Wise Society : “Le mamme del borgo” lanciano il social eating itinerante
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“Le mamme del borgo” lanciano il social eating itinerante

A Tricase Porto (LE) e Motta Camastra (ME) nasce una nuova forma di economia condivisa: il social eating delle mamme per far rivivere i borghi

Maria Enza Giannetto/Nabu
3 Novembre 2016
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A Tricase Porto (LE) il primo social eating italiano (Foto Ufficio Stampa “Le mamme del borgo”)

Cucina casalinga, piacere della condivisione e scoperta di un piccolo borgo antico. Sono questi gli ingredienti di Le mamme del borgo, il progetto di social eating ideato, nel 2014 a Tricase Porto in provincia di Lecce e adottato, a giugno del 2016 anche dal comune di Motta Camastra, in provincia di Messina. «Le mamme del borgo – spiega Eleonora Bianchi, 32 anni, milanese di nascita e tricasina d’adozione – significa soprattutto cucina casalinga diffusa. Due anni fa, insieme a quelli che sarebbero poi diventati i i miei tre soci Mattia Sansò, Agnese Dell’Abate e Giuseppe Ferrarese  abbiamo intuito che il piccolo borgo di Trecase Porto si prestava perfettamente a un progetto innovativo di accoglienza. Gli abitanti di Tricase, appena 300, sono tutti pescatori della zona che hanno già una consolidata esperienza di ricettività, grazie alla tradizionale Sagra del Pesce che si tiene ogni anno. Ma se all’inizio l’idea era quella di un home restaurant vero e proprio, il progetto ha subito presto un’altra direzione, diventando il primo “ristorante diffuso” d’Italia».

Un progetto di sharing economy in cui, sotto la guida di un comitato organizzativo, dieci mamme (ma ovviamente posso partecipare anche gli uomini) si uniscono per offrire ricette tradizionali, sapori genuini e casalinghi all’interno di un menù diviso tra mamme. Il risultato? Un’unica cena da gustare in maniera itinerante, visitando le vie del paese. «Ci piace – continua Eleonora – definire il nostro progetto: un perfetto binomio tra “street food” e “home restaurant”. In questi due anni, abbiamo organizzato grandi cene, nei mesi che vanno da maggio a settembre, dove gli ospiti possono chiacchierare con le mamme e le famiglie locali e scambiarsi ricette, dritte e curiosità. Un calendario di eventi, sul sito e sulla pagina facebook».

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Il social eating consiste in un’unica cena da gustare in maniera itinerante, visitando le vie del paese (Foto Ufficio Stampa “Le mamme del borgo”)

Diversa la gestione del ristorante diffuso a Motta Camastra, dove le dodici mamme che dall’estate scorsa hanno “aderito” al format sono anche disponibili a prendere prenotazioni (con un certo anticipo) per eventi fuori programma. «Sono sempre stata un’appassionata di cucina e di ristorazione – spiega Mariangela Currò, 42 anni, che fino a qualche anno fa gestiva un bar nel piccolo borgo medievale  –. Durante una ricerca su internet mi sono imbattuta nel progetto di Tricase Porto e ho pensato che poteva davvero essere una buona idea da mettere in pratica a Motta (un comune di 700 abitanti), così ho contattato Eleonora, ho coinvolto altre persone e siamo entrati nella rete di Le mamme del borgo».

L’esperienza siciliana si distingue da quella pugliese anche per la modalità del pranzo itinerante. Le mamme di Motta, infatti, che in molti casi aprono le proprie case agli ospiti, hanno coinvolto anche un gruppo di ragazzi che fanno da guida lungo le strade del paesino. «Le mamme – racconta Mariangela che nel mese di settembre è stata anche al Salone del Gusto di Torino come rappresentante del progetto – cucinano nelle proprie case e poi le pietanze vengono servite, nelle varie tavolate, sull’uscio di casa, nei cortili, nei vicoli del borgo. I clienti passano da una casa a un piazzale, per consumare l’intero pranzo, dall’antipasto al dolce, in totale serenità e in un clima di condivisione, socialità e scoperta del territorio».

Ma come si inquadra, dal punto di vista burocratico, questo tipo di esperienza? “L’home restaurant – spiega Eleonora Bianchi – è ormai utilizzata da molti operatori nell’ambito della sharing economy. Tutti attendiamo una regolamentazione più precisa da parte del legislatore, ma un progetto come il nostro si inquadra perfettamente in questo tipo di attività. La cosa essenziale, in termini di sicurezza alimentare, è che ci siano i requisiti per la somministrazione di cibi e quindi che una persona, in possesso delle licenze, faccia da garante del gruppo, redigendo il manuale, facendo un corso alle mamme». Il marchio “Le mamme del borgo” è già stato registrato ma Eleonora e gli altri sono impegnati nella diffusione del progetto, nell’ottica della condivisione e dell’esportazione del modello Tricase Porto in altri borghi che vogliano valorizzare il proprio territorio in maniera innovativa e, perché no, creare una piccola fonte di reddito per “le mamme” del borgo.

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