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Psicologia vegetale, le piante sono coscienti di ciò che le circonda

Il libro "La mente delle piante" del professore Umberto Castiello è un trattato sui processi cognitivi dei vegetali. per comprendere come organismi privi di cervello possano adottare strategie di comportamento nei confronti dell'ambiente

Maria Enza Giannetto
29 Settembre 2020

Le piante non hanno un cervello o, meglio, non hanno un sistema nervoso centrale, eppure, in loro è possibile osservare i processi cognitivi (o che assomigliano a quelli che chiamiamo processi cognitivi). Dopo aver letto il libro “La mente delle piante. Introduzione alla psicologia vegetale” (Il mulino, 2019) del professore Umberto Castiello, docente di Psicologia all’Università di Padova, è ineludibile chiedersi “come ciò sia possibile”.

Piante

Foto di Ren Ran / Unsplash

Il libro “La mente delle piante”, un trattato sui processi cognitivi dei vegetali

Il libro presenta un breve trattato di psicologia delle piante, in particolare, un trattato sui processi cognitivi dei vegetali. I capitoli, infatti, sono esattamente gli stessi che si possono trovare in un breve trattato sui processi mentali umani.

«L’idea – spiega Umberto Castiello – nasce dalla curiosità di capire in che modo un sistema privo di cervello sia in grado di utilizzare strategie nella scelta delle soluzioni da adottare per far fronte alle difficoltà dell’ambiente».

Negli ultimi anni, infatti, gli studi hanno rivelato chiaramente come i fenomeni osservati nelle piante, se osservati in animali, farebbero immediatamente concludere che si tratta di organismi dotati di una mente. «Non sono stato certamente il primo a proporre questa idea – continua Castiello – , altri hanno sostenuto che le piante posseggono una mente, che possono essere tristi o allegre, che ascoltano la musica o ascoltano ciò che diciamo loro, ma ho voluto farlo ricorrendo al metodo scientifico, riferendomi, cioè, ai risultati di osservazioni controllate o addirittura di esperimenti. La nostra conoscenza progredisce soltanto attraverso l’applicazione del metodo scientifico che ha delle regole. Le ricerche sui comportamenti delle piante descritte nel mio libro hanno tutte superato il vaglio della valutazione scientifica e, perciò, i loro risultati sono attendibili».

Che cos’è la psicologia vegetale?

Le valutazioni e le considerazioni emerse dalle ricerche sui comportamenti delle piante si inseriscono proprio nell’ambito della psicologia vegetale.

La mente delle piante. Introduzione alla psicologia vegetale (libro)

Foto ibs.it

«La psicologia vegetale – spiega il professore – si riferisce allo studio scientifico del comportamento e dei processi mentali delle piante, con particolare riferimento alla storia filogenetica, al significato adattativo, e allo sviluppo del comportamento. La ricerca in questo campo, quasi totalmente inesplorato, ha lo scopo di stabilire i principi di generalità della cognizione. Vuole proporre modelli di funzionamento alternativi all’idea che per simulare o replicare i meccanismi che permettono un’interazione con l’ambiente si debba fare necessariamente riferimento a un cervello. Se antropomorfizzo il comportamento delle piante, lo faccio solo per questioni di chiarezza espositiva, tenendo bene a mente, che tale terminologia è assegnata a un organismo privo di cervello. A tal proposito nel mio testo sono utilizzati termini quali – “vede”, “annusa”, “sente”, “decide” – pur sapendo che l’esperienza sensoriale delle piante e quella degli animali è qualitativamente diversa pur essendoci una nota di similarità: gli animali e le piante condividono parte del loro patrimonio genetico».

Le piante sono consapevoli di ciò che le circonda

Tutto questo porta ad asserire, praticamente senza dubbi, che se si adotta la definizione di cognizione proposta da Neisser (la cognizione è la capacità di un organismo di percepire i segnali provenienti dall’ambiente circostante, elaborarli e mettere in atto risposte e strategie necessarie alla sua sopravvivenza), le piante sono a tutti gli effetti organismi cognitivi. E sono dunque estremamente consapevoli del mondo che le circonda.

«Le piante – spiega Castiello – distinguono e reagiscono con diverse modalità a differenti tipi di luce (ad esempio rossa, blu, raggi uv etc.) percepiscono i profumi e codificano piccolissime quantità di sostanze chimiche disperse nell’aria così come possono distinguere tra diversi tipi di contatto quando toccate. Inoltre sono consapevoli della gravità come dimostra il fatto che possono modificare la loro crescita affinché i germogli crescano verso l’alto e le radici verso il basso. In aggiunta ricordano eventi del loro passato quali le infestazioni e le intemperie che hanno esperito e alle quali sono state sottoposte così da proteggersi quando questi si ripresenteranno. Le piante, quindi, si comportano in maniera adattiva e flessibile ed evidenziano un comportamento pianificato e mirato a raggiungere un determinato obiettivo. Insomma, posseggono tutte le caratteristiche per essere considerate agenti cognitivi a tutti gli effetti».

Pianta

Foto di Meiying Ng / Unsplash

Psicologia vegetale: la comunicazione tra le piante e con l’ambiente

Scoperte e attestazioni che, a livello generale, possono aprire vari orizzonti di comprensione del mondo vegetale e dell’ambiente.
«Per quanto riguarda la comunicazione vegetale – conclude Castiello – il fatto che le piante ci appaiano silenziose non significa che non comunichino tra di loro e con l’ambiente. Lo fanno sia in superficie attraverso messaggi cifrati di forme, colori, suoni e odori, sia sottoterra attraverso l’apparato radicale e l’associazione simbiotica tra funghi e radici. Un dato interessante è che questa forma di comunicazione chimica sembra essere più efficace tra piante geneticamente simili, per esempio quelle con discendenza diretta, cioè tra individui che hanno in comune la quasi totalità del loro patrimonio genetico».
Comprendere il linguaggio vegetale sarebbe, di sicuro, un grandissimo passo per la scienza.

Alberoin autunno

Foto di PHOUNIUS / Unsplash

Linguaggio vegetale e cambiamenti climatici

«Trovare una stele di Rosetta che ci permettesse l’accesso al ‘linguaggio’ vegetale, ci aiuterebbe a capire come le piante reagiscono ai cambiamenti climatici.  Il rischio è che i cambiamenti climatici che stiamo esperendo possano deteriorare tale mezzo di comunicazione e così destabilizzare l’intero ecosistema. Alcuni segnali potrebbero essere amplificati mentre altri smorzati o addirittura resi impercepibili. In assenza di tale comunicazione le piante potrebbero non essere in grado di rilevare segnali di allarme e diventare più vulnerabili agli insetti o esserne sopraffatte. Al contrario, se l’emissione di questi segnali divenisse più efficiente, certe popolazioni di piante potrebbero essere in grado di difendersi molto meglio dagli insetti che, scoraggiati, potrebbero mettesi alla ricerca di nuove fonti di sostentamento distruggendo altre specie di piante e cambiando così gli equilibri dell’intero ecosistema».

Maria Enza Giannetto

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