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Post ictus: ecco il primo robot-riabilitatore domestico al mondo

Si chiama «Icone» ed è il robot fisioterapista messo a punto da Ican Robotics. Consente al paziente la riabilitazione anche tra le mura del proprio appartamento

Fabio Di Todaro
16 maggio 2017
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Icone», messo a punto da Ican Robotics, spin-off dell’Università del Campus-Biomedico di Roma consente la riabilitazione post ictus anche in casa, foto: Ican Robotics

L’ictus è la principale causa d’invalidità in Italia, con circa 196mila episodi ogni anno: più del numero di persone che ogni anno rimangono ferite a causa di un incidente stradale (174mila), giusto per dare un’idea della diffusione. Di chi ne rimane vittima, almeno quarantamila persone sopravvivono, portandosi però dietro un’invalidità causata dall’evento cerebrovascolare. Da qui la necessità di implementare il recupero di alcune funzioni motorie. Una procedura oggi possibile anche grazie a un robot, «Icone», messo a punto da Ican Robotics, spin-off dell’Università del Campus-Biomedico di Roma, che ha da poco ottenuto il marchio CE medicale da parte del ministero della Salute.

IL VALORE DEL ROBOT – La novità di «Icone» è l’abilitazione per uso domestico: ciò vuol dire che il paziente può effettuare la riabilitazione anche tra le mura del proprio appartamento, agevolato dalle ridotte dimensioni del robot, che può essere trasportato in un trolley fino al letto del paziente. Un aspetto che va oltre la comodità. Chi ha subito un ictus, infatti, può avere problemi di mobilità che rendono più difficilmente il suo spostamento: anche se limitato all’effettuazione delle terapie riabilitative. Da qui, oltre che da un vantaggio economico, la valenza della terapia domiciliare, per cui «Icone» risulta l’unico robot certificato al mondo. «Icone» non richiede l’allestimento di stanze dedicate né ingombra ampie superfici. In una stessa stanza (per esempio in un centro di fisioterapia) può esserne installato più d’uno: in modo che uno stesso terapista possa seguire più pazienti, con riduzione dei costi di personale. Il robot pesa poco meno di trenta chili e misura 50 centimetri per 70. Al suo interno ci sono diversi videogiochi (un gioco spaziale, calcio, carling, bowling) con cui i pazienti si allenano al recupero della mobilità.

TUTTO PIÙ SEMPLICE COL «FISIOTERAPISTA» A DOMICILIO – Sia chiaro: il robot non può essere acquistato né usato direttamente dal singolo paziente. La supervisione di un fisioterapista è necessaria e comunque «Icone» non è la soluzione ai mali di tutte le persone che hanno superato un ictus. Gli esperti ritengono infatti che i risultati più significativi si ottengano in chi ha comunque un potenziale di recupero, soprattutto nel medio e lungo termine: quando cioè il cervello può ancora progredire, se stimolato in maniera continua e diversificata. «I pazienti che possono utilizzare i sistemi robotici per la riabilitazione sono potenzialmente tutti quelli affetti da malattie neurologiche che causano disordini del movimento, dell’equilibrio e della postura – spiega Stefano Mazzoleni, ricercatore presso l’Istituto di biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa -. Solo però dopo un’ampia e solida sperimentazione clinica che rispetti i principi rigorosi della metodologia di ricerca si possono evidenziare i possibili benefici e le limitazioni dei vari tipi di trattamento. In Italia ci sono vari ospedali e centri clinici che utilizzano tecnologie robotiche per la riabilitazione post-ictus e si trovano sull’intero territorio nazionale. Il suggerimento è di rivolgersi al proprio medico di famiglia e poi mettersi in contatto con un fisiatra presso l’azienda sanitaria locale. Tutti i sistemi robotici utilizzati nelle sperimentazioni cliniche sono sicuri, perché devono aver ottenuto preventivamente la certificazione CE che dichiara che il prodotto è conforme ai requisiti di sicurezza previsti dalle direttive e dai regolamenti dell’Unione Europea». Come «Icone»,

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Con Icone la telemedicina viene incontro alla riabilitazione in questo caso nel post ictus, Image by: iStock

per l’appunto, che rispetto alla concorrenza ha scelto di arrivare fino al letto del paziente.

LA ROBOTICA A FAVORE DELLA RIABILITAZIONE – Dagli studi scientifici degli ultimi dieci anni emerge un continuo e crescente interesse per sistemi robotici per la riabilitazione e l’assistenza. La telemedicina viene dunque in aiuto per mantenere e migliorare le prestazioni del paziente a casa dopo la dimissione del trattamento riabilitativo. «Il paziente non si sente in tal modo abbandonato ed è motivato a mantenere, con la propria attività, i risultati del training riabilitativo appena terminato – afferma Donatella Bonaiuti, direttore del reparto di neuroriabilitazione dell’ospedale San Gerardo di Monza -. Questo è possibile con l’ausilio di sensori che vengono indossati e registrano l’attività quotidiana, monitorata dal paziente e, a distanza, dallo specialista senza ulteriori disagi, e con la precisione delle tecnologie wireless e l’utilizzo di terminali e device economici di ultima generazione».

Twitter @fabioditodaro

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