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«La bellezza? Tutto è scritto nei nostri geni»

Il genetista Edoardo Boncinelli redarguisce chi ha paura della scienza. E dice: «Prima o poi anche il genoma umano sarà manipolato»

Mariella Caruso/Nabu
9 novembre 2016
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Secondo il genetista Edoardo Boncinelli “La bellezza è nei nostri geni. Ma in sé non è tutto: ci sono donne e uomini che non sono bellissimi, ma possiedono fascino”.

Quanto bellezza e salute dipendono dal patrimonio genetico ereditato e quanto, invece, dalla costruzione estetica secondo un modello accettato dalla società, nel primo caso, e dai corretti comportamenti e dalla prevenzione, nel secondo? Abbiamo rivolto questa domanda a Edoardo Boncinelli, genetista già direttore del laboratorio di Biologia molecolare dello sviluppo presso l’Istituto scientifico universitario San Raffaele e direttore di ricerca presso il Centro per lo studio della farmacologia cellulare e molecolare del CNR di Milano, incontrato da Wisesociety.it in occasione del Glamour Beauty Show 2016. «In tema di bellezza molto dipende dai geni, senza la simmetria dei tratti e del corpo è difficili parlare di bellezza – ammette lo scienziato 75enne che é anche scrittore ed appassionato grecista -. Detto questo ci sono tante forme di bellezza e, pur dipendendo dai geni l’impianto sano di ognuno, se non si cura la propria salute è tutto molto complicato».

Cosa intende quando parla di diverse forma di bellezza?

Che ci sono donne e uomini che non sono bellissimi, ma possiedono fascino. La bellezza in sé non è tutto.

Inoltre i canoni di bellezza sono cambiati nel corso della storia e cambiano anche da un Paese all’altro…

È vero. Io, per esempio, sono nato in Anatolia e mia madre racconta che le donne formose erano molto più apprezzate di quelle magre. Oggi, specialmente in Italia, c’è una predilezione per le donne magre e le formose non sono viste in maniera positiva. Si tratta comunque di oscillazioni temporali. L’importante è essere sani e oggi, più o meno, nel mondo occidentale lo siamo tutti, mentre nel passato non era certamente così.

Anche la magrezza è scritta nei nostri geni?

Nei geni è scritta la predisposizione a restare magri o a ingrassare. Naturalmente poi dipende da quanto si mangia. Un po’ come la comparsa delle rughe che dipende dalla qualità della pelle e da come reagisce all’idratazione. Anche questo è scritto nei geni.

Su genoma e malattie genetiche: a che punto è la ricerca?

Sappiamo tanto e nulla. Rispetto a 30 anni fa sono stati fatti passi avanti enormi, rispetto a quello che ci piacerebbe sapere siamo ancora agli albori. È impossibile dire se conosciamo il 5 o il 30%, perché il futuro ci sorprende sempre. Per esempio non sappiamo ancora il perché noi parliamo e gli scimpanzé con cui abbiamo in comune il 98% dei geni non riescono a farlo.

C’è una scoperta che potrebbe considerarsi la chiave di volta della genetica facendo cambiare il paradigma di tutti gli studi?

Siamo in fase di accumulazione, continuiamo a fare scoperte ma non si vede ancora all’orizzonte quella capace di far cambiare tutti i punti di vista. Il momento è di stanca, ma quella rivoluzionaria magari potrebbe essere la prossima. Sulle malattie genetiche sappiamo ormai tantissimo, purtroppo però ci manca il modo di intervenire. Una cosa è guarire un topolino o una ranocchia, altra è riuscire a guarire un uomo. In ogni caso tra una scoperta e la sua applicazione passano circa 20 anni. Ai frettolosi lo ricordo sempre.

In tutto questo come si pone nei confronti della manipolazione genetica? È lecito averne paura?

La gente ha paura di tutto, ma la paura degli ogm è immotivata. Bisogna tenere il cervello sgombro e la mente aperta. Sono convinto che, prima o poi, succederà che noi modificheremo il nostro genoma e quello sarà un momento topico per l’evoluzione dell’uomo.

Sugli OGM, in realtà, i pareri sono discordi. Ci sono campagne importanti contro l’utilizzo di ciò che é geneticamente modificato.

L’uomo, tutte le volte che può, è imbecille. Lo è in particolare sui temi alimentari, perché l’idea di mettere in bocca qualcosa fa paura. Non é un caso che molti dettami della religione siano divieti alimentari. Ed è cambiato poco con la secolarizzazione perché l’atto di nutrirsi filosoficamente si lega alla paura dell’ignoto.

Un concetto di cui parla nel suo libro “Contro il sacro”?

Sì, le credenze rallentano la scienza, sono la nostra palla al piede. Lo sono anche i vegani, i vegetariani, gli ambientalisti. Non dico che dietro ognuno di questi atteggiamenti non ci sia una base di verità, che però viene portata all’esasperazione.

Quale sarebbe, per lei, il modo saggio di comportarsi davanti a tutto questo?

Bisognerebbe fermarsi, riflettere e farsi domande. Quasi nessuno se ne rende conto, ma è molto più facile farsi trascinare dai discorsi, dagli altri, dai giornali, dalla tv invece di ragionare con la propria testa.

La terra però sembra davvero non farcela più è l’uomo ci ha messo del proprio per arrivare a questo punto, non crede?

Siamo andati un po’ oltre, c’è da preoccuparsi, ma alimentare estremismi serve a poco. E la paura è la peggiore consigliera che ci sia.

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