Wise Society : Nei dipinti la conferma che il tumore al seno esisteva già nel ‘500
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Nei dipinti la conferma che il tumore al seno esisteva già nel ‘500

Uno studio condotto da alcuni ricercatori italiani e pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet rivela che il tumore alla mammella era noto e presente già nel passato.

Fabio Di Todaro
13 marzo 2018
dipinti, tumore al seno, 1500

Nel dipinto “La notte” di Rodolfo del Ghirlandaio è raffigurata una donna con un tumore al seno

Il tumore al seno? Esisteva già nel 1500, se non prima. Il messaggio giunge da una ricostruzione riportata sulle colonne della rivista scientifica «The Lancet Oncology», interessante soprattutto per il percorso compiuto dagli autori dello studio: tra cui gli italiani Raffaella Bianucci (antropologa all’Università di Warwick), Antonio Perciaccante (internista dell’ospedale San Giovanni di Dio di Gorizia) e Donatella Lippi (docente di storia della medicina all’Università di Firenze). I ricercatori hanno ottenuto la conferma attraverso l’analisi di due dipinti rinascimentali: «La Notte» (Michele di Ridolfo del Ghirlandaio) e «L’allegoria della fortezza» (Maso da San Friano). La protagonista del primo dipinto è ritratta con un seno colpito da un tumore maligno: come dimostra anche la progressiva retrazione del capezzolo. Nel secondo caso, invece, la figura femminile è colpita da un tumore al seno che nel frattempo ha determinato anche un linfedema: ovvero un rigonfiamento del braccio dovuto a un’alterazione del sistema linfatico.

ARRIVARE A UNA DIAGNOSI ATTRAVERSO L’ARTE – Le due prove ribadiscono un’evidenza che agli specialisti è nota già da tempo, non però al grande pubblico. «Il cancro è considerato una malattia dei tempi moderni, ma in realtà, non è così – spiega Percacciante, appassionato di iconodiagnostica: la branca che applica la diagnostica medica allo studio delle opere d’arte -. Il nostro studio è la testimonianza che i tumori, in modo particolare il carcinoma della mammella, era noto e presente già nel passato. Una corretta osservazione di un dipinto permette di ottenere informazioni inerenti il decorso di una malattia e di proporre una ipotesi clinica. Sappiamo anche che un approccio chirurgico rivoluzionario alla rimozione delle neoplasie mammarie fosse stato sviluppato già nel Rinascimento, con il primo chirurgo del re di Francia Enrico IV che raccomandava di eseguire la mastectomia con un approccio assolutamente pionieristico, che vedrà però la sua realizzazione solo tre secoli dopo, quando Wiliam Halsted eseguirà nel 1894 la prima operazione di questo genere utilizzando gli anestetici. Interventi tanto complessi non erano ancora possibili nel Rinascimento: ed è per questo che il tumore si manifestava nei suoi vari stadi fino a quello avanzato visibile anche a occhio nudo. La rappresentazione pittorica del tumore maligno del seno sia stata intenzionale, ed è possibile quindi, entro certi limiti, che rifletta una condizione patologica femminile piuttosto comune di quell’epoca».

UN’OCCASIONE PER FARE I CONTI CON LA PROPRIA FRAGILITA’ – Il fatto che due artisti noti in epoca Rinascimentale abbiano deciso di dare risalto al tumore nelle loro opera non è quasi certamente un caso. Mancano dati certi, ma la condizione era diffusa già a quei tempi. D’altra parte, come Pier Carlo Muzzio scriveva già nel 2013 in «Nemsu, il tumore del faraone» (Marsilio, 122 pagine, 15 euro), «il cancro accompagna da sempre il cammino dell’umanità e l’uomo lo ha temuto e combattuto. Siamo di fronte alla malattia più intelligente di tutte e scriverne vuol dire confrontarsi inevitabilmente con le fragilità dell’uomo, con la sua più grande imperfezione di fronte a un Male astuto».

Twitter @fabioditodaro

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