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Karsten Brensing: «Gli animali pensano, proprio come noi!»

Col biologo marino e scienziato comportamentale tedesco, fra i massimi esperti mondiali di delfini e balene, un meraviglioso viaggio nel mondo degli animali e di quello che potrebbero insegnarci

Vincenzo Petraglia
14 Agosto 2021

Sapevate che i delfini si chiamano per nome e che le orche si tramandano modi di agire e atteggiamenti da oltre 700.000 anni. O che i corvi fanno snowboard sui tetti innevati per puro divertimento e che le enormi megattere seguono i dettami della moda?

Non stiamo scherzando e l’elenco delle sorprese provenienti dal mondo animale potrebbe proseguire ancora a lungo. Per esempio, sapevate ancora che i ratti adorano fare festa e che le formiche hanno la capacità di riconoscersi allo specchio e si agghindano prima di tornare a casa o che i cani puniscono la slealtà, ma sono anche capaci di perdonare se ci si scusa con loro?

Comportamenti a dir poco inimmaginabili e descritti nello splendido libro Cosa pensano gli animali (Newton Compton Editori) di Karsten Brensing, noto biologo marino e scienziato comportamentale tedesco, fra i massimi esperti mondiali di delfini e balene, autore di libri tradotti in svariate lingue. Un viaggio meraviglioso in un mondo, quello animale, che la maggior parte di noi ancora non conosce a sufficienza ma da cui forse potremmo tutti trarre preziosi insegnamenti, a partire da un rapporto più consapevole ed equilibrato con l’ambiente.

Karsten Brensing

Karsten Brensing, biologo marino e scienziato comportamentale, è uno dei massimi esperti mondiali di delfini e balene, autori di libri tradotti in svariate lingue (foto: Milena Schlösser).

Nel suo ultimo libro afferma che anche per gli animali è possibile parlare di cultura. Ci spieghi meglio…

Gli animali sono molto più simili agli uomini di quanto immaginiamo. Sesso, cultura, comunità, pensieri, sentimenti, evoluzione. Essi hanno sviluppato sofisticati sistemi di organizzazione sociale e di comportamento che rientrano a pieno titolo negli schemi che gli esseri umani chiamano “cultura”.

Ci fa qualche esempio? 

Gli elefanti, che sono molto territoriali, si trasmettono, per esempio, attraverso le generazioni la conoscenza delle caratteristiche del territorio che abitano, come ad esempio la posizione precisa delle pozze d’acqua che usano come piscine, e nel loro modo di spostarsi nel loro spazio, vasto circa diecimila chilometri quadrati, ricordano il nomadismo umano. Gli spostamenti degli elefanti non hanno nulla a che vedere con le migrazioni degli uccelli o delle balene, dettate nella maggior parte dei casi da influssi esterni come il clima o il cibo, pertanto possiamo dire di essere di fronte a una sorta di tradizioni che si trasmettono culturalmente tra le generazioni.

Altro?

Il senso di giustizia dei primati. in particolare i bonobo protestano molto vivacemente se non vengono trattati in conformità alle regole “sociali” condivise. Se uno di essi, come analizzato dalla primatologa Zanna Clay, subisce un’aggressione arbitraria e immotivata, dunque non giustificata dalla competizione per una risorsa, protesta in modo molto più veemente di quanto non faccia se l’aggressione ha una ragione di tipo punitivo

scimmia

Foto: Francesco Ungaro / Unsplash

Lei è uno dei massimi esperti al mondo di delfini e balene e un aspetto su cui si è soffermato molto nei suoi studi è quello della comunicazione fra queste magnifiche creature.

Balene e delfini sono tra le creature più interessanti da studiare quando si tratta di comunicazione animale. I delfini, per esempio, hanno un ampio vocabolario e sappiamo che sono in grado di capire la grammatica. E poi è sbalorditivo come i suoni che emettono e captano siano sia per i delfini che per le balene, oltre che un modo di comunicare, anche parte integrante del loro orientamento e della loro caccia. I canti delle balene, come quelli delle megattere, sono particolarmente affascinanti per un’altra ragione. Sono quasi simili alla moda. Proprio come noi cambiamo la forma di un colletto o il colore di un indumento nel corso del tempo, mostrando che stiamo seguendo le tendenze attuali della moda, le megattere cambiano i loro canti ogni anno. Chi riesce a farlo più velocemente e meglio ha le migliori possibilità di trovare un compagno.

A proposito di comunicazione, nel suo libro parla degli xerini, animaletti molto simili agli scoiattoli, per farci capire quanto sofisticato possa essere il linguaggio animale…

Per noi uomini comunicare e parlare sono un tutt’uno, ma se vogliamo occuparci dello scambio d’informazioni nel regno animale, dobbiamo fare delle specificazioni. Anche gli organismi unicellulari comunicano e questa comunicazione ha condotto alla nascita di organismi pluricellulari come noi. Ma i monocellulari non parlano. Sinora conosciamo solo una specie animale dotata di parola, l’uomo. Eppure, gli animali comunicano tra di loro e anche con noi, e alcune specie teoricamente possiedono un linguaggio o lo possono sviluppare.

Gli xerini a cui accennava sono in grado di distinguere i singoli individui in base alla voce. La domanda che ci poniamo però è: a cosa serve questa capacità? Gli xerini lavorano suddividendosi i compiti. Uno dei più importanti è fare la guardia. Durante quest’attività gli “scoiattoli di terra” si sollevano e guardano da una parte all’altra. Se si avvicina un uccello predatore, gridano “Nascondetevi”, mentre se si avvicina un serpente dicono “Sugli alberi”.

copertina libro

Il libro di Brensing è un affascinante viaggio nel mondo degli animale e nelle sorprendenti capacità che essi hanno sviluppato nei millenni.

