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Xylella fastidiosa, batterio killer che attacca gli ulivi della Puglia

Intanto, dopo l’abbattimento di mille piante secolari, politica, magistratura, agricoltori sono sempre più divisi sulle azioni da intraprendere

Fabio Di Todaro
12 gennaio 2016

Xylella fastidiosa - Image by iStockC’è un aspetto su cui sembrano essere tutti d’accordo: magistrati, consulenti incaricati dalla procura, ricercatori e agricoltori. La xylella fastidiosa esiste, da oltre due anni sta colpendo gli ulivi della Puglia e ha provocato l’abbattimento di oltre mille piante di ulivo. Tutto il resto, invece, è al centro del conflitto in essere tra chi ha il dover di controllare (la magistratura) e chi di approfondire cause e rimedi dell’epidemia (la comunità scientifica). Dallo stop tassativo agli abbattimenti, ai timori del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano; dalle diverse ipotesi di arrivo in Puglia del batterio, al rischio di sanzioni da parte dell’Unione Europea. La situazione è in fieri e al momento è impossibile azzardare una possibile soluzione al caso ambientale che sta agitando un’intera regione.

FOCUS SULLE ORIGINI DEL PROBLEMA – La xylella fastidiosa è un batterio, noto e diffuso soprattutto nel Nord America, che da due anni “risiede” stabilmente nel Salento, dove sta mettendo a rischio la sopravvivenza della coltura degli ulivi, che proprio nella Puglia hanno i primi produttori italiani. Il batterio è responsabile di una malattia che porta al disseccamento degli ulivi, contenibile e arginabile – sostengono gli esperti, supportati anche dai diversi pareri giunti da Bruxelles – soltanto attraverso l’abbattimento delle specie infette. Il danno potenziale non è legato alla qualità dell’olio di oliva, bensì alla quantità che ogni specie è in grado di produrne. Dunque nessun rischio per i consumatori, ma diversi invece per tutti coloro che del prezioso condimento, nel tacco dell’Italia, ne hanno fatto una fonte di sostentamento. Gli agricoltori, finora, si sono sempre opposti all’ipotesi degli abbattimenti: «Non è così che si viene fuori da questa situazione di crisi, bensì agendo sui vettori del batterio», che sono poi le sputachine e le cicaline, insetti che si nutrono di linfa grezza e risultano portatori della malattia. Il trasferimento della xylella può avvenire tra piante a breve distanza o, eventualmente, durante la movimentazione commerciale dei vegetali: un aspetto, quest’ultimo, che viene considerato motivo di preoccupazione.

Olive - iStockGLI ULTIMI SVILUPPI GIUDIZIARI – Per mesi s’è vissuto sui botta e risposta tra gli agricoltori e i movimenti ambientalisti locali e Giuseppe Silletti, il comandante regionale del Corpo Forestale nominato commissario straordinario dall’ex governatore Nichi Vendola per gestire l’emergenza. Silletti ha elaborato due piani per fronteggiare l’avanzata della xylella. Il primo, respinto dal Tar del Lazio su richiesta degli agricoltori, prevedeva lo sradicamento degli ulivi infetti e l’utilizzo di pesticidi per annientare il batterio, anche sulle specie coltivate secondo l’approccio biologico (che riduce al minimo l’impiego dei pesticidi). Al secondo, non di molto differente, s’aggiungeva la possibilità di risarcire (con indennizzi da 200 a 600 euro) i coltivatori in possesso di alberi infetti che avrebbero deciso di propria sponte per l’abbattimento. Ma anche questo piano, in realtà, non è stato tradotto in pratica. Un’inchiesta coordinata dalla procura di Lecce ha infatti disposto il sequestro preventivo degli ulivi da abbattere, il blocco del piano Silletti (costretto poi a dimettersi) e l’invio di dieci avvisi di garanzia a ricercatori e amministratori. La magistratura, in sostanza, ha dimostrato di dare credito al fronte ampio di coloro che da mesi si oppongono alla strategia degli abbattimenti. «Perché l’Europa è stata tratta in inganno dalle istituzioni regionali e non è che se uno ha l’influenza deve per forza tagliarsi le gambe», ha dichiarato il capo della procura salentina, Cataldo Motta.

LE REAZIONI DELLA COMUNITA’ SCIENTIFICA – Così, a ridosso di Natale, il caso-xylella è diventato l’ultimo di una serie di conflitti tra la comunità scientifica e la società civile. Gli scienziati non hanno accettato di essere attaccati dalla magistratura, soprattutto nel merito di una vicenda complessa e che ha messo per la prima volta l’Italia al cospetto di un simile problema. La Società Italiana di Patologia Vegetale (guidata da Giovanni Vannacci, Università di Pisa) e la Società Entomologica Italiana (presieduta da Francesco Pennacchio, Università Federico II di Napoli) hanno spiegato che «non si è a conoscenza di nuove evidenze sperimentali, validate dalla comunità scientifica, tali da modificare le linee guida per la gestione dell’epidemia provocata da Image by iStockxylella fastidiosa». A preoccupare gli scienziati, oltre all’attuale impossibilità di contenere l’epidemia, è la reazione che potrebbe avere l’Unione Europea – che nei mesi scorsi ha già inviato due volte i suoi ispettori nel Salento – al cospetto dell’immobilismo italiano. «Chi risarcirà gli eventuali altri agricoltori che vedranno i propri ulivi colpiti dalla xylella?», si chiede Vannacci, ordinario di patologia vegetale. Dal momento che nella direttiva 29 del 2000 in cui sono descritte le misure di protezione contro i patogeni vegetali si dice che «ciascuno Stato membro adotta tutte le misure necessarie per l’eradicazione o, ove non sia possibile, il contenimento degli organismi nocivi in questione, al fine di prevenire i rischi di diffusione dell’organismo nocivo», il rischio è che di fronte a un Paese che volutamente non prova a contenere la diffusione della xylella si possa aprire una procedura di infrazione, con l’eventualità (tutt’altro che remota) che l’eventuale sanzione ricada sull’intera popolazione.

Twitter @fabioditodaro

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