Wise Society : In un comune tarantino vietato lanciare palloncini
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In un comune tarantino vietato lanciare palloncini

Il Comune di Maruggio, in provincia di Taranto, è stato il primo in Italia a bandire i palloncini di gomma e a sposare il progetto «Clean Sea Life» per salvaguardare gli animali marini

Fabio Di Todaro
6 settembre 2017
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I promotori della campagna Clean Sea Life sostengono che i palloncini in mare assumono la stessa forma di meduse o calamari e possono essere scambiati per cibo dagli animali marini, Image by iStock

Vietare il lancio dei palloncini in gomma per tutelare e salvaguardare gli abitanti del mare. Il Comune di Maruggio, in provincia di Taranto, è stato il primo in Italia a sposare il progetto «Clean Sea Life». È toccato al primo cittadino del Comune messapico, Alfredo Longo, emettere un’ordinanza con cui si vieta il lancio dei palloncini. Tutto questo perché «fra i rifiuti che si trovano più frequentemente sulle spiagge italiane, vi sono proprio i frammenti dei palloncini in plastica o in gomma», rendono noto gli attivisti dell’associazione. «Seguendo il nostro invito, il Comune di Maruggio ne ha vietato il lancio, prevenendo così la loro ricaduta nell’ambiente e nel mare. Con tutto vantaggio degli animali marini: dalle tartarughe ai capodogli, sono moltissimi gli animali che ingeriscono i frammenti dei palloncini scoppiati e precipitati in mare». Nell’ordinanza firmata dal sindaco del Comune pugliese, si legge che, «a seguito di numerose indagini autoptiche, è emerso che vi è una lunga lista di organismi nel cui stomaco sono stati trovati i palloncini: tartarughe, delfini, capodogli». Il documento parla chiaro e vieta l’utilizzo dei nastri colorati e palloncini in gomma o materiale similare e riempiti con gas più leggeri dell’aria, senza qualsiasi apposizione di un oggetto di peso sufficiente per contrastare la capacità di sollevamento, ciò al fine di evitare che i palloncini sollevati in aria ricadano poi sulla superficie marina in forma di rifiuto e vengano ingeriti dagli animali marini causandone la morte.

«CLEAN SEA LIFE»: DI COSA SI TRATTA? – Tutto ciò perché ogni palloncino lacerato che galleggia in mare, assume la stessa forma e sembianza di una medusa o di un calamaro. «Animali che rappresentano i cibi preferiti delle tartarughe marine», spiegano i promotori della campagna di sensibilizzazione per la salvaguardia dell’ambiente: da promuovere attraverso la partecipazione attiva di volontari, ma anche di turisti, operatori dell’accoglienza e pescatori. È anche per questo motivo che Maruggio ha scelto di sposare la causa in piena estate, in un periodo in cui le spiagge sono state prese d’assalto anche da molti turisti. Per i prossimi quattro anni, «Clean Sea Life» coinvolgerà gli amanti del mare in una campagna straordinaria di pulizia di costi e fondali d’Italia. Con il supporto dell’Unione Europea, si cercherà di accrescere l’attenzione del pubblico sui rifiuti marini e promuoverne l’impegno attivo e costante per l’ambiente. Circoli, scuole e associazioni saranno invitati ad «adottare» il proprio tratto di costa o fondale, a effettuare raccolte di rifiuti marini ogni anno e a mantenere pulito il mare con semplici accortezze: ad esempio prendendo l’abitudine di recuperare in ogni escursione un rifiuto galleggiante, spiaggiato o affondato, oppure evitando di gettare i mozziconi di sigaretta in spiaggia o in acqua. La campagna di sensibilizzazione mira sia a un obiettivo immediato e concreto – l’eliminazione di rifiuti da spiagge e fondali – sia, più a lungo termine, a indurre gli utenti del mare a impegnarsi attivamente nella protezione del mare nel corso delle proprie attività. Capofila del progetto, che si concluderà nel 2021, è il Parco Nazionale dell’Asinara che sarà supportato nelle iniziative dal consorzio universitario Consima, dalle associazioni «Legambiente», «Fondazione Cetacea», «Medsharks» e dalla rete di porti e marine «MPNetwork». Il progetto è co-finanziato dalla comunità europea tramite il programma «Life».

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il Comune di Maruggio in provincia di Taranto è stato il primo in Italia a sposare il progetto «Clean Sea Life» emettendo un’ordinanza con cui si vieta il lancio dei palloncini, Foto: iStock

ATTIVITA’ IN TUTTA ITALIA – Le attività si svolgeranno lungo tutte le coste della penisola, mentre le operazioni di pulizia con la reti a strascico si concentreranno in quattro porti: Porto Torres, Cesenatico, Ancona e Manfredonia, dove verranno creati dei punti di sbarco e smaltimento. L’obiettivo è di coinvolgere almeno trecentomila persone, di cui ventimila aderiranno al progetto: fra essi, almeno seicento fra istruttori subacquei e insegnanti delle scuole. Saranno almeno un migliaio le operazioni di pulizia di spiagge e fondali effettuate durante l’intera campagna. Scuole e associazioni di tutte le discipline legate al mare che aderiranno al progetto, introdurranno nei loro percorsi educativi il riferimento ai rifiuti marini: così da assicurare in futuro la sensibilizzazione di tutti i nuovi subacquei, pescatori e velisti. Almeno quaranta circoli e centri subacquei organizzeranno una giornata di pulizia l’anno e si impegneranno a mantenere puliti i siti di immersione recuperando costantemente gli oggetti dal fondo. Due (o più) agenzie didattiche e cinquecento istruttori promuoveranno le attività nei corsi rispettivi. Almeno quaranta circoli di pesca ricreativa organizzeranno una giornata di pulizia straordinaria e si impegneranno nella pulizia delle spiagge prima e dopo le competizioni. Idem dicasi per altrettanti circoli nautici, chiamati a organizzare una giornata di pulizia straordinaria e regate «pulite». Saranno centoventi le battute di pesca a caccia di…rifiuti che saranno organizzate a partire dai porti di Porto Torres, Ancona, Cesenatico e Manfredonia. Agli stabilimenti balneari aderenti si richiede di intensificare le operazioni di pulizia e incrementare i punti di raccolta: in modo particolare per i mozziconi di sigaretta. Una mostra fotografica e di oggetti raccolti in spiaggia verrà esposta infine in almeno una dozzina di musei e acquari in tutta Italia.

Twitter @fabioditodaro

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