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Se il Coronavirus rende la finanza più umana

Paradisi fiscali, speculazioni, sistema bancario ombra addio per far posto a una finanza più etica? La nostra analisi. Perché la ripresa post pandemia passa proprio da qui

Alex Ricchebuono - Esperto di Finanza e Asset management
3 Novembre 2020

La finanza etica unisce due parole apparentemente inconciliabili, un ossimoro direbbero i linguisti. Eppure se si considera che il denaro è la forza creatrice di ogni progetto d’impresa, è assolutamente così. Sì, perché è proprio dalle decisioni, o peggio dalle non decisioni umane, che scaturiscono conseguenze con effetti a catena molto rilevanti.

Dunque un rapporto più etico con il denaro non può che avere risvolti assai importanti e decisamente auspicabili viste le recenti e tragiche conseguenze della pandemia che stiamo ancora tristemente vivendo. La storia è costellata di iniziative che hanno visto nell’uso dei soldi un mezzo e non un fine, avendo come punto di riferimento il benessere delle persone e la sostenibilità dei progetti.

Perché in passato banche e finanza avevano ben chiara la loro funzione etica e sociale?

Anticamente le banche raccoglievano denaro tra le famiglie e tra ricchi risparmiatori e lo prestavano ad imprenditori ed artigiani per sviluppare le loro aziende creando un volano di ricchezza che beneficiava a cascata tutti quanti. Basti pensare ai monti di Pietà che finanziavano artigiani e piccoli imprenditori o agli istituti di credito fondiario nati a supporto delle attività agricole che per secoli sono state la principale fonte di ricchezza e sostentamento di milioni di persone.

E così accanto ad imprese locali gestite da piccoli nuclei di persone poterono affiancarsi società sempre più grandi ed articolate che si avvantaggiavano di un clima di fiducia crescente tale da permettere di ridestinare i risparmi raccolti ad iniziative di nuova economia sostenute da relazioni sociali e reti internazionali. Questo genere di finanza eticamente orientata, si era potuta sviluppare per fornire una risposta a problemi concreti in primis le pandemie. Fu grazie a questi soldi che si realizzarono ospedali, infrastrutture e capolavori dell’arte che ancor oggi possiamo ammirare nelle nostre magnifiche città.

finanza etica

Foto: Chronis Yan / Unsplash

Finanza etica, trasparenza, credito alle attività con impatti ambientali e sociali positivi: la ripresa post pandemia passa da qui

Considerare l’accesso al credito un diritto umano e porre particolare attenzione a chi non è in grado di poterne beneficiare, o meglio ancora a chi ha sviluppato magnifiche idee innovative per migliorare l’ambiente o la nostra qualità della vita, dovrebbe essere il faro da seguire in questi tempi di profondo cambiamento. Recuperare le vecchie tradizioni per rimettere al centro dell’agenda politica la valutazione degli impatti ambientali, sociali e dei diritti umani, ovvero le conseguenze non economiche del finanziamento alle imprese, sarebbe quanto mai auspicabile ed importante.

Questa visione etica dell’economia dovrebbe basarsi su una totale trasparenza, favorendo la partecipazione di clienti e risparmiatori alla vita delle imprese con le quali hanno rapporti. Certamente un approccio del genere non ha come unico obiettivo la massimizzazione del profitto, ma puntando all’interesse della collettività e dell’ambiente avrebbe ricadute straordinarie per creare con le tecnologie più moderne, nuove tipologie di profitti, a beneficio delle generazioni future, ma anche della nostra.

Oltre sistema bancario ombra, paradisi fiscali e operazioni speculative

Dovrebbe quindi muoversi con un’ottica di lungo periodo ed escludere o limitare davvero al minimo l’utilizzo dei paradisi fiscali, del sistema bancario ombra e di molte operazioni speculative assai opache. Sono passati ormai più di dieci anni dallo scoppio della crisi finanziaria ed economica globale post Lehman, ed alcuni paesi erano riusciti a ritrovare la via della crescita seppur con difficoltà mentre altri, come l’Italia, erano ancora in grande difficoltà con incrementi annuali del Pil da prefisso telefonico ancor prima della diffusione del Coronavirus.

finanza etica

Foto: Nicola Fioravanti / Unsplash

L’unica certezza è che poco o nulla si è fatto a livello nazionale, comunitario e globale per invertire la rotta dei cambiamenti climatici, della sperequazione nella distribuzione della ricchezza, dell’inquinamento planetario e della trasformazione in senso più etico ed efficiente dell’economia. Dopo la firma dell’Accordo di Parigi sono seguite moltissime chiacchiere e pochi fatti.

