Wise Society : Urban Bike Messengers
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Urban Bike Messengers

Sono i nuovi corrieri milanesi su due ruote che consegnano la posta a tempo di record, sfidando i più tradizionali pony-express. L'idea è venuta due anni fa a tre soci di Milano che si sono ispirati al modello di altre trafficate capitali europee. Con un occhio al business e l'altro all'ambiente

Sebastiano Guanziroli
13 Settembre 2010

Urban Bike Messengers, ph: Omar SartorPedalano a tutta velocità da un capo all’altro di Milano e consegnano buste e pacchi a tempo di record, seminando con la sola forza delle gambe i pony express tradizionali, bloccati nel traffico. Sono i corrieri-ciclisti di Urban Bike Messengers, un’azienda che andrebbe presa a esempio per raccontare cosa significa, in concreto, green economy: creare ricchezza e posti di lavoro sostituendo (o almeno completando) un servizio di stampo tradizionale con uno nuovo, più sostenibile ed egualmente efficiente. Agli stessi costi, o addirittura a prezzi inferiori.

 

Uno dei tre fondatori di UBM, Roberto Peia, seduto accanto alla sua bici con indosso calzoncini da ciclista e maglietta tecnica, racconta quando è nata l’idea e come si è sviluppata: «Urban Bike Messengers è nata due anni fa. Noi tre soci eravamo in una situazione difficile: io, da giornalista,  ero “a spasso”… il secondo,  neolaureato, era senza lavoro, e il terzo era uno chef stanco della sua professione. Con l’amore per la bici e un occhio al business abbiamo guardato a New York e Berlino, dove gli “eco pony express” esistono da più di trent’anni, e ci siamo detti: perché non a Milano? E’ una città piccola, piatta e non fredda. Le condizioni c’erano tutte, e così siamo partiti». La tempistica è stata sicuramente ottima: sono i primi in Italia a offrire questo servizio, e soprattutto in un momento in cui, dai e dai, la bici sta diventando anche nelle città italiane un mezzo di trasporto al pari degli altri. «Eravamo convinti che fosse il momento buono – prosegue Peia – Ci sono tanti segnali che la bici sta diventando cool, e noi abbiamo fatto da apripista. Dopo due anni ci siamo consolidati, abbiamo una sede, dei dipendenti, e soprattutto 150 clienti fissi tra aziende, studi professionali e privati».

 

Urban Bike Messengers, ph: Omar SartorSe all’inizio, come prevedibile, i primi clienti gravitavano nel mondo dell’”eco”, col tempo UBM ha conquistato anche soggetti tradizionali come grandi aziende e multinazionali, che magari hanno una politica “verde” e possono inserire l’eco-corriere nel bilancio socio-ambientale, o che semplicemente vogliono efficienza nelle consegne. «Le grandi aziende spesso hanno giovani manager che hanno studiato o lavorato all’estero e che quindi hanno già avuto a che fare con i corrieri in bicicletta.  Sanno che oltre a essere eco siamo veloci, e noi dal canto nostro sappiamo che dipendiamo esclusivamente dai risultati che garantiamo. In due anni non abbiamo mai perso una busta, né avuto reclami. Nel centro città siamo i più veloci, e siamo anche stati gli unici a fare  consegne regolari quando la neve ha paralizzato la città».

 

Bicycle Courier, ph:  Pinto/CorbisMa chi sono questi eroici corrieri che sfidando la neve d’inverno e, soprattutto, il traffico milanese di ogni giorno, sfrecciano su una flotta di robustissime bici da corsa con caschetto d’ordinanza e zaino professionale sulle spalle? Pensare ai soli studenti, soprattutto in questo momento storico di crisi economica, non è corretto. Sono ben 600 i candidati che si sono offerti iscrivendosi sul sito di UBM: «Tra questi ci sono sicuramente molti universitari – spiega Peia – ma tantissimi sono i precari, e abbiamo notato un numero crescente di non giovanissimi e disoccupati. I nostri collaboratori vengono retribuiti con formule diverse, a consegna oppure con un fisso. Comunque non è un lavoro facile: Milano non è una città “bike friendly”, non ha praticamente piste ciclabili né rastrelliere, c’è il pavè, i binari dei tram, e un traffico con autisti super stressati. I nostri corrieri rispettano il codice, ma quando la strada è bloccata non puoi far altro che salire sul marciapiede… comunque non abbiamo mai avuto incidenti, se non uno…» e mostra la cicatrice sul mento causata da una “portierata” presa direttamente in faccia.

 

Cosa potrebbe fare Milano per incoraggiare un servizio utile, efficiente e pulito, e far entrare nel mercato altri corrieri concorrenti o convertire una parte di quelli tradizionali? «In termini più generali si potrebbe pensare a una politica delle due ruote che concepisca la bici come un mezzo di trasporto vero e proprio, avere il coraggio di chiudere più strade al traffico veicolare, limitare la velocità ai 30 km orari. Nel settore del delivery, più direttamente, il Comune potrebbe dare il buon esempio facendo consegnare ai corrieri-eco una parte delle 500.000 buste che movimenta ogni anno. Il nostro è anche un servizio alla città, perché la bici è un mezzo ecologico e non violento, e la qualità della vita di tutti avrebbe solo benefici dalla sua diffusione».

 

Segnali positivi arrivano anche da altre città italiane: Roma, Bari e Catania hanno i loro eco-corrieri, e la stessa UBM sta per lanciare un servizio in franchising a Bologna. Le richieste di altre aperture sono numerose, e presto sarà molto più comune l’esperienza di veder sfrecciare per le strade i pony express in bicicletta, segno che anche piccole realtà economiche ed ecologiche possono diffondersi in un Paese auto-centrico come il nostro.

Urban Bike Messengers, ph: Omar Sartor

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