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Circoncisione e terapie: così l’Aids può essere battuto

È questa la fotografia scattata dagli epidemiologi della Johns Hopkins University di Baltimora in uno studio pubblicato sulle colonne del New England Journal of Medicine

Fabio Di Todaro
1 dicembre 2017

Alle nostre latitudini c’è chi – erroneamente – considera l’infezione da Hiv una piaga del passato. Mentre in Africa il problema è ancora d’attualità: sia perché la circolazione del virus è agevolata sia per le ridotte opportunità sanitarie, in termini di prevenzione e di terapie. Arrestare l’epidemia entro il 2030, come si prefigge l’Europa, è una sfida improba. Ma se si vuole provare a vincerla anche nelle realtà in cui è più radicata, i mezzi ci sono e pure noti: la circoncisione (prevenzione) e l’iniezione sul mercato di un maggior quantitativo di antiretrovirali (terapia).

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Studio sull’Aids: i ricercatori della John Hopkins University hanno rilevato analizzando la popolazione di un piccolo villaggio in Uganda un calo del 42 per cento delle nuove infezioni provocate dall’Hiv. La flessione è stata dovuta alla sinergia tra l’erogazione di servizi a scopo preventivo (come la circoncisione maschile, la fornitura di preservativi e la promozione di pratiche sessuali a basso rischio) e terapeutico (fornitura farmaci anti-Hiv a titolo gratuito), Image by iStock

PREVENZIONE E TERAPIA SU LARGA SCALA – È questa la fotografia scattata da un gruppo di epidemiologi della Johns Hopkins University di Baltimora in uno studio pubblicato sulle colonne del «New England Journal of Medicine» in occasione della giornata mondiale contro l’Aids, in programma come ogni anno l’1 dicembre. Gli studiosi hanno analizzato il programma di prevenzione attualmente ancora in vigore nel distretto rurale di Rakai, in Uganda: sulle sponde del lago Vittoria, fu tra i primi a essere colpiti dall’epidemia di Aids negli anni ‘80. La ricerca ha immortalato lo scenario prima, durante e dopo l’inizio del piano: rilevando i dati tra il 2000 e il 2016. In poco più di tre lustri, gli scienziati statunitensi hanno rilevato un calo del 42 per cento delle nuove infezioni provocate dall’Hiv (poco meno di 3500 in Italia nel 2016). La flessione è stata dovuta alla sinergia tra l’erogazione di servizi a scopo preventivo (come la circoncisione maschile, la fornitura di preservativi e la promozione di pratiche sessuali a basso rischio) e terapeutico (fornitura farmaci anti-Hiv a titolo gratuito). Misura note per ridurre l’incidenza dell’infezione a livello individuale, ma il cui impatto non era mai stato rilevato per un arco di tempo così lungo e in una comunità così popolosa: poco più di cinquecentomila gli abitanti di Rakai.

AIDS: L’OBIETTIVO E’ SCONFIGGERLA ENTRO IL 2030 – I ricercatori hanno rilevato come la percentuale di uomini circoncisi sia quasi quadruplicata tra il 1999 e il 2016: dal 19 al 59 per cento. Mentre l’uso della terapia antiretrovirale tra le persone infette è aumentato di oltre cinque volte: dal 12 al 69 per centro, tra il 2006 e il 2016. Al contempo la quota di persone infette che hanno visto scendere quasi fino allo zero la concentrazione dell’Hiv nel loro sangue è passata dal 42 al 75 per cento. Una diminuzione dell’incidenza dell’infezione è stata osservata sia tra le donne sia tra gli uomini, sebbene il calo più robusto sia stato registrato in quest’ultima categoria. Una differenza che, per dirla con Mary Kate Grabowski, docente di patologia alla Johns Hopkins University, «potrebbe essere un effetto diretto della circoncisione», che alle nostre latitudini non è mai indicata a scopo preventivo, ma che nelle realtà in cui virus e batteri a trasmissione sessuale circolano maggiormente e dove le condizioni igienico-sanitarie sono deficitarie è un validissimo metodo di prevenzione. A ciò occorre aggiungere che le donne in terapia antiretrovirale hanno minori probabilità di trasmettere l’infezione ai propri partner. La ricerca conferma che più servizi di prevenzione sono forniti, maggiore è la riduzione dei tassi delle nuove infezioni. Un discorso valido a tutte le latitudini, che lascia una sensazione di moderato ottimismo. Forse non entro il 2030, come si prefigge l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma l’Aids può essere messa alle spalle: in maniera ubiquitaria. Anche in Africa, da dove tutto ebbe inizio.

Twitter @fabioditodaro

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