Wise Society : Contro l’inquinamento marino da plastica arriva «Mare Mostro»
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Contro l’inquinamento marino da plastica arriva «Mare Mostro»

La campagna di sensibilizzazione promossa dall'Associazione Marevivo verrà portata avanti in una cornice unica: la nave scuola della Marina Amerigo Vespucci

Fabio Di Todaro
18 maggio 2016

Contro l'inquinamento marino da plastica arriva la campagna Mare Mostro,Image by iStockNel mare accade di tutto: pesca illegale, sversamento di rifiuti speciali, perdite di petrolio. Ma c’è un atteggiamento non meno grave e più subdolo, che viene però spesso trascurato: l’abbandono della plastica nel mare. Un comportamento che rimanda alla popolazione generale, ma talvolta anche agli stessi pescatori, ignari del danno che provocano all’ambiente da cui loro stessi vivono. La plastica, come raccontato su queste colonne da Nicolò Carnimeo, è destinata a rimanere per secoli nel mare, si insinua nella catena trofica – pochi mesi fa abbiamo raccontato i rischi a cui risultano esposte le ostriche, ma non solo – e in alcune zone del pianeta è addirittura arrivata a comporre isole galleggianti. Non si tratta di mete turistiche, ma di agglomerati grandi talvolta come continenti che finiscono per rappresentare un’insidia anche per le navi.

L’INIZIATIVA «MARE MOSTRO» – Combattere l’inquinamento marino da plastica è una delle sfide delle associazioni ambientaliste, da qualche anno a questa parte. Il libro di Carnimeo, Com’è profondo il mare (edito da Chiarelettere), ha avuto il merito di elevare l’attenzione generale sul fenomeno. Il problema è particolarmente sentito anche in Italia, dove si stima che l’ottanta per cento dei rifiuti presenti sui litorali sia rappresentato da materiale flessibile derivato dal petrolio. Da qui la scelta dell’associazione Marevivo di intervenire in prima persona, con la collaborazione della Marina Italiana, del Cnr, del Wwf e del Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare (Conisma). «Mare Mostro: un mare di plastica?» è il titolo dell’ultima iniziativa che punta a combattere l’inquinamento da plastica nel mare Mediterraneo. L’azione si muoverà a vari livelli: seminari, incontri con i giovani studenti, dibattiti con gli amministratori e politici e la proposta di una legge ad hoc. Una campagna di sensibilizzazione che verrà portata avanti in una cornice unica: la nave scuola della Marina Amerigo Vespucci, tornata in mare dopo una sosta durata quasi due anni per lavori di ammodernamento. «Non ci è consentito di restare in panchina a osservare cosa sta accadendo al nostro mare – afferma Rosalba Giugni, presidente e fondatrice di Marevivo -. Il mare rappresenta il 71 per cento del pianeta, produce più dell’ottanta per cento dell’ossigeno che respiriamo e assorbe un terzo dell’anidride carbonica, quando è in buona salute. Questa funzione viene svolta sopratutto quando si rispetta l’equilibrio dinamico che lega le specie animali a quelle vegetali».

IN COSA CONSISTE «MARE MOSTRO»? – Marevivo, fin dalla sua nascita nel 1985, ha La nave scuola della Marina Militare Amerigo Vespucci - image by Flickrtentato di arginare il fenomeno dell’inquinamento marino da plastica. Così, dopo diverse manifestazioni, iniziative di pulizia delle spiagge e opera di moral suasion nei confronti delle istituzioni locali affinché bandissero l’uso dei contenitori a perdere, i rappresentanti dell’associazione hanno deciso di lanciare «Mare mostro», all’interno del quale trovare spazio anche una mostra divulgativa allestita da studenti universitari e ricercatori coordinati da Giandomenico Ardizzone, ordinario di ecologia all’Università Sapienza di Roma. L’attenzione sarà posta sul Mediterraneo perché, in quanto mare semichiuso, il ricambio d’acqua al suo interno richiede tempi più lunghi. E di conseguenza i danni provocati dalla plastica rischiano di essere ancora più rilevanti. L’iniziativa, partita da Bari, prevede che nelle prossime settimane vengano toccati anche i porti di Venezia, Messina, Trapani e Napoli. Non c’è tempo da perdere: è ora di smetterla di gettare la plastica nel mare.

Twitter @fabioditodaro

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