Le guardie sono socialmente molto importanti e non devono preoccuparsi della ricerca del cibo, perché il loro compito è tenere gli occhi aperti e restare vigili. In cambio gli altri esemplari provvedono al cibo. Ma cosa succede se a uno viene l’idea di fare finta di fare la guardia, solo per risparmiarsi la fatica della ricerca del cibo? Il vantaggio immediato è di ottenere da mangiare con poco sforzo. Gli animali che godono di determinati vantaggi rispetto agli altri hanno maggiori probabilità di riprodursi, contribuendo quindi a consolidare geneticamente il comportamento e a renderlo parte costitutiva dello sviluppo evolutivo della specie. Lo svantaggio invece è il fatto che il gruppo resta indifeso e l’utilità del singolo va a minare la sopravvivenza dell’intero gruppo.

La comunità sociale quindi deve trovare il modo di verificare l’attendibilità del singolo. Quali meccanismi dunque potrebbero evitare tale deriva? Nel nostro caso, l’esemplare truffaldino svolge il suo lavoro di tanto in tanto, solo per dare l’impressione di essere presente e attivo. Per la comunità non è facile smascherarlo. L’unica soluzione che garantisca la sicurezza è riuscire a identificare il bugiardo.

Non è quindi importante solo capire il richiamo, ma anche identificare chi lo emette. Questa capacità associata a una buona memoria fa in modo che i nostri scoiattoli di terra ignorino le guardie che lanciano allarmi immotivati evitando di conseguenza di portare loro il cibo. È dunque vantaggioso per le comunità sociali riuscire a identificare i singoli animali e annotarsi il loro comportamento. Per lo scoiattolino è un piccolo gesto, ma un grande passo evolutivo. La complessità della vita sociale di questi deliziosi animaletti ha contribuito allo sviluppo di questa abilità.

Nel suo libro ho letto un aneddoto che riguarda il mondo dei topi che l’ha molto colpita. Ci spiega perché?

Sì, si tratta di un episodio avvenuto nel mio studio durante la ricerca di un libro. In estate mi piace lasciare le porte del giardino aperte, e a volte un topo entra nel mio studio. Allora lo catturo con una trappola viva e lo libero fuori. Un giorno la trappola si è rotta e l’esca non c’era più. Ho anche notato molti piccoli oggetti intorno alla trappola, come pietre, piume e bastoni, che non avevo messo lì.

Guardando da vicino, mi resi conto che una piccola pietra era incastrata nel meccanismo, lasciando una fessura esposta. Non c’era nessuna spiegazione per l’osservazione se non che un altro topo doveva aver liberato quello intrappolato. Non potevo crederci, così ho fatto qualche ricerca e ho trovato una pubblicazione dove questo fenomeno era stato studiato scientificamente. Se prima credevo che solo animali altamente evoluti come scimmie, elefanti e delfini dovessero essere simili a noi umani, ora sono convinto che probabilmente la maggior parte degli uccelli e dei mammiferi hanno percezioni e sensazioni molto simili alle nostre. In definitiva, tutte le nostre capacità cognitive e sensazioni si sono sviluppate nel corso dell’evoluzione, e questo molto prima che l’umanità fosse pensata in questa forma.

Un tema a cui lei è molto attento è quello dei diritti degli animali…

La ricerca scientifica attuale dimostra che gli animali hanno una personalità, che possono pensare a se stessi, riflettere su se stessi in una certa misura, allora naturalmente ci si deve chiedere che diritto hanno gli uomini di trattare gli animali nel modo in cui hanno sempre fatto e continuano a fare.

cetaceo

Foto: Gabriel Dizzi / Unsplash

Cosa potremmo imparare dagli animali, quale l’insegnamento più grande che ci potrebbero dare?

Innanzitutto a rivedere la nostra posizione nei loro confronti, un qualcosa che gioverebbe senz’altro a loro, ma anche molto a noi stessi, e la pandemia ci ha dimostrato il disperato bisogno che abbiamo di ritrovare un rapporto più consapevole ed equilibrato con la natura! Noi esseri umani pensiamo di essere i migliori, ma dimentichiamo che non siamo poi così diversi dagli animali.

Se impariamo a conoscerli e comprenderli meglio, comprenderemo meglio anche noi stessi, anche perché non dobbiamo dimenticare che tutte le loro abilità si sono sviluppate molto prima di quelle dell’uomo. Sarebbe importante  avviare questo processo già a partire dalle scuole, per inculcare alle persone sin da piccoli il rispetto per l’ambiente e gli animali.

Una società più saggia, wise appunto,  secondo lei di cosa avrebbe bisogno?

Se non capiamo e accettiamo che anche noi siamo animali, non potremo mai cambiare il nostro comportamento e, ripeto, la pandemia ha sottolineato una volta di più, in tutta la sua drammaticità, quanto abbiamo perso il contatto con le nostre radici e la nostra essenza. Le pandemia c’erano anche in passato, ma la velocità con la quale si propagano oggi per via dell’abbattimento delle distanze fra specie, dovuto alla distruzione degli habitat naturali, è sotto gli occhi di tutti e dà una grossa mano alla diffusione dei virus e al possibile passaggio fra specie diverse. Veniamo dal regno animale e siamo strettamente legati a tutte le problematiche che riguardano l’ambiente e se non accettiamo i nostri limiti finiremo col distruggere il nostro mondo e noi stessi.

Vincenzo Petraglia

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