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Il riscaldamento globale spiegato ai giovani: una minaccia che coinvolge il quotidiano

Nel libro Fa un po' caldo, Federico Grazzini e Sergio Rossi spiegano ai giovani perché la previsione di aumento della temperatura di 2 gradi riguarda la vita di ogni giorno e perché è necessario agire subito

Maria Enza Giannetto
5 Novembre 2020

Il riscaldamento globale è probabilmente la più grande minaccia per il nostro pianeta e per l’essere umano. Una minaccia che, però, non sembra spaventare abbastanza l’essere umano, forse perché appare lontana, distante nel tempo e un po’ anche nello spazio e forse perché spesso se ne parla come se riguardasse “solo” lo scioglimento dei ghiacciai ai poli e le generazioni future.

Fa un po’ caldo, il riscaldamento globale spiegato a bambini e ragazzi

Di questa minaccia e di come influisca sul quotidiano di ognuno di noi si sono occupati il fisico meteorologo Federico Grazzini e il fisico e divulgatore Sergio Rossi nel loro libro Fa un po’ caldo (breve storia del riscaldamento globale e dei suoi protagonisti) edito da Fabbri editori.

Fa un po' caldo, libro sul riscaldamento globale

Il libro “Fa un po’ caldo”, di Federico Grazzini e Sergio Rossi. Foto Fabbri Editore

Un libro, pensato soprattutto per i ragazzi (ma perfetto anche per gli adulti), in cui i due autori hanno deciso di accompagnare i giovani lettori passo passo alla scoperta di tutto ciò che bisogna sapere sul passato, sul presente e sul futuro del pianeta che ci ospita, aggiungendo spiegazioni sul funzionamento dell’atmosfera, dell’energia, dell’inquinamento, per capire verso quale direzione stiamo andando e per comprendere come possiamo agire nella quotidianità per fermare questa deriva.

“Perché – come spiegano Grazzini e Rossi – queste non sono ipotesi da racconto di fantascienza, ma eventi che stanno già accadendo. Non esiste un pianeta B, è compito di tutti noi prenderci cura di quello in cui abitiamo adesso”.

 

Riscaldamento globale e cambiamento climatico, quali sono le differenze

“I dati provenienti dai centri di ricerca di tutto il mondo – spiegano i due autori – stanno rilevando un rapido e continuo innalzamento delle temperature globali dovuto al massiccio utilizzo dei combustibili fossili. La combustione di petrolio, carbone e gas naturale scarica in atmosfera grandi quantità di anidride carbonica. Se la temperatura si alza velocemente, le cose iniziano a mettersi male ed è questo che preoccupa gli scienziati.

È come se la specie umana all’improvviso avesse alzato il “termostato” della caldaia che regola il calore del pianeta. Il clima cambia da sempre, è vero, ma in modo graduale, per questo oggi non si deve parlare di cambiamento climatico ma di riscaldamento globale”.

Non c'è un pianeta B

Foto di Markus Spiske / Unsplash

Il cambiamento climatico, infatti, è un fenomeno naturale, che affonda le radici nella notte dei tempi e che non dipende dall’essere umano. “Il riscaldamento globale invece – spiegano Grazzini e Rossi – ha a che fare con le attività umane che lo causano e su questo si può concentrare l’essere umano per poter fare qualcosa. Parlare delle cause che hanno provocato il riscaldamento globale significa mettere in discussione le attività umane. Significa parlare non solo dei fenomeni climatici in sé, ma anche delle nostre scelte quotidiane, dei combustibili fossili che usiamo e del modo in cui trattiamo il territorio che abitiamo”.

Lo scenario del riscaldamento globale presente e futuro

Partiamo da un dato globale. Gli scienziati affermano che se le attività umane – come la combustione di petrolio, gas e carbone, insieme alla deforestazione – dovessero proseguire a questo ritmo, la temperatura media globale della Terra aumenterebbe molto probabilmente oltre i 2.3 e 4.5 gradi. Con una probabilità del 95% si parla addirittura di un raddoppio delle emissioni entro i prossimi 50 anni, cosa che comporterebbe un surriscaldamento globale maggiore di 2 gradi.

Una soglia oltre la quale il pianeta subirà conseguenze devastanti: l’innalzamento del livello del mare, le ondate di calore intollerabili e altri fenomeni meteorologici estremi con danni permanenti agli ecosistemi.  Ne consegue anche l’aumento dei deserti nelle aree già calde del pianeta.

“Se aumentano i deserti – spiegano Grazzini e Rossi -, le popolazioni che abitano in quelle zone diventano sempre più povere e sono obbligate a migrare. L’aumento della temperatura terrestre porta anche a un innalzamento del livello del mare. Lo sanno bene i 9 milioni di cittadini di Jakarta, la capitale amministrativa dell’Indonesia, che sta sprofondando sia per i prelievi di acqua dal sottosuolo sia per il rapido aumento del livello del mare: il presidente dell’Indonesia ha già annunciato che sarà necessario costruire una nuova città in cui dovranno trasferirsi tutti i 9 milioni di abitanti di quella attuale”.

Combustioni fossili e riscaldamento globale

Foto di Carlos “Grury” Santos / Unsplash

Il riscaldamento globale influisce sulla nostra vita quoditiana

Il riscaldamento globale ha ripercussioni evidenti anche a livello locale e nella vita quotidiana. “In Italia le conseguenze si osservano già da qualche tempo – spiegano – e riguardano tanti aspetti, dall’innalzamento del livello del mare che è evidente a Venezia, dove il Mose (il sistema di dighe mobili formato da quattro barriere poste alle tre bocche di porto della laguna di Venezia) pensato per funzionare sporadicamente è già stato azionato a intervalli molto ridotti per far fronte all’acqua alta.

E poi c’è l’aumento delle temperature con le conseguenti ondate di calore anomalo e l’aumento del numero di giorni con disagio climatico, soprattutto per chi vive in città. Per intenderci, se si continua così, già tra qualche anno Milano avrà le temperature di Catania e la città etnea avrà quelle di una città del Sub Sahara. Inoltre, è già evidente il danno sulle colture con minori produzioni di uva, di vino e di frutta. Questi sono sicuramente danni economici che si vanno a sommare ai fenomeni, già  in aumento di eventi estremi di precipitazioni e di rischio idrogeologico“.

Come possiamo contrastare il fenomeno?

Il riscaldamento globale non è qualcosa di remoto. Galoppa velocemente e dipende da tutti noi. “Prima di tutto – dicono – bisogna essere cittadini coscienti e responsabili. La conoscenza porta anche ad avere coscienza di ciò che accade e saper chiedere ai potenti, finalmente, di muoversi per cambiare questo corso. D’altra parte è quello che hanno fatto i tanti giovani di Friday for future con in testa Greta Thungberg. Inoltre, nel nostro piccolo, tutti noi dobbiamo necessariamente ridurre il nostro impatto ambientale, la nostra impronta ecologica e sapere che ogni nostra azione richiede energia.

L’obiettivo deve essere cercare di ridurre le emissioni di Co2 nell’atmosfera e questo lo si può fare, usando meno i mezzi di trasporto inquinanti, meno i condizionatori, migliorando l’efficienza energetica delle nostre case. Ridurre l’uso del petrolio significa anche ridurre l’uso della plastica che si ricava proprio dal petrolio, eliminare gli oggetti monouso, ridurre gli imballaggi, e rendere più durevoli i beni di consumo, dai vestiti all’ultimo modello di cellulare fino a ridurre il consumo di carne“.

Manifestazione contro il riscaldamento globale

Foto di Markus Spiske / Unsplash

Maria Enza Giannetto

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