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La deforestazione è responsabile di un quarto delle emissioni globali

Lo sostiene Mirel Endara de Heras ministra di Panama, che racconta come il suo paese (ma anche altri paesi tra cui l'Italia) stiano lavorando per fronteggiare il fenomeno

Daniele Pernigotti
30 marzo 2016

UNFCCC REDD+ Mirel Endara de Heras foreste tropicali emissioni c02 deforestazione COP21 Coalition for Rainforest Nations cambiamento climaticoDifficile pensare di risolvere il problema del cambiamento climatico senza un’efficace lotta alla deforestazione. È questa la convinzione di Mirel Endara de Heras, Ministra dell’Ambiente di Panama che Wise Society ha incontrato per un’intervista in cui ci racconta come il piccolo paese centramericano stia lavorando per creare un network internazionale.

Perché è necessario porre tanta attenzione verso le foreste?

La deforestazione è responsabile del 26% delle emissioni globali, quindi è evidente il potenziale di mitigazione del cambiamento climatico legato a questo settore. Inoltre, nei paesi che ospitano le foreste tropicali vive circa il 39% della popolazione mondiale. Il meccanismo di lotta alla deforestazione dell’UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change),  il REDD+ (Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation), diventa così anche uno strumento per migliorare l’ambiente in cui vivono una moltitudine di persone. Un modo per promuovere lo sviluppo sostenibile di questi paesi.

Recentemente anche l’Italia ha dimostrato attenzione a questo tema.

Si. Alla COP 21 di Parigi il Ministro Gian Luca Galletti ha firmato con me e i colleghi di Papua Nuova Guinea e Ghana, in rappresentanza della Coalition for Rainforest Nations, un accordo che prevede un contributo di 2 milioni di euro da parte dell’Italia a favore proprio per la lotta alla deforestazione.

Come saranno spesi questi fondi?

L’obiettivo è supportare il lavoro della Coalition nella promozione e implementazione del REDD+. La decisione di dettaglio su come investire tali risorse sarà discussa insieme con gli altri paesi che fanno parte di questo gruppo.

Panama ha però già lanciato un’altra iniziativa sulle foreste. E’ così?

Alla COP 21 di Parigi il Presidente di Panama ha lanciato l’iniziativa ICI REDD (International Centre for Implementation of REDD). È finalizzata allo sviluppo di un centro internazionale per la promozione del REDD. Intendiamo lavorare attraverso accordi multilaterali, con le associazioni e con chiunque sia interessato all’implementazione del REDD. Vogliamo arrivare a dimostrare al mondo come l’implementazione del REDD possa supportare la mitigazione e l’adattamento.

Qual è a oggi la copertura economica del progetto?

Panama ha reso disponibili un contributo annuale di 250.000 dollari per coprire parzialmente l’operatività del centro, ma la raccolta fondi è appena iniziata. Abbiamo comunque già il supporto di Repubblica Dominicana, Nicaragua, Honduras, Guinea Bissau. Intendiamo costituire un Comitato Direttivo, composto dai paesi aderenti all’iniziativa, che deciderà se i paesi dovranno contribuire economicamente con un importo annuale, attraverso una percentuale dei progetti o altri meccanismi.

I fondi stanziati dall’Italia potranno quindi essere utilizzati anche per l’ICI REDD?

È un discorso diverso. La costruzione dell’accordo di 2 milioni di euro con l’Italia è iniziato in precedenza e in modo specifico con la Coalition, mentre l’idea dell’ICI REDD è stata lanciata da Panama alla COP 21.

Quindi un’iniziativa nazionale.

In futuro potremmo anche decidere di creare altre sedi in diverse parti del mondo, o addirittura trasferire la sede centrale in altri paesi, dipende da come il Comitato Direttivo deciderà di organizzare le attività del centro.

L’Italia ha aderito all’ICI REDD?

No, non ancora. Abbiamo però spedito recentemente gli inviti ad aderire a questa Deforestazione in Amazzoniainiziativa ai 196 paesi che fanno parte dell’UNFCCC. Abbiamo voluto condividerlo con tutti e siamo ora aperti a un’ampia cooperazione.

Che tipo d’iniziative contate di promuovere attraverso il centro?

Al momento pensiamo di sviluppare alcune aree di attività, come la ricerca, il monitoraggio e la mobilizzazione di finanza. Quest’ultimo soprattutto in termini di “commercializzazione delle emissioni”. Bisogna ricordare che nel mondo ci sono molti progetti REDD: in Guatemala, in Brasile, in Africa e in molti altri paesi. Il beneficio in termini di riduzione delle emissioni legate a questi progetti è magari gestito in mercati volontari, ma non è contabilizzato in modo ufficiale. Quello che vorremmo sviluppare attraverso l’ICI è un meccanismo, una sorta di linguaggio ufficiale per tradurre queste riduzioni in numeri ufficiali, che possano essere utilizzati ai fini della mitigazione. Tanto da parte dei paesi quanto del settore privato.

Prospettiva ambiziosa…

Ma questo è il motivo per cui la Coalition ha combattuto per due settimane alla COP21, chiedendo l’introduzione di un articolo sul REDD nell’Accordo di Parigi. Serviva per avere un forte segnale sul ruolo centrale delle foreste rispetto al cambiamento climatico. Ora con il centro ICI REDD vogliamo trasformare questa idea in realtà.

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