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Diesel “verde” dai rifiuti, buone notizie da una ricerca piemontese

La sperimentazione sta dando riscontri incoraggianti

Ilaria Lucchetti
15 gennaio 2013

foto da Provincia di VerbaniaSi è conclusa in questi giorni la prima fase dello studio, commissionato dall’azienda del trasporto pubblico locale VCO Trasporti, relativo alla produzione di greendiesel dai rifiuti organici raccolti nel Verbano Cusio Ossola, con l’obiettivo di utilizzarlo nel rifornimento dei mezzi pubblici della zona (1.800.000 km annui percorsi da una cinquantina di unità). Primo nel suo genere in Italia, questo progetto mette in evidenza i vantaggi economici derivanti dalla riduzione dei costi di acquisto di carburante e di quelli relativi allo smaltimento rifiuti, con vantaggi per l’ambiente in linea con le indicazioni dettate dall’agenda dell’Unione Europea. Il biocarburante è stato ricavato in due passaggi: dai rifiuti organici al bio-olio e dal bio-olio, attraverso un processo di raffinazione, al diesel “verde”.

Produrre carburanti da rifiuti organici può essere una svolta nel futuro della mobilità su strada. Una soluzione che porterebbe con sé notevoli vantaggi, sia da un punto di vista economico che ambientale, e che VCO Trasporti ha voluto esplorare, sotto l’egida della Provincia del Verbano Cusio Ossola, nella sua fattibilità tecnica-economica con uno studio condotto da GreenLab (Organismo di ricerca collegato a Tecnovia, laboratorio qualificato dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) e Nanoireservice (società a cui fa riferimento il NisLabVCO, laboratorio di ricerca nel campo delle nanotecnologie e della scienza dei materiali operativo presso il Tecnoparco del Lago Maggiore a Verbania-Fondotoce): Strutture di ricerca che per alcune fasi si sono appoggiate al Laboratorio Re-Cord collegato all’Università di Firenze.

Questo studio rappresenta il primo caso nazionale in cui un’azienda di trasporti pubblici si pone il problema di risolvere aspetti ambientali integrando componenti diverse del territorio come la mobilità e la gestione dei rifiuti. Consentendo così al Verbano Cusio Ossola di diventare il “laboratorio” di una sperimentazione in chiave di sostenibilità.

In questa provincia la raccolta differenziata ha raggiunto una quota che supera il 63% e i rifiuti organici rappresentano oltre il 12% di quelli complessivamente raccolti, attestandosi a circa 12 mila tonnellate all’anno, per lo più conferite a impianti di compostaggio.

Finanziata dall’azienda di trasporti che ha utilizzato nella quasi totalità le risorse derivanti dal credito d’imposta sulla ricerca, l’iniziativa trova le sue ragioni nel quadro d’insieme delineato dalle strategie comunitarie, sintetizzate nella formula “20-20-20” al 2020 (20% di energia prodotta da fonti rinnovabili, 20% di riduzione delle emissioni di CO2 e 20% di maggiore efficienza energetica).

In questo solco, l’Unione Europea spinge verso l’utilizzo di biocarburanti in sostituzione di carburanti derivati dal petrolio, senza tuttavia un consumo da parte delle “coltivazioni energetiche” di suolo adibito a colture alimentari e in più contribuendo a risolvere il problema legato allo smaltimento di scarti prodotti tutti i giorni.

A oggi è stata completata la prima fase testando la possibilità di giungere, attraverso una pirolisi veloce, a un bio-olio che possiede un elevato potere calorifico e una composizione chimica che si conferma idonea alla successiva fase di raffinazione.

A favore dell’applicazione pratica della ricerca depongono anche le valutazioni ricavate dall’analisi costi-benifici, che dimostrano come questo rapporto risulti decisamente favorevole. I vantaggi si concretizzerebbero – oltre che nel contributo all’abbattimento delle emissioni di CO2 in atmosfera – nella riduzione dei costi di acquisto di carburante. Un altro aspetto positivo su cui insistere è la limitazione dei problemi e dei costi legati allo smaltimento, che oggi avviene con il conferimento (ricorrendo al trasporto su gomma) a impianti specializzati con una spesa che si riflette sulle tariffe pagate dagli utenti del servizio.

 

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2 risposte a Diesel “verde” dai rifiuti, buone notizie da una ricerca piemontese

  1. andrea bosco

    Sappiamo già che dai rifiuti organici si ricava bio gas, e quindi questa è una variante di utilizzo del rifiuto organico.
    Quello che non sono riuscito a capire se nello stesso processo si può utilizzare la plastica.

  2. Fabrizio

    si può fare anche dalla plastica, ho visto un servizio in Tv, il problema è che come i rifiuti, finché c’è il petrolio non ti fanno fare niente…

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