Wise Society : Laura Pirovano, la cacciatrice di giardini: «Parchi urbani più sostenibili»
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Laura Pirovano, la cacciatrice di giardini: «Parchi urbani più sostenibili»

La plant designer racconta la nuova visione degli spazi verdi alle prese con il cambiamento climatico

Rosa Oliveri
16 dicembre 2019

Laura Pirovano, professione “cacciatrice di giardini”. Ha un sapore poetico la definizione che dà di sé la plant designer, blogger di Giardini in viaggio e scrittrice milanese, che, dopo aver rivoluzionato la sua vita da manager, da venti anni lavora nel settore del verde come progettista e consulente editoriale grazie alla riscoperta di una passione legata all’infanzia, quella per il giardino dei nonni nella casa sul lago di Como.

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Quella di Laura Pirovano per i giardini è una vera passione, Foto: Laura Pirovano

«Da sempre appassionata di giardini – racconta la Pirovano -, da 20 anni ne ho fatto una professione frequentando corsi di progettazione e giardinaggio anche in Francia e Gran Bretagna, facendo viaggi lunghi o brevi a tema, alla ricerca di giardini pubblici e privati e parchi di ogni tipo, scoprendo un mondo variegato, dai grandi paesaggi alle piccole realtà, dominate dalla creatività, dalla passione per le piante o per l’architettura del giardino». E così studiando il rapporto arte-natura nei giardini di oggi e in quelli storici, questi ultimi ancora presenti e intatti soprattutto in Giappone e in Cina, è nata la sua ultima opera: Giardini in viaggio. Ritratti di 70 e più giardini, edito dalla Libreria della Natura. «Vuole essere una guida virtuale di viaggio – sottolinea – e presenta oltre 70 giardini, dall’Europa alla Nuova Zelanda, raccontati attraverso filoni tematici, l’arte, le piante, la rilettura storica, il fascino dell’Oriente. Per ognuno la narrazione è per parole e immagini e per ognuno ho messo in luce le caratteristiche alle quali il lettore può ispirarsi per il proprio spazio verde». Il volume comprende anche un ricco repertorio botanico con foto e descrizioni di oltre 300 piante e in coda ci sono gli strumenti di approfondimento, «perché cerco di offrire più informazioni possibili, le mie scoperte, un po’ come faccio da 10 anni con il mio blog. D’altronde proprio da esso il volume prende il titolo».

Ma torniamo alle origini di questa passione. «È nel mio giardino, a Laveno, sul Lago Maggiore che curo ormai da 20 anni – racconta Pirovano – , che è partita la mia esperienza professionale. Cambiando e rifacendo nel tempo le aiuole, il giardino è cresciuto con me: è un giardino a mezz’ombra e qui sperimento l’uso di piante perenni, graminacee, piccoli arbusti; le mie preferite sono le fucsie rustiche, le persicarie, gli ellebori e prima di tutte le ortensiem in particolare Hydrangea serrata, con foglie più piccole e colorazioni autunnali molto belli». Non è un caso, visto che si tratta di una specie originaria delle regioni montuose del Giappone e la nostra “cacciatrice di giardini” confessa una predilezione per i giardini di Kyoto. «Sono molto sobri  e ombrosi come piacciono a me, che adoro l’ombra – spiega –. Lì il prato non esiste, c’è muschio e i giardini sono spazi sempre pieni di suggestioni. Tra questi ci sono quelli secchi, zen, dove il vuoto si riempie di riflessioni; altri sono percorsi nell’armonia e nell’equilibrio, dove ci sono i fiori, ma in essi prevalgono foglie e strutture di piante. E poi, sia in Giappone che in Cina, ce ne sono di storici, antichi, intatti».

I parchi contemporanei sono cambiati molto negli ultimi tempi. «I primi, quelli degli Anni 80 e 90, erano innovativi per l’epoca, ma molto complessi in termini di manutenzione, come il Parc André Citroën a Parigi – osserva -. Per questo oggi si prediligono progetti più naturalistici, semplici, sempre a uso pubblico ma con manutenzioni ridotte». Utilizzando anche in quest’ambito una formula molto di moda: «parchi più sostenibili, dove si lascia alla natura fare il proprio corso, con meno uso di acqua. Accade in Germania. Esempio ne sono i progetti del designer di giardini olandese Piet Oudolf, e anche la Biblioteca degli Alberi di Milano va in questa direzione».

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Foto: Laura Pirovano confessa una predilezione per i giardini di Kyoto. «Sono molto sobri e ombrosi come piacciono a me, che adoro l’ombra – spiega –. Lì il prato non esiste, c’è muschio e i giardini sono spazi sempre pieni di suggestioni. Tra questi ci sono quelli secchi, zen, dove il vuoto si riempie di riflessioni; Foto: Flickr

È stato superato anche il concetto di piante autoctone. «È più importante utilizzare piante adatte al contesto, – specifica. – Che magari siano anche tipiche della regione, ma che siano soprattutto adatte a un ambiente urbano». Non dimenticando la nuova tendenza: «Quella di giardini che siano interessanti in ogni stagione, valorizzandone così degli aspetti, fiori che fioriscono in periodi diversi e anche in inverno, bacche, alberi con cortecce interessanti, giardini che non diano il meglio solo in primavera con azalee e rododendri, come avviene nei classici giardini lacustri». Senza fare il giro del mondo, «per una passeggiata a Milano si può partire dall’ultimo nato, la Biblioteca degli Alberi, un parco contemporaneo nel cuore della città, un progetto molto interessante sotto vari aspetti – consiglia -. E altrettanto lo è il piccolo giardino legato al museo dell’Hangar Bicocca e realizzato da Marco Bay, con la scultura di Melotti tra le graminacee. Due tesori milanesi sono poi sicuramente il Bosco in città e il Parco Nord, aree molto vaste, molto naturali, che da decenni vivono molti sviluppi e sono modelli in Europa. E, poi, ancora, girando per Milano, ci sono tanti angoli nascosti da scoprire». Ma a chi non ha un giardino e deve accontentarsi di un balcone in città, cosa consiglia? «Oggi, Milano, per esempio, è un ambiente dove si possono coltivare piante mediterranee. I cambiamenti climatici hanno generato un clima secco, dove crescono bene e con poca acqua le aromatiche, rosmarino, lavande di ogni tipo, teucrium. Consiglio poi sempre piante che attirino gli insetti utili e le farfalle, e ancora le bacche che piacciono tanto agli uccelli».

 

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