Wise Society : Il consumo di suolo invade parchi e aree protette
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Il consumo di suolo invade parchi e aree protette

Il suolo nazionale cementificato ammonta a circa il sette per cento. Sembra una frazione piccola, ma corrisponde a un’area grande poco meno dell’Emilia Romagna

Fabio Di Todaro
31 luglio 2018

È come se, ogni due ore, un’area delle dimensioni di piazza Navona sparisse per fare posto a un palazzo, a una schiera di villette o a un capannone industriale. Nella metafora, c’è la gravità dell’impatto che il consumo di suolo continua ad avere in Italia, nonostante la lenta ripresa del mercato immobiliare. Lo spazio privo di edifici s’è ridotto ulteriormente, nel 2017: di 52 chilometri quadrati, con l’aggravante che quasi un quarto di questa erosione è avvenuta in aree sottoposte a vincoli paesaggistici (ma non per forza in maniera abusiva). Spazi in cui la legge non vieta a priori di costruire, ma all’interno dei quali le indicazioni e i parametri da rispettare hanno l’obiettivo di mitigare l’inserimento di nuove opere edilizie.

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Consumo di suolo: tra nuove infrastrutture e cantieri anche l’anno scorso sono state occupate aree protette e a pericolosità idrogeologica con frequenti sconfinamenti all’interno di aree vincolate per la tutela del paesaggio: coste, fiumi, laghi, vulcani e montagne, Image by iStock

LA FOTOGRAFIA DEL 2017 – Tra nuove infrastrutture e cantieri, che da soli coprono più di tremila ettari, anche l’anno scorso sono state occupate aree protette e a pericolosità idrogeologica con frequenti sconfinamenti all’interno di aree vincolate per la tutela del paesaggio: coste, fiumi, laghi, vulcani e montagne. Il cemento, soprattutto lungo la fascia costiera e i corpi idrici, ricopre ormai più di 350mila ettari: circa l’otto per cento della loro estensione totale. Si è agli antipodi di quanto avvenuto in Italia tra il 1960 e il 1980, ma il rapporto sul consumo di suolo redatto dall’Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) continua a essere foriero di cattive notizie. Anche se la velocità con cui si costruisce si è stabilizzata a una media di due metri quadrati al secondo, quella registrata è solo una calma apparente. I valori, oltre a non tener contro di alcune tipologie di consumo considerate nel passato, sono già in aumento nelle regioni in ripresa economica come accade nel Nord-Est del Paese. Tutto questo ha un prezzo, la cifra stimata supera i due miliardi di euro all’anno.

IL TERRENO VA A RUBA SOPRATTUTTO NEL NORD ITALIA – Il consumo di suolo non ha tralasciato nemmeno le aree protette: quasi 75 mila ettari sono ormai totalmente impermeabili, anche se la crescita in queste zone è ovviamente inferiore a quella nazionale (0,11 contro lo 0,23 per cento). La maglia nera delle trasformazioni del suolo 2017 va al Parco nazionale dei Monti Sibillini, con oltre 24 ettari di territorio consumato, seguito da quello del Gran Sasso e Monti della Laga, con altri 24 ettari di territorio impermeabilizzati, in gran parte dovuti a costruzioni ed opere successive ai recenti fenomeni sismici del Centro Italia. I Parchi nazionali del Vesuvio, dell’Arcipelago di La Maddalena e del Circeo sono invece le aree tutelate con le maggiori percentuali di suolo divorato. A livello provinciale, al centro e nel Nord Italia si concentrano le province con l’incremento più alto nel 2017. Sissa Trecasali (Parma), con una crescita che supera i 74 ettari, è il comune italiano che ha costruito di più nell’ultimo anno, principalmente a causa della realizzazione della nuova Tirreno-Brennero. Tre gli scenari ipotizzati dall’Ispra, da qui al 2050: data stabilita per l’azzeramento del consumo di suolo. Il primo, in caso di approvazione della legge rimasta ferma in Senato nella scorsa legislatura, vede associarsi ad una progressiva riduzione della velocità di trasformazione una perdita di terreno pari a poco più di 800 chilometri quadrati. Il secondo stima un consumo di suolo superiore al doppio, nel caso in cui si mantenesse la velocità registrata nell’ultimo anno. Terza ipotesi: si potrebbero superare gli ottomila chilometri quadrati nel caso in cui la ripresa economica portasse di nuovo la velocità a valori medi o massimi registrati negli ultimi decenni.

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Il consumo di suolo non ha tralasciato nemmeno le aree protette: quasi 75 mila ettari sono ormai totalmente impermeabili, anche se la crescita in queste zone è ovviamente inferiore a quella nazionale (0,11 contro lo 0,23 per cento), Image by iStock

MEGLIO INCENTIVARE BONIFICHE E RICONVERSIONI – Da questo dossier s’evince che se la ripresa economica coincidesse con l’ulteriore consumo di suolo, il conto che la natura dovrebbe pagare sarebbe pressoché incompatibile col proseguimento dell’esistenza. Il suolo nazionale cementificato, cioè sigillato in permanenza da edifici o infrastrutture di trasporto o industriali, ammonta a circa il sette per cento. Sembra una frazione piccola, ma corrisponde a un’area grande poco meno dell’Emilia Romagna. Meglio, se necessario, puntare allora sulle ristrutturazioni e sulle bonifiche di aree dismesse, che andrebbero invece incentivate, come da tempo propone Renzo Piano, riguardo soprattutto ad alcuni spazi periferici delle grandi città.

Twitter @fabioditodaro

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