Wise Society : In Italia il consumo di suolo avanza sempre di più
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In Italia il consumo di suolo avanza sempre di più

In base ai dati dell'Ispra l’Italia nell'ultimo anno ha consumato quasi trenta ettari di suolo al giorno: per un totale di cinquemila ettari di territorio.

Fabio Di Todaro
23 giugno 2017
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Consumo di suolo: ogni anno in Italia il cemento guadagna una fetta consistente di Paese, Image by iStock

La crisi morde alle caviglie. Ma la voglia degli italiani di costruire non si attenuta. Può essere riassunto così l’aggiornamento del rapporto sui consumi di suolo in Italia, presentato dall’Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). Da  novembre 2015 a maggio 2016, nonostante la crisi economica che ne ha rallentato la velocità, l’Italia ha consumato quasi trenta ettari di suolo al giorno: per un totale di cinquemila ettari di territorio. «Come se in pochi mesi avessimo costruito duecentomila villette o realizzato un’autostrada di 2500 chilometri: da Venezia a Mosca», è la metafora utilizzata dagli esperti: efficace per rendere l’idea. Un trend in leggera discesa, ma che non permette di abbassare la guardia. Il consumo di suolo continua inesorabilmente ad aumentare e, soltanto nel 2016, ha spazzato via ventitremila chilometri quadrati di suolo: ovvero la somma delle estensioni della Campania, del Molise e della Puglia.

LE PRINCIPALI CRITICITÀ EMERSE NEL 2016 – Dal rapporto emerge che dagli anni ‘50 al 2016, il consumo di suolo nazionale è passato dal 2,7 al 7,6 per cento: con una crescita pari al 184 per cento. Anche nel 2016 le colate di cemento hanno interessato zone a pericolosità sismica (oggi è ricoperto oltre il 7 per cento nelle aree a pericolosità alta e quasi il 5 per cento  in quelle a pericolosità molto alta), idraulica (oltre 257mila ettari, l’11 per cento del totale del suolo artificiale nazionale) e da frana (circa l’11,8 per cento del totale nazionale), fascia costiera (con un aumento dell’impermeabilizzato nella fascia sotto i 300 metri), aree protette (32.800 ettari di territorio consumato ed un aumento di ulteriori 48 ettari tra il 2015-2016) e parchi nazionali (nell’Arcipelago di La Maddalena e nel Parco nazionale del Circeo). In tutto sono quindici le regioni che hanno perso una percentuale di suolo superiore al 5 per cento: tra queste Lombardia, Veneto (entrambe con oltre il 12 per cento) e Campania (oltre il 10 per cento). Mentre gli incrementi maggiori, in valori assoluti, sono avvenuti in Lombardia (648 ettari di nuove superfici artificiali), Sicilia (585 ettari), e Veneto (563). A livello di province, quella di Monza e Brianza fa registrare la percentuale più alta di consumo di suolo rispetto al territorio amministrato (oltre il 40 per cento): con una crescita ulteriore, tra il 2015 e il 2016, di 22 ettari. Seguono Napoli e Milano (oltre il 30 per cento), Trieste, Varese, Padova e Treviso.

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Lo scorso anno il consumo di suolo in Italia è stato di cinquemila ettari di territorio. «Come se in pochi mesi avessimo costruito duecentomila villette o realizzato un’autostrada di 2500 chilometri: da Venezia a Mosca», è la metafora utilizzata dagli esperti, Foto: Marco Monetti/Flickr

SE LE CASE FINISCONO PER «MANGIARSI» LA CAMPAGNA – Gli ultimi dati mostrano ancora la criticità del consumo di suolo nelle zone periurbane e urbane a bassa densità, in cui si rileva un continuo e significativo incremento delle superfici artificiali: con un aumento della densità abitativa a scapito delle aree agricole e naturali. I dati confermano l’avanzare di fenomeni quali la diffusione, la dispersione, la decentralizzazione urbana da un lato e la densificazione di aree urbane dall’altro, accompagnati da un’intensificazione agricola. Tali processi riguardano soprattutto le aree costiere mediterranee e le aree di pianura. Mentre al contempo, soprattutto in aree marginali, si assiste all’abbandono delle terre e alla frammentazione delle aree naturali. Uno scenario che ha portato Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente, a chiedere «politiche più coerenti in materia di riuso urbano: l’edilizia deve puntare sulla sicurezza, l’estetica e il risparmio energetico».

COSÌ TROPPE COSTRUZIONI IMPOVERISCONO L’AMBIENTE – Il consumo di suolo, oltre ad avere una ricaduta per l’ambiente, ha un costo diretto che ricade sulle spalle dei cittadini. Ogni anno, tra il 2012 e il 2016, i costi dovuti alla perdita di servizi in cambio del consumo di suolo sono ammontati tra i 630 e i 910 milioni di euro. A farne principalmente le spese, secondo gli esperti dell’Ispra, è la produzione agricola. Altre conseguenze rilevanti chiamano in causa l’infiltrazione delle acque e la protezione delle zone soggette a erosione. Ma il consumo di suolo ha un impatto anche su un insieme di altri servizi fondamentali per il nostro benessere: dalla regolazione del clima al miglioramento della qualità dell’aria e delle acque. Fino all’impollinazione. La perdita di questi servizi, secondo gli esperti, si traduce «in un vero e proprio debito ecologico, che continua a crescere ogni anno, con un conseguente costo economico»: ammontante alle cifre certificate.

Twitter @fabioditodaro

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