Wise Society : Casa Chiaravalle: dalla mafia alle donne vittime di violenza
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Casa Chiaravalle: dalla mafia alle donne vittime di violenza

Un bene sequestrato alla criminalità organizzata a Chiaravalle nel comune di Milano, diventerà il luogo di accoglienza per 70 donne italiane e straniere. Ma non solo

Fabio Di Todaro
21 maggio 2018
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Casa Chaiaravalle: mille metri quadri di abitazioni, una principale e una dependance. Tutt’intorno tre ettari di giardino più altri sette, oggi destinati a uso agricolo. Ci abiteranno 70 donne, Foto: Rete Passepartout

L’opera vale una gita dieci chilometri a Sud di Milano, destinazione Chiaravalle: quartiere ancora oggi separato dalla città e immerso nella campagna. È qui che, per anni, la ‘ndrangheta ha gestito un casolare lussuoso: almeno mille metri quadri di abitazioni, una principale e una dependance. Tutt’intorno tre ettari di giardino più altri sette, oggi destinati a uso agricolo. O meglio, da ieri, perché Casa Chiaravalle è finalmente rinata. Quello che ancora oggi è il più grande dei beni mai confiscati a Milano – valore stimato: 2,3 milioni di euro – è infatti divenuto un luogo unico nel suo genere: il contenitore di un melting pot dove vivranno settanta persone provenienti da tutto il mondo, oltre che uno spazio di relazioni e accoglienza diffusa. Una veste nuova, per quello che rappresenta il prodotto finale di un cammino condiviso tra i partner istituzionali (Comune di Milano, la Città Metropolitana, MM Società Metropolitana Milanese), il privato sociale (la struttura è affidata a «Passepartout – Rete di imprese sociali»: network di cinque cooperative) e la società civile (l’imprenditore Carlo Todini e il presidente della Banca Popolare di Milano Umberto Ambrosoli hanno avuto un ruolo di primo piano nella rinascita della struttura). A dimostrazione della centralità che Casa Chiaravalle vuole avere nella vita della cittadinanza, la cerimonia di «riconsegna» è avvenuta ieri di fronte a migliaia di milanesi, accorsi per riappropriarsi di un bene a loro sconosciuto fino a quando non ha conquistato le prime pagine dei giornali.

UN’OPERA PER IL RICATTO DELLE DONNE – A Casa Chiaravalle troveranno rifugio settanta donne italiane e straniere vittime di violenze, in compagnia dei loro nuclei familiari. Lì sarà la loro nuova casa, ma non solo: anche una vetrina di riscatto e giustizia sociale come mai hanno avuto prima. Spiega Silvia Bartellini, alla guida del network di cooperative sociali che lavoreranno al fianco delle donne: «L’intento è quello di «dimostrare che le pratiche di buona accoglienza mettono al centro le persone e le loro risorse», da incanalare lungo tre direttrici: socialità, agricoltura e accoglienza. Le parole d’ordine dell’operazione al via da oggi saranno riscatto, partecipazione e giustizia sociale. I tre macro obiettivi che Casa Chiaravalle si è data – socialità, agricoltura e accoglienza – sono l’espressione di un unico sistema operativo, orientato a sviluppare occasioni di benessere e promozione della comunità locale per integrare, mettere a patrimonio e alimentare il capitale sociale, relazionale e le energie che la partecipazione e il coinvolgimento delle ospiti e del tessuto cittadino circostante faranno emergere. Oggetto dell’accoglienza, infatti, non può essere solo la persona accolta, ma necessariamente anche il territorio che l’accoglie. Il riscatto femminile è la chiave di lettura con cui si declineranno i tanti progetti che si svilupperanno attorno a Casa Chiaravalle, che vuole essere luogo per definizione aperto a tutti, spazio aggregativo, mattone della società civile.

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Casa Chiaravalle, un nido accogliente per le donne italiane che si trovano senza casa e vivono il disagio abitativo che colpisce strutturalmente larghe fasce di popolazione, Foto: Rete Passpartout

AL VIA PROGETTI DI INTEGRAZIONE PER MAMME ITALIANE E NON – Casa Chiaravalle è l’occasione per far nascere un percorso collettivo con diverse competenze professionali in campo: il tavolo di lavoro multidisciplinare, infatti, vede affiancati pedagogisti, educatori, architetti e interior designer per rendere gli ambienti accoglienti e confortevoli attraverso l’uso del colore, gli arredi, il rapporto con il verde e l’uso consapevole di dettagli e accessori. Al suo interno, col supporto degli operatori di Passepartout, di associazioni no-profit e cittadini volontari, le donne saranno aiutate a far crescere il bosco, gli orti e i giardini. Oltre che guidate lungo percorsi di formazione lavoro, come quelli legati alla sartoria interna, al «Food Forest» (prevede la costruzione condivisa di un bosco naturale e workshop di permacultura), al «Food Relations» (cibo come veicolo di dialogo interculturale) o quello della scuola di italiano per le richiedenti asilo e le rifugiate. Ma Casa Chiaravalle sarà, infatti, un nido accogliente anche per le donne italiane che si trovano senza casa e vivono il disagio abitativo che colpisce strutturalmente larghe fasce di popolazione. A regolare l’accesso delle ospiti saranno i centri di accoglienza straordinaria e il Comune, attingendo alle liste di residenzialità sociale temporanea.

Twitter @fabioditodaro

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