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Industria pesante a emissioni zero: in Europa l’obiettivo non è impossibile

Uno studio commissionato dalla European Climate Foundation, spiega come si possa arrivare a centrare l’obiettivo emissioni zero in Europa anche grazie all’economia circolare

Andrea Ballocchi
7 maggio 2019

E’ possibile pensare a un’industria pesante a emissioni zero? Oggi i settori siderurgico, chimico e cementiero sono responsabili del 14% delle emissioni in Europa. Ma se supportati da un quadro politico adatto e con opportuni accorgimenti, possono diventare decisamente più green e contribuire così a centrare gli obiettivi UE a impatto zero entro il 2050, attualmente in discussione negli Stati membri, pur rimanendo competitivi e all’avanguardia.

Secondo lo studio “Industrial Transformation 2050 – Pathways to Net-Zero Emissions from EU Heavy Industry”, tutto questo è realmente possibile, a livello tecnico ed economico. E tra le soluzioni percorribili l’economia circolare ha un ruolo importante.

L’INDUSTRIA PESANTE PIU’ GREEN CON L’ECONOMIA CIRCOLARE – Lo studio, condotto da Material Economics e commissionato dalla European Climate Foundation, segnala come entro il 2050, il 70% dell’acciaio e della plastica potrebbe essere prodotti utilizzando materie prime riciclate. Nel caso della plastica, l’impiego di materie da riciclo potrebbe ridurre sensibilmente la necessità di combustibili fossili per produrne di nuove. Lo studio offre un focus dedicato, calcolando il pieno potenziale di un’economia circolare della plastica in Unione Europea, dimostrando che un riciclaggio più efficace è la chiave di volta per affrontare un percorso che faccia della sostenibilità ambientale un punto di forza. Riciclo, non raccolta: infatti, il problema oggi è che, pur essendo molto elevati i tassi di raccolta, solo il 10% circa del fabbisogno di plastica dell’UE viene soddisfatto attraverso plastiche riciclate, mentre potenzialmente si potrebbe arrivare al 55%. Questa percentuale potrebbe essere riciclata meccanicamente o riutilizzata, mentre un altro 11% potrebbe essere riciclato chimicamente, ossia attraverso la scomposizione della plastica nei suoi componenti chimici base e ricostituendo nuovi polimeri plastici.

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Oltre a questo, le vie percorribili passano da processi produttivi innovativi e sostenibili e da un aumento significativo della produzione di energia rinnovabile. Solo mettendo in atto nuovi processi industriali entro il 2050 si potrebbero ridurre le emissioni tra i 143 e i 241 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 l’anno, secondo il grado di attuazione d’interventi dedicati. Per i casi in cui non tutte le emissioni possono essere eliminate attraverso l’economia circolare e l’elettrificazione, le tecnologie di cattura e sequestro di carbonio (CCS) e di utilizzo (CCU) sarebbero in grado di ridurre le emissioni tra i 45-235 Mt di CO2 annui entro il 2050.

TRANSIZIONE ZERO EMISSION:BENEFICI, COSTI E POLITICHE NECESSARIE – Il raggiungimento della decarbonizzazione dell’industria pesante offrirebbe all’Europa l’opportunità di diventare un riferimento mondiale a questo proposito. Inoltre permetterebbe di ridurre la dipendenza dell’industria europea dalle importazioni di energia a favore delle risorse europee. Gli analisti hanno calcolato questa transizione green non implicherebbe costi pesanti: i prezzi di automobili, case e merci imballate aumenterebbero meno dell’1%. Nel complesso, i costi aggiuntivi per raggiungere l’obiettivo zero emissioni sono stati stimati in 40-50 miliardi di euro, pari allo 0,2% circa del Pil UE previsto entro il 2050.

Tuttavia, affinché le imprese possano investire in un futuro sostenibile, rimanere competitive durante la transizione e restare all’avanguardia hanno bisogno di un quadro politico di sostegno. Per questo motivo, un altro studio pubblicato sempre in questi giorni, intitolato “Towards a Industrial Strategy for a Climate Neutral Europe”, pubblicato dall’Institute for European Studies in collaborazione con l’Università di Bruxelles Vrije propone soluzioni politiche specifiche di cui i responsabili politici dell’UE devono tener conto nel delineare la loro strategia industriale. Le soluzioni politiche suggerite vanno dall’accelerazione del ruolo della ricerca e sviluppo, alla creazione di mercati guida per salvaguardare la competitività dei prodotti a basse emissioni di CO2 e all’aumento degli investimenti, così da promuovere la circular economy.

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