Wise Society : Gli italiani che portano l’illuminazione ecologica a chi è al buio
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Gli italiani che portano l’illuminazione ecologica a chi è al buio

Quattro under 30 hanno avviato la filiale italiana di Liter of Light, ong internazionale che si propone di illuminare in modo ecosostenibile i villaggi poveri del mondo

Andrea Ballocchi
8 aprile 2016

Lo Street light installato nel villaggio di Siné Mbarick“Brancolare nel buio” per noi che viviamo in contesti fin troppo illuminati è giusto un modo di dire. Non lo è per un 1,1 miliardi di persone (fonte Banca Mondiale) che al tramonto del sole vivono privi di luce elettrica. E nel buio si nascondono pericoli: come a Siné Mbarick, un villaggio del Senegal di 700 abitanti, distante poco più di 100 km dalla capitale Dakar. Lì, fino a qualche mese fa, il rischio di imbattersi in un serpente velenoso alla sera era una delle insidie più temute dai residenti, soprattutto per i loro figli abituati a giocare all’aperto fin dopo il calare del sole. Un altro pericolo è la vicina Route National, che passa a 200 metri dal villaggio, collegando la capitale al nord del Paese.

Da pochi mesi la vita è cambiata in meglio, grazie a “Liter of Light”, una ong internazionale che ha nella sede italiana la protagonista del cambiamento. La filiale, che ha base a Prato, è stata attivata da Lorenzo Giorgi 26 anni (direttore), insieme al fratello Giorgio (22, project manager), a Giacomo Battaini (26, vicedirettore) e Simone Gori (29, architetto e responsabile della progettazione e design). Sono stati loro a occuparsi della illuminazione locale, portando avanti il progetto cardine dell’organizzazione internazionale nata proprio per illuminare in modo ecosostenibile i villaggi poveri del mondo.

DALL’ITALIA AL SENEGAL: Il gruppo italiano è divenuto coordinatore per il continente europeo della ong nata nel 2011 per volontà di Illac Diaz che ha perfezionato un’idea di Alfredo Moser, un meccanico brasiliano che – con la collaborazione di alcuni studenti del MIT – ha creato una lampadina solare da 55 watt che rifrange la luce del sole. Diaz nel 2013 ha apportato un correttivo importante, dotando il sistema di pannelli solari e lampadine per fare luce anche di notte. Un accorgimento che ha portato la luce alle popolazioni filippine colpite dal tifone Yolanda.

Il kit è costituito da una bottiglia di plastica, acqua e candeggina (antibatterica), un piccolo pannello solare, una batteria e una lampadina a led di 1 watt. I moduli si differenziano per l’illuminazione privata (con un pannello solare da 2 W) e per quella pubblica (con pannello solare da 10 W). Tecnologia semplice ed energia rinnovabile: il segreto sta tutto qui.

La filiale italiana sta perfezionando a sua volta l’idea: «Lavoriamo per migliorare le installazioni a livello architettonico, artistico e di design – spiega Giorgio Giorgi – promuovendo l’idea e ciò che ci sta dietro in varie manifestazioni fieristiche, che ci hanno portato al Expo2015, in collaborazione con Ministero dell’Ambiente, e a Parigi a Cop21 in collaborazione con Enel. Inoltre la nostra ong è impegnata a livello mondiale con l’Unhcr con cui abbiamo collaborato nei campi profughi di Etiopia, Pakistan e Filippine».

Lo spunto che porta in Italia Liter of Light è venuto a Lorenzo Giorgio e a Giacomo Battaini, all’epoca studenti universitari di cooperazione internazionale a Firenze. L’incontro con Illac Diaz avviene in maniera fortuita, tramite sua sorella Romina, gestore di un ostello della gioventù nel capoluogo toscano. Da lì alla nascita ufficiale nel 2015, dopo un anno di organizzazione e disbrigo delle pratiche burocratiche. Dalle fiere italiane a Parigi e poi in Marocco al Solar Festival con la prima installazione di illuminazione pubblica. Ma il primo progetto di Liter of Light Italia è stato proprio nel villaggio senegalese di Siné Mbarick, a dicembre 2015. «Tutto è partito dalla conoscenza a Prato, sede della nostra ong, di Moustafà Diagne, senegalese, divenuto nostro referente locale, che ha permesso di far conoscere la nostra realtà e la mission».

Avviata la presentazione, è venuto il momento dello studio di prefattibilità, condotto proprio da Giorgio Giorgi che motiva la scelta di Siné Mbarick: «il villaggio dista a poco La festa del battesimo illuminata con StreetLightpiù di un chilometro dalla cittadina di Ngaye Mékhé (30mila abitanti) e a soli 200 metri dalla Route National, da cui passa anche la rete elettrica. Ed è emblematico che pur a poca distanza da tutto questo, il villaggio rimanesse al buio, esposto all’insicurezza e ai pericoli di chi è costretto a muoversi senza vedere né essere visti. Qualsiasi azione diviene difficoltosa, anche dover prendere la legna per la stufa appena fuori da casa».

Lo scopo della ong va oltre il portare la luce: « in ogni nostra progettazione l’obiettivo è la creazione di una microimpresa locale, in grado di promuovere l’idea e di formare gli abitanti nel montaggio, nella installazione e nella successiva manutenzione. Nel caso del villaggio senegalese ci siamo appoggiati a una associazione di donne che portava avanti iniziative di aiuto per la comunità».

Nel villaggio sono stati installati 100 lampioni più 20 impianti dotati di una lampada portatile: una soluzione utile, per esempio, per raggiungere il vicino cimitero oltre che la cittadina di Ngaye Mékhé. «Le lampade portatili sono state messe a disposizione a noleggio, con una piccola somma di denaro che a sua volta viene reinvestita per iniziative di solidarietà comunitaria».

Sostenibilità e solidarietà si uniscono e vedono l’apporto non solo di uno sponsor aziendale (in questo caso della Fondazione AEM) che ha coperto tutte le spese del progetto, ma anche degli studenti dell’istituto milanese di istruzione superiore Severi-Correnti, che hanno realizzato l’impianto elettrico e il collegamento col modulo solare.

DAL BUIO ALLA LUCE E DAL PRESENTE AL FUTURO: Il passaggio dal buio alla luce è stato accolto con gioia «a partire dalla grande richiesta di abitanti del villaggio che si sono offerte volontarie al corso di formazione tutto è stato preso con grande partecipazione – racconta il project manager – e poi il primo lampione, appena pronto, è stato… preso in prestito per una sera per illuminare la festa del battesimo per un bimbo appena nato».

Da sinistra: Lorenzo Giorgi, con suo fratello Giorgio e Giacomo  Battaini Il prossimo progetto sarà ancora in Senegal per quattro scuole di altrettanti villaggi, per l’illuminazione interna ed esterna, con 100 lampioni da installare. In questo caso sono coinvolti svariati studenti dell’Istituto statale “Giordano Bruno” di Cassano d’Adda (Milano) e come sponsor l’azienda pugliese “Efficienza&Energia”.

La ong italiana si muoverà anche in Marocco (in previsione anche della Cop 22 a Marrakesh il prossimo novembre) e poi in Sudamerica, oltre alla presenza ad eventi nazionali e internazionali per la promozione dell’attività.

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Una risposta a Gli italiani che portano l’illuminazione ecologica a chi è al buio

  1. Augustine Iguodala

    Finalmente sta arrivando la luce giusta nel continente fatto tenebroso dai numerosi dirigenti senza un filo di luce nel cuore. Vorrei tanto incontravi per contribuire a questa ‘lux in tenebre’

    Grazie a presto

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