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Xylella, è emergenza: cos’è e perché colpisce i nostri ulivi

Da 7 anni il patogeno batterico che ha attaccato gli alberi secolari della Puglia sta devastando un grande patrimonio italiano. E mentre si studiano armi fitosanitarie, protocolli e soluzioni innovative, al momento l'unica cura possibile resta il contenimento

Maria Enza Giannetto
22 Ottobre 2020

Disseccamenti estesi della chioma e imbrunimenti interni del legno. Le piante di ulivo colpite dalla Xylella fastidiosa si presentano proprio così. È una vera e propria emergenza fitosanitaria quella causata dalla Xylella fastidiosa, patogeno batterico delle piante, trasmesso da insetti vettori e associato a malattie gravi che interessano un’estesa varietà di piante e che in Italia, in Puglia, sta facendo strage di alberi secolari.

ulivo e xylella fastidiosa

Foto di Valter Cirillo da Pixabay

Che cos’è Xylella fastidiosa

Xylella fastidiosa è un batterio fitopatogeno che può attaccare vari tipi di piante tra cui la vite, il pesco, il mandorlo, gli agrumi, l’oleandro e, appunto, l’ulivo. Il batterio colonizza lo xilema delle piante ospiti (che secondo gli studi sono più di 150 specie) soprattutto in ambienti dove la temperatura è più favorevole, ovvero con valori tra 25 e 32°. Una volta attaccata la pianta, il batterio si moltiplica – sia verso il basso sia verso l’altro – nei vasi xilematici della pianta ospite ostruendoli.

La diffusione avviene in modo piuttosto semplice sia attraverso materiale di propagazione, con piante intere o con innesti, oppure tramite gli insetti che si nutrono della linfa xilematica.

E se sulle lunghe distanze, la diffusione avviene attraverso materiale di propagazione o materiale vivaistico infetto, sulle brevi a giocare un ruolo importantissimo sono proprio gli insetti vettori, in particolare le cicaline (in Puglia il vettore più importante di Xylella fastidiosa sarebbe Philaenus spumarius ovvero la sputacchina).

Uliveto

Foto di Ulrike Leone da Pixabay

Le tipologie del batterio Xylella

Nel mondo, sono riconosciute quattro sub specie del batterio, in grado di attaccare un numero elevato di ospiti:

  1. Xylella fastidiosa sub specie fastidiosa (America settentrionale e centrale, Taiwan: vite, agrumi, caffè, mandorlo e altre specie di Prunus);
  2. Xylella sub specie multiplex (USA, Brasile: mandorlo e altre specie di Prunus, quercia, olivo, oleandro, olmo);
  3. Xylella subspecie sandyi (USA: oleandro);
  4. Xylella subspecie pauca (America centrale e meridionale: agrumi e caffè).

Le ricerche hanno dimostrato che il ceppo rinvenuto in Italia appartiene alla subspecie pauca dai cui altri ceppi è però distinto geneticamente. Per questo motivo viene indicato con il nome  Xylella fastidiosa subspecies pauca, ceppo CoDiRO – Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo.

Le regole comunitarie e nazionali contro l’epidemia

In ambito europeo, Xylella fastidiosa viene considerata un organismo da quarantena, la cui comparsa deve essere obbligatoriamente segnalata alle autorità di competenza. Le piante ospiti di Xylella fastidiosa devono essere accompagnate da un passaporto delle piante durante i loro spostamenti e i produttori devono essere autorizzati dal Servizio fitosanitario competente al rilascio del passaporto delle piante CE e pertanto anche iscritti nel  Registro Ufficiale Produttori (RUP).

Sono, invece, escluse dall’obbligo di passaporto le piante che vengono consegnate all’utente finale. In seguito al rinvenimento di piante infestate, a livello europeo sono state istituite zone delimitate in Puglia, in Corsica e Provence-Alpes-Côte d’Azur (Francia), alle Isole Baleari e nella Comunità Valenciana (Spagna) nonché in Sassonia e Turingia (Germania). Al momento, il territorio italiano con l’eccezione di alcune zone delimitate della Puglia, è riconosciuto con Decreto Ministeriale 18/02/2016 area indenne da Xylella fastidiosa.

La normativa di riferimento in Italia

Ad oggi, la normativa nazionale vigente si ritrova, in parte, nel decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali 13 febbraio 2018, che definisce il quadro delle misure fitosanitarie da adottare per prevenire e contenere la diffusione del batterio, recepisce le disposizioni introdotte dalla decisione di esecuzione (UE) 2017/2352 della Commissione europea e approva il Piano nazionale di emergenza.

In Italia, la XIII Commissione Agricoltura della Camera ha concluso, il 21 febbraio 2019, un’indagine conoscitiva sul fenomeno legato al diffondersi del batterio  approvando il documento conclusivo. Dal documento risulta che la presenza del batterio richiede, infatti, interventi di contenimento, visto che sembra impossibile, al momento, un’eradicazione totale. La Xylella fastidiosa deve, quindi, essere eradicata dove è possibile e contenuta laddove l’eradicazione non sia più attuabile.

