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Architettura hi-tech e sostenibile, l’Italia trionfa

All’edizione 2018 del Solar Decathlon China vince il progetto del team costituito da docenti e studenti di architettura e ingegneria del Politecnico di Torino

Andrea Ballocchi
26 settembre 2018
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Architettura hi-tech: L’abitazione monofamiliare nZEB realizzata dal team  SCUT-PoliTo vincitrice della Solar Decathlon, Foto: Courtesy of Mauro Berta

L’Italia sale sul gradino più alto del podio in una delle competizioni più importanti al mondo per l’architettura hi-tech e sostenibile. L’edizione 2018 del Solar Decathlon China è stata vinta, infatti, dal team SCUT-PoliTo, frutto di una partnership italo-cinese tra il Politecnico di Torino – che ha partecipato con l’infrastruttura della China Room e con il supporto dell’Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione, SiTI – e la South China University of Technology (SCUT) di Guangzhou.

SOLAR DECATHLON, LA FORMULA 1 DELL’ARCHITETTURA – Solar Decathlon è una competizione ai massimi livelli per quanto riguarda l’architettura. È riservata esclusivamente a team universitari, i più blasonati al mondo, che fanno a gara per progettare e realizzare abitazioni di livello quanto più alto, in termini sia di soluzioni progettuali e tecnologiche finalizzate a ottenere le più elevate prestazioni: volendo fare un confronto, le case progettate e costruite stanno all’edilizia come le monoposto di Formula 1 all’automobilismo. Nata nei primi anni Duemila negli Stati Uniti, la gara ha avuto nuovi Paesi ospitanti e tra questi vi è la Cina, la cui edizione di quest’anno ha visto vincere appunto il team italiano. Il progetto del gruppo di docenti e studenti di architettura e ingegneria italo-cinese ha superato le selezioni e poi è riuscito a ottenere il punteggio più alto tra le 22 compagini in gara. Teatro della manifestazione finale la città di Dezhou, nella provincia dello Shandong: le abitazioni sono state insediate in un’area pronta a divenire un quartiere modello.

IL PROGETTO VINCITORE – «L’edificio progettato e realizzato è un’abitazione monofamiliare nZEB, ossia a fabbisogno energetico quasi zero, interamente alimentata da pannelli solari, termici e fotovoltaici, pensata per funzionare anche off grid, ovvero in totale autonomia energetica. Inoltre prevede che la produzione di elettricità sia tale da poter essere anche ceduta alla rete», spiega Mauro Berta, professore del Dipartimento di Architettura e Design al Politecnico di Torino, coordinatore del team italiano. Lo stesso docente racconta da dove è nata l’idea di partecipare al concorso: «da alcuni anni portiamo avanti attività di ricerca teorica e pratica applicata, in collaborazione con la Cina. Con loro dal 2016 abbiamo progettato e ingegnerizzato l’edificio che durante l’estate abbiamo costruito nella sede universitaria dei nostri partner, a Guangzhou, e testato». Dopo averlo smontato e suddiviso in macro blocchi è stato poi trasportato a Dezhou, pronto per la competizione. Il primo test l’hanno fatto gli stessi membri del team, abitando la casa durante il periodo di svolgimento del concorso. È lo stesso architetto e docente a svelarci perché si tratta di una prova di decathlon: «prevede dieci prove nelle quali l’edificio, oltre che funzionare efficacemente nella vita quotidiana, viene testato sotto il profilo del dispendio energetico»: la giuria valuta la casa attraverso prove di vita pratica quotidiana, dal lavaggio del bucato alla preparazione di un pasto. Oltre a questo l’edificio è giudicato in base a vari fattori che spaziano dal grado di innovazione al market appeal (la capacità di incontrare effettivamente i gusti del mercato) fino alla qualità architettonica.

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L’abitazione di architettura hi-tech vincitrice è a fabbisogno energetico quasi zero, interamente alimentata da pannelli solari, termici e fotovoltaici, pensata per funzionare anche off grid e prevede che la produzione di elettricità sia tale da poter essere anche ceduta alla rete, Foto: Courtesy of Mauro Berta

 

FATTORE VINCENTE: LA PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA INTEGRATA – Il progetto del Politecnico di Torino ha vinto «grazie alle valutazione elevate ottenute mediamente in tutte le voci. In particolare, siamo stati giudicati ai vertici assoluti in termini di ingegnerizzazione, innovazione e comfort – segnala Berta – Abbiamo sì utilizzato il meglio che la tecnologia possa offrire allo stato attuale, ma la reale innovazione è stata la progettazione integrata. Ci siamo avvalsi per la messa a punto dell’edificio di una sofisticata modellazione ambientale, sviluppando tutta una serie di modelli prima della costruzione che ci hanno consentito di prevedere aspetti quali il comportamento energetico, illuminotecnico, trasmissivo in modo da curare i dettagli al massimo grado» precisa il docente. Pannelli fotovoltaici double face, domotica per il comando di tutte le funzioni domestiche. «Tutte le soluzioni tecnologiche sono state pensate per un impiego quanto più facile possibile».

 

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