Se il Covid-19 diventa un’occasione di rilancio della finanza etica

Allora forse la crisi innescata dall’epidemia di Covid-19 può trasformarsi in un’occasione epocale di rilancio e di realizzazione di questi obiettivi divenuti ormai improcrastinabili. Negi ultimi decenni, il mondo della finanza si è forse dimenticato dalla sua funzione sociale? O ancora del suo ruolo di motore globale dello sviluppo delle attività produttive, occupato com’era a fare montagne di soldi?

Anche Papa Francesco ha parlato di fratellanza universale e di amicizia sociale, in contrasto alle crescenti disuguaglianze nel mondo occidentale. Ma ha trattato anche temi fondamentali quali l’economia civile, il terzo settore ed anche di una politica più lungimirante e con una visione di lungo termine. Non ha risparmiato critiche al noeoliberismo, agli immani investimenti in armi e tecnologie belliche ed alla disparità di genere che pone un serio freno allo sviluppo sostenibile.

Il Pontefice ha firmato questo documento ad Assisi in una cerimonia molto toccante sulla tomba di San Francesco proprio a simboleggiare la rinuncia a certi disvalori. E gli ha dato un titolo emblematico, Fratelli tutti, preso in prestito proprio dal celebre Cantico delle Creature del santo di Assisi. L’importanza della finanza etica in Italia è stata riconosciuta anche dal Parlamento con l’inserimento nella legge di bilancio 2017 di un articolo dedicato alla finanza sostenibile, primo riconoscimento legislativo nel suo genere.

Private equity e private debt per un futuro più sostenibile

Questi temi ormai dibattuti da oltre vent’anni, dovrebbero finalmente diventare realtà. Ma esistono strumenti in grado di conciliare questi elementi provando a fonderli in un mix il più possibile virtuoso? Ad alcuni verranno in mente gli investimenti alternativi, parola che di per sè evoca qualcosa di rischioso e di difficile comprensione, ma che in realtà in alcuni casi, ricomprende anche quelli legati nell’economia reale ed al sostegno dei futuri settori emergenti negli anni a venire. Dunque nulla di più concreto e tangibile.

Parliamo del Private equity e del Private debt. Questi strumenti d’investimento però in Italia hanno avuto un bassissimo livello di interesse con una penetrazione inferiore al 3% contro una media europea intorno al 10% ed addirittura superiore al 20% nei paesi anglosassoni.

Apple non sarebbe mai diventato un colosso senza l’aiuto di capitali “pazienti”

Ricordate Apple? È nata in un piccolo garage dove fu sviluppata una grande idea. Ma quell’intuizione geniale che ha attraversato periodi durissimi, non avrebbe mai potuto svilupparsi in Italia e non sarebbe mai diventata il primo brand al mondo senza l’aiuto di capitali pazienti.

logo apple

Foto: Aditya Joshi / Unspash

Il circolo virtuoso della finanza etica: un beneficio per tutti

Il private equity è il principale strumento d’investimento attraverso cui si acquisisce la partecipazione in aziende non quotate al pari di un imprenditore, beneficiando al contempo di un team professionale in grado di occuparsi della valutazione e della gestione dell’investimento nel corso del tempo e del reperimento dei capitali necessari a metterlo a frutto nonchè di politiche legate al rispetto ed alla protezione dell’ambiente.

Una delle principali peculiarità risiede poi nel suo raggio d’azione che va oltre la semplice erogazione di risorse finanziarie ed implica spesso una diretta partecipazione nella gestione dell’impresa accrescendone i mercati di sbocco, la varietà e l’efficienza dei prodotti offerti e se necessario la sostituzione del management.

Investimenti di lungo periodo per una maggiore stabilità del sistema economico

Un approccio agli investimenti di lungo termine e non ossessionato dalla liquidità giornaliera, dimostra che è possibile tenere insieme partecipazione, orientamento sociale e ambientale degli investimenti con un atteggiamento non necessariamente speculativo, dando così il suo implicito contributo all’equilibrio e alla stabilità del sistema economico-finanziario nel suo complesso.

C’è, però, una “piccola” condizione che bisogna rispettare; una semplice, chiara ma ferrea condizione: si deve essere pazienti. E la pazienza si sa è la virtù dei forti, perché, detta con le parole di Lev Tolstoj, “La pazienza è saper aspettare. Non aspettare passivamente, quella è pigrizia. Ma andare avanti con convinzione e tenacia anche quando il cammino si fa difficile e lento”.

Alex Ricchebuono – Esperto di Finanza e Asset management, Managing director New End Associates

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