Wise Society : Stefano Caserini: la verità sul riscaldamento globale. Basta con le favole
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Stefano Caserini: la verità sul riscaldamento globale. Basta con le favole

Ingegnere ambientale ed esperto di clima critica i cosiddetti negazionisti che ancora non riconoscono l'importanza dell'azione dell'uomo sulle variazioni climatiche. Per sostenere che si tratta solo di un normale ciclo della natura

di Anna Maria Catano
24 febbraio 2010

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Stefano Caserini è docente di Fenomeni di Inquinamento al corso di laurea di Ingegneria Ambientale presso il Politecnico di Milano. Da anni svolge attività di ricerca nel settore dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento dell’aria, è fondatore del blog Climialteranti.it e autore di due libri sul tema del surriscaldamento globale. A qualcuno piace caldo, 2008, e Guida alle leggende sul clima che cambia appena uscito in libreria.

 

Stefano Caserini, docente di Ingegneria ambientaleQuali sono dunque le cause principali del surriscaldamento del nostro pianeta?


I gas ad effetto serra, cioè quelli emessi dalle attività umane che si accumulano nell’atmosfera e intrappolano il calore naturale normalmente prodotto dal pianeta. Nel tempo quindi questi gas provocano un progressivo surriscaldamento del pianeta.

 

Ma allora gli inverni rigidi non contraddicono questo fenomeno?


No. Non lo contraddicono perché non c’entrano nulla. Poi bisognerebbe vedere quando un inverno è rigido davvero. Noi tendiamo a ricordarci di alcuni giorni particolarmente freddi ma questo non significa che le temperature stagionali siamo sopra la media.

 

Quali sono i danni delle emissioni di gas ad effetto serra?


Sono parecchi: innanzitutto l’aumento di CO2 provoca un fenomeno chiamato l’acidificazione degli oceani, quindi danni per esempio alle barriere coralline e a tutti gli ecosistemi marini. Poi c’è l’innalzamento delle temperature. Due o tre gradi, quattro gradi possono sembrare poca cosa. Ma il risultato è che provocano la fusione delle masse glaciali.

 

Allora è vero che i ghiacciai si scioglieranno a causa nostra?


Non potrebbe essere altrimenti. In un clima surriscaldato parte di questa energia intrappolata non potrà fare altro che provocare lo scioglimento di masse glaciali.

 

CORBIS/42-21053252Molti però negano il surriscaldamento del pianeta..chi sono e cosa sostengono?


Li chiamano negazionisti. Io li distinguo dagli scettici – io mi ritengo una scettico – che invece fanno del bene alla scienza. Il negazionismo è quando davanti all’evidenza scientifica si continuano a negare irragionevolmente degli argomenti che di fatto sono già stati scientificamente confermati.

 

A qualcuno piace caldo è il titolo del tuo primo libro. A chi piace caldo?


Era un titolo ironico, è un gioco di parole, ma a molti piace non voler credere alla realtà del riscaldamento globale.

 

In un secondo libro invece, appena pubblicato, racconta le leggende del clima che cambia. Qual è la più divertente?


Ce ne sono diverse. Una delle più divertenti è quella dell’abbigliamento leggero dell’Uomo di Similaun, una mummia preistorica ritrovata sull’omonimo ghiacciaio delle Alpi Venoste. In uno scritto, a mio parere negazionista, dall’abbigliamento leggero del pastore si conclude che allora faceva caldo. A parte che l’uomo potrebbe essere morto in estate, e questo potrebbe spiegare l’abbigliamento leggero, il punto invece è che se l’abbiamo ritrovato e se si è mantenuto per cinquemila anni è proprio perché il ghiaccio l’ha conservato.

 

Qualcuno sostiene che la Groenlandia una volta era una terra verde….


Sì la Groenlandia terra verde è uno dei classici del negazionismo. Di quelle leggende metropolitane che vorrebbero mettere in discussione il surriscaldamento del pianeta. La Groenlandia è stata definita terra verde da Erick il rosso che proveniva da territori più a nord e che voleva favorire lì nuovi insediamenti umani. Non è prova sufficiente per sostenere che intorno all’Anno Mille il clima fosse più caldo.

 

Anche la laguna di Venezia , per tornare a casa nostra, è stata ghiacciata nei secoli scorsi…


Sì ma quello che bisogna capire è che sono piccole variazioni. Quello che stiamo provocando adesso, è molto più rapido ed importante. E’ qualcosa che la civiltà umana non ha ancora mai sperimentato.

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Quali sono secondo te le strategie migliori per combattere l’effetto serra a livello globale?


Le strategie che vengono proposte sono molte. Innanzitutto bisogna cercare di risparmiare energia. Ed invece utilizzare il più possibile le energie rinnovabili, la eolica, il solare, il fotovoltaico o anche le fonti classiche come l’idroelettrica. Cercare di diffondere quelle tecnologie che a parità di energia prodotta emettono meno CO2.

 

Qual è la posizione dei paesi in via di sviluppo?


La posizione dei Paesi in via di sviluppo, che può essere facilmente compresa, è che il problema del riscaldamento globale è stato provocato dai Paesi sviluppati. Loro producono gas serra sono da qualche decennio e i dati mostrano che ogni europeo emette l’anno 10 tonnellate di C02. Uno statunitense circa 20, un cinese 5. Un indiano 2 tonnellate pro capite. Però è evidente che sostengano che non possono ridurre le emissioni perché devono ancora per esempio portare l’energia elettrica nelle case e sviluppare le infrastrutture.

 

Cosa possiamo invece fare noi, come singoli cittadini, cosa fa lei personalmente per limitare i danni all’ambiente?


Oltre agli impegni che devono essere presi dalle istituzioni, ci sono spazi che riguardano anche i singoli cittadini. Le cose da fare sono cercare di risparmiare energia, utilizzare per esempio tecnologie più efficienti. Pensiamo agli elettrodomestici. E in generale cercare di pensare ad un modo diverso di consumare energia. Io per esempio utilizzo quando possibile la bicicletta per gli spostamenti sia nella piccola città dove abito che a Milano dove lavoro.

 

Una parola chiave per il nostro futuro?


La parola chiave del nostro futuro è responsabilità.

 

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