Wise Society : Una Biennale di Venezia sostenibile e “Wise” (Video)
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Una Biennale di Venezia sostenibile e “Wise” (Video)

I consigli di Wise Society che ha visitato l’edizione numero 57 della prestigiosa rassegna d’arte lagunare

Testi: Sabrina Drigo, Video: Paolo Robaudi
17 luglio 2017
biennale di venezia, sostenibile, green

La Biennale di Venezia è anche un po’ sostenibile, Foto: Flickr

L’edizione di quest’anno apertasi lo scorso 13 maggio è la numero 57 e punta a riportare in primo piano la figura dell’artista. Una Biennale di Venezia Arte 2017 la cui portata è sintetizzata in questi numeri: 120 autori presenti di cui 103 esordienti in laguna, provenienti da 51 Paesi e 85 partecipazioni nazionali (tre sono esordienti, Antigua e Barbuda, Kiribati e Nigeria). Per visitare la Biennale di Venezia c’è tempo fino al 26 novembre. E noi di Wise Society che l’abbiamo vista, vi vogliamo indicare quali sono le opere da non perdere e naturalmente quelle green e sostenibili che si sposano con la nostra filosofia e il nostro stile di vita.

Sicuramente vale la pena soffermarsi al padiglione dello Spazio Comune all’Arsenale per vedere l’opera di Anna Harplin e la sua Danza Planetaria: una testimonianza dello stretto rapporto con la natura attraverso la cerimonia di girotondi non casuali che seguono una trama simile alla danza delle api attorno ai fiori. Al Padiglione della Terra, che riunisce utopie, visioni e sogni degli artisti intorno all’ambiente,il nostro consiglio è quello di seguire il lavoro del giapponese Koki Tanaka, Of Walking in Unknown: un viaggio a piedi di quattro giorni da Kyoto alla centrale nucleare più vicina attraverso un paesaggio di rottami e scarti, ferraglie arrugginite e insetti morti. Una camminata che va chiaramente oltre il contesto artistico, e vuole sensibilizzare la pubblica opinione sui potenziali disastri causati dall’uomo. Al Padiglione degli Sciamani vale la pena soffermarsi su A Sacred Place, lavoro di Ernesto Neto, artista che da anni al lavora con la popolazione indigena non per banale esotismo, ma per una ricerca di radicali linguaggi presenta. Sotto una tenda di rete, su un pavimento di terriccio, con le facce impiastricciate di colore, gli sciamani si produrranno in riti di guarigione. Il pubblico, senza scarpe, se ci crede può partecipare.

Da non perdere il Padiglione Italia di cui abbiamo apprezzato “Il Mondo Magico”, a cura di Cecilia Alemani e i suoi molti riferimenti al magico, al fantastico e al favolistico. I tre artisti invitati creano strumenti attraverso cui abitare il mondo in tutta la sua ricchezza e molteplicità. Roberto Cuoghi attraverso l”Imitazione di Cristo”, collega idealmente le “stazioni” di una vera e propria fabbrica di soggetti devozionali, ispirati al testo medievale Imitatio Christi. L’artista asceta, scava nelle radici spirituali, medievali e cattoliche fino a individuare nelle sue trasformazioni creano strumenti attraverso cui abitare il mondo in tutta la sua ricchezza e molteplicità. Adelita Husni-Bey, invece, nell’opera The Reading / La Seduta stimola una riflessione su temi dalle molteplici sfumature come la razza e il genere, traendo spunto dall’universo dei tarocchi per discutere i vari significati connessi alla terra. L’intervento realizzato da Giorgio Andreotta Calò, Senza titolo (La fine del mondo); è un omaggio straniante a “La fine del mondo” dell’antropologo Ernesto de Martino, in un gioco specchiante tra l’universo degli inferi e quello terrestre

Dopo una visita ai Padiglioni della Svizzera (con le opere di Giacometti) e degli Stati Uniti, un giro al Padiglione degli Artisti e dei Libri è obbligatorio. Qui il focus è una riflessione sulle potenzialità di uno stile di vita meno frenetico e legato alla produttività. Da vedere il “laboratorio verde” di Olafur Eliasson: una fabbrica permanente di oggetti, ma soprattutto di conoscenza e speranza.

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