salvare la vita: gli oncologi lo affermano senza timore di smentita. Giunge da Madrid, dove s’è appena concluso il congresso della società europea di oncologia medica (Esmo), l’appello degli specialisti rivolto alle donne. «Lo screening tra i 50 e i 69 anni ha contribuito in maniera determinante a ridurre la mortalità per tumore al seno nell’ultimo ventennio, con una diminuzione costante e pari quasi al due per cento annuo», afferma Stefania Gori, direttore dell’unità di oncologia medica dell’ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona) e presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom). Il test, nella fascia d’età in questione, è garantito dal Servizio Sanitario Nazionale. Ma nel 2015, a fronte di oltre tremila inviti spediti alle donne italiane, poco più della metà ha aderito. Preoccupa in particolare la differenza fra Nord (63 per cento), Centro (56) e Sud (36) del Paese. Un rischio inutile, quello di non sottoporsi all’esame, che rischia di poter generare delle recriminazioni.

SE LA MAMMOGRAFIA SALVA LA VITA – Nel 2015, snocciolando i dati, il numero di donne invitate a eseguire l’esame è aumentato di quali il 14 per cento rispetto all’anno precedente. E i risultati evidenziano che, grazie a questo test, sono stati identificati più di tredicimila carcinomi. Con una differenza: che se oggi l’87 per cento delle persone colpite da questa malattia nel nostro Paese guarisce – una percentuale superiore alla media europea (81,8 per cento) e anche soltanto nordeuropea (84,7) – se si interviene ai primissimi stadi le guarigioni superano il novanta per cento. «Si tratta di un risultato eccezionale, da ricondurre alle campagne di prevenzione e a trattamenti innovativi sempre più efficaci», prosegue Gori. Lo screening mammografico è dunque alla base del risultato registrato negli ultimi due decenni: durante i quali a un aumento costante e progressivo dell’incidenza è seguito un progressivo calo della mortalità. «Le evidenze scientifiche dimostrano che nelle donne ad alto rischio per importante storia familiare o perché portatrici della mutazione di un particolare gene, Brca 1 o Brca 2, i controlli dovrebbero iniziare a venticinque anni, seguendo protocolli diagnostici ben precisi. Fortunatamente questi sono casi particolari, perché la maggior parte delle diagnosi di tumore del seno entro la quinta decade di vita non è legata a fattori ereditari».

MA ADESSO OCCORRE PRENDERSI CURA DELLE DONNE ANZIANE – Gli oncologi italiani hanno ribadito come per il test, attualmente raccomandato con cadenza biennale alle donne fra i 50 e i 69 anni, debba ora essere valutata l’estensione fino a 74 anni. Un passaggio che finora hanno completato soltanto poche Regioni in Italia, ma che in realtà diventa necessario anche in ragione della maggiore aspettativa di vita. Il rischio, in alternativa, è quello di avere donne ben controllate per un trentennio e poi abbandonate nel corso della terza età, che in molti casi oggi è ben più lunga che in passato. Il problema è di rilevanza non trascurabile. Ogni anno, soltanto in Italia, il tumore al seno colpisce oltre diciassettemila donne di età superiore ai settant’anni. E attualmente lungo la Penisola vivono più di duecentoquarantamila donne anziane alle quali è stata diagnosticata la

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Mammografia: i risultati evidenziano che nel 2015, grazie a questo test, sono stati identificati più di tredicimila carcinomi, foto: iStock

malattia. Il problema diventa ancora più rilevante se si considerano le donne in cui la diagnosi è posta in età più giovanile ma che presentano una ripresa della malattia in età avanzata. Il «sotto-trattamento» è infatti un problema noto che riguarda le donne over 70. Le cause vanno da un non adeguato inquadramento dello stato di salute della paziente a una ridotta rappresentazione della stessa negli studi clinici. «Stiamo assistendo a un invecchiamento progressivo della popolazione – afferma Laura Biganzoli, responsabile del programma di oncologia geriatrica dell’unità operativa di oncologia medica del Nuovo Ospedale di Prato – Istituto Toscano dei Tumori -. In questo contesto, considerando che l’età rappresenta il principale fattore di rischio di tumore al seno e assumendo che l’incidenza di questo tumore continui a rimanere costante, assisteremo a una crescita esponenziale del numero di donne sopra i settant’anni a cui viene diagnosticata la malattia. Due punti fondamentali sono migliorare l’approccio alla paziente anziana e aumentare l’evidenza dei trattamenti».

Twitter @fabioditodaro

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