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In aumento e più resistenti alla crisi, le aziende verdi italiane in cifre

Presentata a Rimini la "Relazione sullo stato della green economy" in Italia. Ronchi: «La parte più dinamica del sistema produttivo italiano»

Mariella Caruso
3 Novembre 2015

Stati Generali della Green Economy 2015Green è bello e redditizio, di dimensione medio-piccola, guidato da ultraquarantenni e, più delle altre, al femminile. Nonostante la crisi di questi anni, infatti, le aziende verdi hanno reagito meglio alla crisi: sono cresciute (il doppio rispetto alle altre) e, settore delle energie rinnovabili a parte, hanno mantenuto stabile o addirittura visto crescere il proprio fatturato e i propri addetti rispetto alle altre. Inoltre sono stati quadruplicati i beni marcati Ecolabel ed Emas.

È un volume di 72 pagine, rigorosamente riciclata, a fotografare l’economia verde di casa nostra nella “Relazione sullo stato della green economy in Italia 2015”. Presentata a Rimini in apertura della quarta edizione degli Stati generali della Green economy, organizzata nell’ambito di Ecomondo, la relazione conferma un dato che in molti hanno già percepito: in Italia le aziende green trainano l’economia e si moltiplicano. A oggi il 42% delle aziende italiane, infatti, hanno un indirizzo green anche se in maniera diversa: sono il 27,5% (in calo rispetto al passato) quelle core-green, ovvero quelle che producono beni e/o servizi di elevata valenza ambientale; il 14,5% sono, invece, go green, quelle che adottano una gestione orientata alla sostenibilità. Il settore in cui le aziende green sono più numerose è quello agricolo (40,6% core green e 15,5% go green), seguito dall’industria (35,4-25,8), dall’edilizia (38,8-12,6) e dal commercio, alberghi e ristorazione (19,5-5,7).

Stati generali della Green Economy low carbon green economy go green energie rinnovabili Edo Ronchi Ecolabel dissesto idrogeologico abitare ecosostenibileRINNOVABILI IN DIFFICOLTA’ – A non essere in linea con il settore sono le rinnovabili, «in forte difficoltà», come ha sottolineato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Secondo i dati di Terna la nuova potenza elettrica installata è crollata da 11.114 Mw nel 2011 a soli 675 Mw nel 2014. I crolli maggiori hanno riguardato il fotovoltaico e l’eolico. Il calo di potenza installata ha avuto implicazioni occupazionali molto negative: i 27.000 posti di lavoro persi nel 2011 potrebbero essere aumentati nel 2014 dato il crollo dei nuovi impianti. «L’Italia con gli Usa è stata citata dall’Ocse come esempio negativo per il calo che è una diretta conseguenza del drastico taglio degli incentivi – ha evidenziato Ronchi -. E anche se l’Italia ha superato la performance media europea e ha già raggiunto il proprio target fissato per il 2020, c’è ancora molta strada da fare per raggiungere un sistema energetico low carbon perché il petrolio col 33,7% e il gas col 33,2% restano ancora le principali fonti primarie».

Image by iStockRICICLO DEI RIFIUTI – Altra tematica strategica è quella del riciclo dei rifiuti. «L’Italia è un paese riciclone con 84 mln di tonnellate di rifiuti riciclati, il 72% di rifiuti speciali. «Ma ancora 9 milioni di ton di rifiuti urbani vanno in discarica», aggiunge però Ronchi mettendo il dito su alcuni problemi. «In Italia spendiamo poco nella ricerca a fini ambientali – ha continuato – mentre nel solo 2014 la spesa per le urgenze causate dal danno per il dissesto idrogeologico è ammontata a 3,5 mld». «Nonostante le difficoltà, però – è la conclusione della presentazione del Rapporto – le imprese green restano la parte più dinamica del sistema produttivo italiano, le uniche in grado di qualificare, rendere consistente e duratura la ripresa anche economica del Paese».

 

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