Wise Society : sUNwaste, il forno solare che fonde i rifiuti di plastica
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sUNwaste, il forno solare che fonde i rifiuti di plastica

All'interno del FabLab Scientifico dell’ICTP di Trieste è stato progettato, ideato e realizzato il prototipo in grado di fondere e trasformare gli scarti la plastica in assenza di energia elettrica

Maria Enza Giannetto
24 ottobre 2019

Fondere e trasformare la plastica in assenza di energia elettrica. Si chiama sUNwaste lo speciale forno solare per riciclare plastica; un progetto, ideato e realizzato a Trieste nel FabLab Scientifico dell’ICTP –  laboratorio che fa parte del Centro Internazionale di Fisica Teorica “Abdus Salam” del capoluogo friulano che accoglie scienziati da tutto il mondo, ma è anche aperto alla comunità dei Maker di Trieste – e in particolare da Sara Sossi, tecnica di laboratorio e designer che si è resa conto di quanto fosse, semplice e necessario riutilizzare i tanti scarti di plastica rimanenti dalle lavorazioni con le stampanti 3D.

«Tutto è nato – spiega Sara Sossi – dalla considerazione che dai tanti scarti risultanti dalle stampanti 3d poteva venire fuori davvero nuova materia prima. All’inizio, abbiamo cominciato a pensare a cosa farne sciogliendola e abbiamo utilizzato un fornetto all’interno del FabLab. L’innovazione è arrivata l’estate scorsa quando abbiamo partecipato a un workshop in un’isola piccolissima della Croazia dove c’è stata proposta come tematica proprio la gestione dei rifiuti, visto che si trattava di un posto difficilmente raggiungibile. A quel punto, utilizzando i rifiuti di plastica ritrovati sulla spiaggia, abbiamo messo a punto il forno solare, perché lì la vera sfida era l’assenza di corrente elettrica».

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sUNwaste, lo speciale forno solare per riciclare plastica; un progetto, ideato e realizzato a Trieste nel FabLab Scientifico dell’ICTP, Foto: Ufficio Stampa

Il prototipo, quindi, si basa ora sua lente di Fresnel, oggetto che permette di raccogliere o ingrandire la luce, che viene orientata automaticamente in modo che riesca a scaldare e successivamente a fondere un insieme di rifiuti plastici tritati.

«Ovviamente al momento – spiega Sossi – , il prototipo è in grado di gestire pochi grammi. La plastica viene tritata con tritacarne e la polvere ottenuta viene inserita in un pistoncino che viene scaldato con la lente. La plastica sciolta viene poi passata nello stampino. Al momento, abbiamo creato dei modellini: due di questi rappresentano proprio l’isolotto dove è stato messo a punto il progetto».

Questo “forno” specialissimo in grado di donare nuova vita ai rifiuti in nome di un riutilizzo della plastica che eviti di lasciare nell’ambiente pericolosi residui diventerà ora, subito dopo la presentazione al Maker Faire Rome – the European Edition 2019, un progetto open source che sarà presto disponibile su internet per poter essere utilizzato e implementato da altri.

«Puntiamo moltissimo – conclude la designer – su questo modello di riutilizzo che ha anche la forza dell’indipendenza dalla corrente elettrica».

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