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Sempre di più le donne che optano per il parto in casa

Nel biennio 2014-2016 sono state 600 le gravidanze portate a compimento tra le mura domestiche: strutture pubbliche e private garantiscono questo servizio.

Fabio Di Todaro
21 dicembre 2016
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L’ambiente domestico che è sentito dalla donna come più intimo e confortevole, rispetto a quello ospedaliero. Per questo molte donne optano per il parto in casa, Image by iStock

È una moda che incontra tassi di interesse crescenti, sebbene non all’altezza di quelli che si registrano in altri Paesi (Olanda, Australia, Canada, Gran Bretagna e Nuova Zelanda). Piace sempre di più alle donne italiane l’idea di poter portare a termine una gravidanza tra le quattro mura di casa, senza fare ricorso alla prestazioni dei medici e al ricovero in una struttura ospedaliera. Una pratica che richiama le abitudini di quasi un secolo fa, quando partorire nella propria abitazione era la regola, non l’eccezione. Ma che secondo i medici, ginecologi e neonatologi, il parto in casa non può essere considerato sempre esente da rischi. «Tra le mura domestiche non sono garantite le misure di sicurezza necessarie in caso di problemi che possono subentrare – afferma Mauro Stronati, primario al Policlinico San Matteo di Pavia e presidente della Società Italiana di Neonatologia -. Manca una rete capillare di ambulanze e, quando questa è garantita, bisogna fare i conti con la vicinanza e raggiungibilità delle unità di terapia intensiva neonatale».

IMPOSSIBILE ESCLUDERE GLI IMPREVISTI – Nel biennio 2014-2016 sono state 600 le gravidanze portate a compimento tra le mura domestiche: 134 in più rispetto ai due anni precedenti. Un aumento che gli stessi neonatologi definiscono poco significativo, ma su cui conviene non far calare l’attenzione. Anche perché, sebbene la percentuale sia molto bassa rispetto al totale dei neonati (0,01 per cento), il numero è senza dubbio inferiore a quello reale e approssimativo e non può non tenere conto delle nascite «clandestine» che coinvolgono donne di altre etnie, come i Rom, che tradizionalmente partoriscono presso le proprie dimore. Tra le ragioni che spingono a scegliere il parto in casa, c’è un aspetto che prevale sul resto: l’ambiente domestico è sentito dalla donna come più intimo e confortevole, rispetto a quello ospedaliero. E trattandosi di un evento naturale come la nascita, cresce la pattuglia di donne (soprattutto di ceto sociale medio-alto) che desidera avere da subito un rapporto intimo col proprio figlio. Ma sebbene la maggior parte delle donne sane abbia un parto fisiologico e una gravidanza a termine senza problemi, va sempre considerato il fattore rischio. Anche nelle condizioni ideali non è possibile escludere, con assoluta certezza, la possibilità che si presentino delle complicazioni, che metterebbero a rischio la salute di mamma e bambino e che implicherebbero, nel caso del parto in casa, un necessario ed immediato trasferimento in ospedale, anch’esso di per sé rischioso. Su questo aspetto si focalizzano ginecologi e neonatologi, ogni qual volta viene abbozzata l’ipotesi. Opposta è la visione delle ostetriche, a sostegno del parto domiciliare: sempre effettuato in maniera naturale e senza interventi farmacologici per accelerare il travaglio.

PARTO A CASA: DECISIONE DA ASSUMERE ENTRO LA 25ESIMA SETTIMANA – Molte appartengono a organizzazioni private che, in alcuni casi ricevendo un rimborso dalla Regione, assistono la futura mamma a partire dalle ultime settimane che precedono il parto. Ma esistono anche strutture pubbliche che garantiscono questo servizio. Una di queste è l’ospedale Sant’Anna di Torino. «Se un medico attesta lo stato di gravidanza fisiologica, la mamma può essere seguita in autonomia da noi – afferma Lorella Mantegazza, ostetrica del servizio parto a domicilio, che e porta a compimento all’incirca venti gravidanze ogni anno -. La scelta di partorire a casa può avvenire in qualsiasi momento della gravidanza, purché sia entro la venticinquesima settimana. Nel corso dei mesi si lavora molto sulla prevenzione». Il percorso ha tappe scandite. A partire dalla trentasettesima settimana le ostetriche visitano settimanalmente la gestante a domicilio. Nel corso della quarantunesima si fa un tracciato per verificare il battito cardiaco del feto e valutare i livelli di liquido amniotico. Se il travaglio non arriva, il percorso si completa in ospedale: con l’induzione farmacologica al parto. La procedura è sconsigliata se la mamma è malata (ipertesa, diabetica), se ha avuto complicanze nei parti precedenti, se ha già almeno quattro figli. Sono tre i vantaggi che i sostenitori del parto domiciliare rivendicano: una ridotta medicalizzazione della gravidanza, un rapporto più intimo tra la mamma e il bambino, un’opportunità economica (un parto a domicilio costa al sistema sanitario 800 euro, uno in ospedale anche il triplo). Questa, secondo i neonatologi, viene però meno nel momento in cui si presenta una complicanza che costringe la mamma e il neonato al ricovero.

PRO E CONTRO DELLA SCELTA DI PARTORIRE A CASA – Il tema della sicurezza del parto in casa è stato al centro anche di un recente studio pubblicato sul «New England Journal of Medicine». Un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Oregon – lo Stato americano in cui si registra il tasso più alto di parti in casa: il quattro per cento sul totale – ha valutato l’esito di quasi ottantamila gravidanze portate a termine tra il 2012 e il 2013, dopo aver escluso quei fattori di rischio che possono mettere a repentaglio la vita di una donna durante il parto: come il diabete, l’ipertensione e altre malattie vascolari. Fuori dall’analisi sono rimasti anche i parti gemellari, podalici e prematuri. Due i gruppi valutati: al primo appartenevano donne che avevano deciso di partorire in ospedale, al secondo un campione di future mamme che avevano optato per la soluzione domiciliare. Dall’analisi dei dati è emerso che la mortalità alla nascita entro il primo mese è quasi

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La scelta del parto in casa può avvenire in qualsiasi momento della gravidanza, purché sia entro la venticinquesima settimana e ci si può rivolgere a strutture pubbliche e private, Image by iStock

doppia nei figli delle donne appartenenti al secondo gruppo: 3,9 contro 1,8 casi su mille bambini. Un dato ancora accettabile, ma che necessita di essere integrato con altre evidenze emerse dallo studio. Come un lieve aumento dei casi di convulsioni neonatali tra i bambini nati tra le mura domestiche, un maggiore ricorso alle trasfusioni di sangue, un più basso rischio di andare incontro al parto cesareo (5,3 contro 24,7 per cento dei casi conteggiati in ospedale) o di dover sottoporsi all’induzione del travaglio. Le donne a cui è stato concesso di partorire a casa avevano un migliore stato di salute: non erano diabetiche, ipertese né avevano alle spalle precedenti gravidanze conclusesi con un taglio cesareo. Tutte condizioni propedeutiche alla facoltà di scegliere il luogo dove dare origine al proprio figlio.

Twitter @fabioditodaro

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