Wise Society : Gli orti urbani sbarcano a Lampedusa
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Gli orti urbani sbarcano a Lampedusa

Si chiama "Porto l'orto a Lampedusa" il progetto dell'associazione Terra! e di Legambiente dedicato alla popolazione dell'isola e al recupero della vocazione agricola dell'Isola

Mariella Caruso
11 aprile 2014

Lampedusa - Image by Luca Siragusa/FlickrAnche Lampedusa avrà i suoi orti urbani. A metterli a disposizione gratuitamente a Cala Pisana, una delle più antiche zone contadine dell’isola siciliana, diventata negli anni simbolo della nuova ondata di immigrazione, saranno dei privati cittadini che hanno aderito al progetto “Porto l’orto a Lampedusa” dell’associazione Terra! e della sezione isolana di Legambiente “Esther Ada”.

A essere coltivati con agricoltura sinergica, biologica e tecniche di risparmio e recupero dell’acqua, a partire dalla prossima semina autunnale, saranno una quindicina di orti tra i 50 e i 100 metri quadri. «L’iniziativa non è legata al “ruolo” di Lampedusa nel fenomeno migratorio, ma alla restituzione all’isola della sua antica vocazione agricola. Fino a poco più di cinquant’anni fa Lampedusa i prodotti dell’agricoltura locale erano in grado di sostenere i fabbisogni della sua popolazione che, naturalmente, era un decimo di quella di adesso», spiega Paola La Rosa, socia della sezione di Legambiente “Esther Ada” intitolata simbolicamente alla giovane migrante nigeriana morta nel 2011 durante il suo viaggio verso l’Europa e sepolta nell’isola.

Il primo lotto coltivabile del progetto “Porto l’orto a Lampedusa” sarà assegnato ai disabili psichici del centro diurno dell’isola in virtù di un protocollo d’intesa da formalizzare con l’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo. «La coltivazione dell’orto sarà per loro occasione di integrazione con il resto della collettività, un momento di condivisione con chi si curerà degli altri orti», continua De Luca. Il desiderio è quello di aggregare la popolazione. «Chiunque potrà richiedere il proprio orto da curare secondo le regole stabilite, contro il pagamento simbolico di pochi euro al mese – sottolinea la volontaria di Legambiente -. Ci piacerebbe, però, che alcuni degli orti venissero curati da alcune categorie particolari di persone come per esempio dagli uomini della Guardia Costiera».

E i migranti? «Il progetto non è dedicato a loro perché, per legge, dopo gli sbarchi dovrebbero sostare a Lampedusa appena 48 ore che non rappresentano un tempo consono per curare un orto. Il fatto che poi passino mesi nell’isola è una stortura del sistema – spiega -. Non è detto, però, che non si possa in qualche modo coinvolgerli in casi particolari in un progetto che nasce per gli abitanti di Lampedusa troppo spesso dimenticati».

Adesso non resta che raccogliere i fondi per far partire il progetto, il primo appuntamento è a Roma domenica 13 aprile ai Fori Imperiali di Roma, giorno in cui il progetto sarà presentato, nel corso di una giornata speciale con dibattiti, spettacoli e laboratori di sensibilizzazione.

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