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Ancora troppi i pesticidi nei terreni e nelle acque italiane

Lo certifica l'annuale rapporto dell'Ispra che mette in guardia sul rischio delle miscele di sostanze chimiche e sulla loro persistenza nel terreno

Fabio Di Todaro
23 aprile 2015

Image by © Nik Wheeler/CorbisCalano le vendite, ma prima di avere un terreno privo di pesticidi occorrerà attendere diversi decenni. È questa la sintesi che emerge dalla lettura del dodicesimo rapporto nazionale sui pesticidi nelle acque, redatto dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

Sotto i nostri piedi persiste un “cocktail” di sostanze, sui cui effetti c’è ancora poca conoscenza. I dati del documento, nel complesso, appaiono incoraggianti. Ma leggendo tra le righe si capisce che molta strada rimane da percorrere. A destare sospetto è il rischio chimico legato alle miscele, ancora sconosciuto. Gli esperti ipotizzano che le sostanze possano agire tra loro secondo un effetto additivo, meno grave rispetto a quello sinergico: in cui come risultato finale si ha un danno superiore alla somma dei singoli. Ecco perché, sebbene dal dossier emerge chiaramente come la vendita di pesticidi sia in calo, a preoccupare di più è la loro persistenza nel terreno, già emersa anche dalle precedenti edizioni del rapporto.

Complessivamente, lungo la Penisola, sono state rintracciate 175 sostanze residue, tra le acque sotterranee e quelle superficiali. Principalmente erbicidi, ma anche fungicidi e insetticidi. Quasi 28mila i campioni portati in laboratorio. Diciannove le regioni, gli uffici dell’Arpa e le province autonome che hanno risposto all’appello relativamente al biennio 2011-2012. La “maglia nera” dell’indagine è finita sulle spalle della Calabria e del Molise, colpevoli di non aver fornito alcun dato. Così il triste primato finisce sulle spalle delle regioni occupate dalla Pianura Padana. Ma il dato non deve sorprendere, per due ragioni: la frammentarietà delle informazioni giunte dal Mezzogiorno e l’ampia Image by © John Wilkinson/Ecoscene/Corbis diffusione dell’agricoltura e della zootecnia al di sopra del Po. Ciò che preoccupa, piuttosto, è l’aver rintracciato dei mix di composti – fino a 60 – diversi. «Il rischio derivante dall’esposizione a miscele di sostanze è sottostimato dalle metodologie utilizzate in fase di autorizzazione, che valutano le singole sostanze e non considerano gli effetti cumulativi», ha rimarcato la Commissione Europea.

La notizia positiva giunge dal fronte economico. La consapevolezza dei rischi legati al consumo di pesticidi è alta al punto da far registrare un calo costante dei prodotti fitosanitari venduti. Tra il 2001 e il 2012 si è passati da 147.771 a 134.242 tonnellate: con un calo maggiore (-30,2%) dei rimedi più pericolosi. Un dato che non trova conferma nei monitoraggi effettuati sui terreni in ragione della lunga persistenza dei pesticidi. Si potrà arrivare un giorno ad avere terreni nuovamente liberi da essi? «Ci troviamo di fronte a fenomeni di contaminazione ambientale difficilmente reversibili», chiosano i ricercatori.

Twitter @fabioditodaro

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