Nel documento si leggono anche le azioni da adottare: dal piano di comunicazione concordato con tutti i soggetti istituzionali al monitoraggio, fino alla lotta ai vettori prediligendo misure fitosanitarie di natura agronomica e fitoiatrica a basso impatto ambientale.

Olive su albero

Foto di davidperrot34 da Pixabay

La comparsa e la diffusione di Xylella fastidiosa in Puglia

Nell’estate del 2013, nella zona a sud di Gallipoli in provincia di Lecce, furono segnalati vari casi di disseccamento di piante di olivo. In seguito delle ricerche del Servizio Fitosanitario della Puglia con il supporto dell’Università degli Studi di Bari e del CNR furono individuati gli agenti parassitari che costituiscono il cosiddetto “Complesso del disseccamento rapido dell’olivo” (il batterio fitopatogeno da quarantena Xylella fastidiosa; il lepidottero Zeuzera pyrina o Rodilegno giallo ed alcuni miceti lignicoli vascolari). Seguirono subito una serie di azioni comunitarie, nazionali e regionali per poter eradicare il focolaio pugliese e contenere la diffusione.

Riconoscendo che il parassita è difficilmente contrastabile, si è quindi stabilito di individuare la zona infetta iniziale (circa 8000 unità) per poi definire due aree di confine denominate cuscinetto e di contenimento dove concentrare gli interventi per contrastare la diffusione. Purtroppo, ad oggi, tutte le misure non hanno funzionato e lo dimostra il fatto che il focolaio del batterio si è diffuso velocemente, sconfinando dalla sua zona di origine. 

Ad oggi, infatti, l‘epidemia di Xylella continua a fare danni ingenti. Secondo i dati della Coldiretti, l’epidemia di Xylella dal 2013 ad oggi ha colpito 8mila chilometri quadrati, con un danno stimabile di 1,6 miliardi euro. Le ultime notizie sulla Xylella in Puglia parlano di 136 nuove piante infette anche nella Piana degli Ulivi Monumentali dove è scomparso per sempre un terzo degli storici esemplari, privando l’Italia di un patrimonio di inestimabile valore sul piano storico, ambientale, economico ma anche occupazionale.

La cura di Xylella fastidiosa tra contenimento e ricerca

La lotta contro la Xylella si combatte a partire dalla limitazione dell’insediamento dell’agente patogeno. Quando si verifica la presenza del batterio, le piante devono essere immediatamente estirpate e distrutte. Un’ulteriore misura passa dall’eliminazione degli insetti vettori come la sputacchina.
Di fatto, per limitare la diffusione di Xylella è stato necessario riprendere pratiche agricole antiche come la trinciatura, l’erpicatura e la potatura.
Ci sono comunque vari studi, esperimenti e ricerche da parte della comunità scientifica e dalle menti di tanti imprenditori che operano per trovare una soluzione contro Xylella.

Albero non colpito da xylella

Foto di Frank Albrecht / Unsplash

Una cura accertata contro la Xylella è il freddo, con temperature più basse, infatti, la Xylella non attecchisce e non si diffonde. Proprio a partire da questo principio, la start up Sanitrix, nel 2017, ha iniziato a sperimentare il sistema attraverso il quale sottoporre gli alberi d’ulivo a una sorta di “stress termico”, per poi verificare se il batterio fosse riuscito a resistere. Il sistema brevettato, denominato “Sanisystem”, attraverso una maxi campana che ingloba l’albero, consente di far scendere la temperatura circostante fino a -78,5 gradi e la temperatura interna all’albero a -5 gradi.

Da più parti, la comunità scientifica parla, invece, di una convivenza con il patogeno, riducendo la sua popolazione nelle piante a un punto tale che venga ugualmente consentita la produzione. Una soluzione supportata anche da Coldiretti che, in questi mesi, ha sottolineato come “Se non esistono cure per salvare gli ulivi infetti da Xylella, unica strada è la convivenza con il batterio attraverso la pratica dell’innesto con varietà resistenti per salvaguardare almeno gli ulivi millenari”. Si tratta di un protocollo supportato da dati empirici, rilevati dopo anni di sperimentazione che hanno consentito di individuare cultivar capaci di reggere gli attacchi della malattia.

E infine, c’è chi mette in campo le nanotecnologie. Il professore Giuseppe Ciccarella, del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali dell’Università del Salento, sta cercando di mettere a punto un trattamento endoterapico attraverso le nanoparticelle ingegnerizzate che possono rilasciare nel tempo un principio attivo fitoterapico all’interno delle piante colpite. Si tratta di un trattamento fitoterapico che può proteggere efficacemente la pianta colpita nel periodo a rischio.

Maria Enza Giannetto

 

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