Wise Society : Un Oceano di plastica
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Un Oceano di plastica

In un libro il navigatore e ambientalista Charles Moore racconta la sua scoperta di una immensa isola di rifiuti galleggiante. Un'occasione per scoprire che viviamo nella plastica, i rischi che corriamo, come tornare indietro

Francesca Tozzi
18 gennaio 2013

sostenibilità ambientale shopper rifiuti plastica oceano di plastica mare Charles Moore Cassandra Phillips ambiente marinoChi va in barca a vela di solito ama il mare più della terraferma perché vi trova un senso di libertà e purezza che pare perduto nelle grandi città delle macchine inquinanti e dell’alienazione umana. Un mondo incontaminato da attraversare senza una meta, solo per godersi il viaggio. Ma se nel corso di questo viaggio ci si imbatte in una vera e propria isola di rifiuti galleggiante nell’Oceano? È successo a Charles Moore nel 1997 mentre veleggiava con il suo catamarano. Ed è un bene che sia successo a lui: Moore, grande navigatore, ambientalista, fondatore della Algalita Marine Research Foundation per la protezione e il ripristino dell’ambiente marino, ne ha subito denunciato con degli articoli e ora con un libro l’esistenza agli enti preposti alla salvaguardia dell’ambiente, alle accademie scientifiche, al mondo intero. Per farlo è dovuto ritornare più volte in loco e raccogliere quante più evidenze scientifiche possibili perché la sua denuncia fosse presa seriamente.

Questa isola fluttuante, chiamata Great Pacific Garbage Patch, è fatta di rifiuti plastici, alcuni integri, altri ridotti a “zuppa” per l’azione dei raggi uv e dei processi chimici; insomma, ridotti a molecole, ma molecole sintetiche. E intorno a questo pezzo di “oceano di plastica” nuotano e vivono pesci, che si nutrono di quella zuppa di plastica, che a loro volta vengono mangiati da altri pesci… Gli effetti sulla catena alimentare marina sono devastanti.

Nel libro “L’oceano di Plastica, la lotta per salvare il mare dai rifiuti della nostra società” scritto a quattro mani con Cassandra Phillips, Moore ci racconta la sua incredibile scoperta e svela con mano felice la vita segreta e le nascoste proprietà della plastica. Dai cartocci del latte alle molecole di polimeri, piccole abbastanza da penetrare la pelle umana o da essere inavvertitamente inalate, la plastica è sospettata di contribuire a una serie di malattie gravi tra cui infertilità, autismo, disfunzione della tiroide e alcune forme di cancro.

 Un libro che ci invita a ripensare radicalmente la nostra civiltà della plastica, e non solo in termini di riciclo. Perché a farne le spese è un mare troppo spesso ridotto a pattumiera dove, per esempio, le tartarughe mangiano gli shopper scambiandoli per meduse e queste ultime proliferano a volontà. Edito da Feltrinelli, è una lettura interessante che mischia avventura e scienza e indica la strada per una possibile inversione di tendenza. Gli ultimi due capitoli si intitolano, non a caso, “Come cancellare le tracce della plastica” e “Basta!” Charles Moore non è nuovo alla scrittura. I suoi articoli sono ospitati dalle più grandi riviste scientifiche, politiche e di attualità, e con alcuni dei suoi pezzi (relativi all’oceano di plastica) ha vinto il Pulitzer Prize nel 2007. Cassandra Phillips ha lavorato come reporter per un quotidiano, story editor per un produttore di film indipendente ed è proprietaria di un allevamento di orchidee in California e nelle Hawaii.

Il contenuto dello stomaco di un albatro di Laysan. Atollo di Kure, 2002. (CynthiaVanderlip, AMRF)

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