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Il Wwf e i cittadini contro il degrado del territtorio

Case abbandonate e pericolanti, terreni incolti, aree di scavo ed ex cantieri che rischiano di trasformarsi in discariche inquinanti: l'Italia è piena di aree che possono essere segnalate e recuperate grazie alla Campagna “RiutilizziAMO l’Italia”

Francesca Tozzi
9 novembre 2012

Foto di nicoletta_bi/flickr La precarietà in Italia non riguarda solo il mondo del lavoro ma anche il territorio e le sue strutture, due elementi non sempre in grado di convivere come la cronaca ci dimostra ciclicamente. Il nostro Paese ospita un patrimonio edilizio abbandonato e spesso pericolante, terreni incolti e degradati, aree di scavo ed ex cantieri che rischiano di trasformarsi in discariche e depositi che potrebbero inquinare il suolo, contribuendo al degrado del territorio e dell’ambiente. Eppure proprio queste aree, secondo le previsioni urbanistiche, sono al centro di nuovi progetti di case, infrastrutture, centri commerciali in netto contrasto con la forte domanda da parte di cittadini e associazioni di un loro ri-utilizzo sociale e ambientale.

Le principali tipologie di aree segnalateQuesta è la fotografia scattata dal WWF Italia sulla base delle circa 250 segnalazioni finora raccolte on-line per la Campagna “RiutilizziAMO l’Italia”, un’iniziativa che parte dal basso perché vuole coinvolge gli esperti (urbanisti, architetti, geologi, studenti universitari) così come i cittadini comuni nell’operazione di salvaguardia del territorio. Tutti possono partecipare: basta segnalare entro il prossimo 30 novembre le aree dismesse o degradate indicando anche proposte, programmi e progetti per la loro riqualificazione attraverso la scheda di censimento su www.wwf.it/riutilizziamolitalia.

Un’iniziativa che servirà così ad individuare alternative concrete alla nuova edificazione: il WWF Italia ha infatti stimato che in assenza di interventi correttivi, il consumo di suolo nei prossimi 20 anni in Italia sarà di oltre 75 ettari al giorno. Già oggi nel nostro Paese non si può tracciare un diametro di 10 km senza intercettare un nucleo urbano. La Campagna “RiutilizziAMO l’Italia” vuole contribuire alla nascita di un movimento culturale per la riqualificazione del territorio, del paesaggio e degli ecosistemi, valorizzando nel contempo le economie locali e recuperando spazi per la collettività, ha detto Stefano Leoni presidente WWF Italia.

I dati raccolti grazie alle segnalazioni dei cittadini

 

I risultati sin qui ottenuti dalla Campagna confermano che il problema esiste e che ogni singola segnalazione fatta da chi ha il polso del territorio o nota delle anomalie può dar vita a un vero e proprio screening da una parte delle aree degradate e inutilizzate e dall’altra delle proposte e progetti virtuosi di riconversione e riqualificazione del territorio elaborati da singoli cittadini, comitati e associazioni.

Le idee di riutilizzoDelle circa 250 segnalazioni ricevute ben il 65% riguarda aree edificate abbandonate (191 siti), il 10% terreni incolti degradati, l’8% terreni incolti in evoluzione (dove si assiste a fenomeni spontanei di rinaturalizzazione), 7% ex-cantieri, 5% aree di scavo. Edifici inutilizzati e “scheletri di cemento” non solo costituiscono la componente più impattante sul territorio italiano ma sono alla base del principale fattore di rischio individuato dal database WWF sotto la voce “Strutture abbandonate pericolanti”: un pericolo che riguarda il 36% delle aree censite, seguito da discariche e depositi (21%) e inquinamento del suolo (12%.).

Secondo le previsioni urbanistiche verificate, la destinazione d’uso più gettonata è l’espansione edilizia. Ma è anche quello che vogliono i cittadini che in quelle aree o vicino a quelle aree ci vivono? No. Il 42% di loro chiede il riutilizzo di aree già edificate per evitare un nuovo consumo di suolo, il 54% indica soluzioni di rinaturalizzazione o agricole (22% come verde urbano, 19% rete ecologica, 7% orti urbani e sociali, 6% agricoltura) e il 4% altre soluzioni. Riguardo alla distribuzione geografica delle aree segnalate, il 53% proviene da Sud e Isole, il 28% dal Nord e il 19% dal Centro. A rispondere all’appello sono state soprattutto le associazioni e i comitati locali, da cui proviene il 60% delle segnalazioni, ma quel 34% rappresentato dalle indicazioni dei singoli cittadini si può sempre incrementare entro il 30 novembre.

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