Wise Society : “Osterie d’Italia 2013”, più accessibile e anche digitale
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“Osterie d’Italia 2013”, più accessibile e anche digitale

La nuova edizione della storica guida Slow Food al mangiar bene, indica anche i locali più attenti ai disabili e a chi soffre di intolleranze alimentari. Per una vera qualità dell'accoglienza

Laura Campo
16 settembre 2012

Cover libroTorna in libreria Osterie d’Italia 2013, la storica guida Slow Food ai migliori posti dove mangiar bene in Italia con un occhio alla qualità e l’altra al prezzo, (1713 trattorie a 35 € e 77 ristoranti più formali ed eleganti con costi più elevati) che quest’anno segnala in modo particolare i locali accessibili ai disabili e quelli indicati per i celiaci (che aderiscono al progetto Alimentazione Fuori Casa dell’Associazione Italiana Celiachia).

L’altra novità è che la guida non è più solo di carta, ma anche digitale con l’applicazione Iphone scaricabile direttamente dell’App Store e la versione per il mondo Android che uscirà al Salone del Gusto di Torino.

«La guida è il mattone di una comunità che ha permesso a Slow Food di esistere e di essere uno strumento che nasce dal basso, costruita scheda per scheda da un gruppo di lavoro che comprende non solo esperti e critici gastronomici, ma anche fiduciari e soci buongustai, 400 collaboratori in tutta Italia e che tiene conto delle segnalazioni di semplici lettori appassionati che mandano continuamente alla redazione informazioni, aggiornamenti e consigli», ha commentato Roberto Burdese presidente di Slow Food Italia alla presentazione del volume (curato da Marco Bolasco e Eugenio Signoroni, 22 euro) nel nuovo spazio di Eataly a Roma.

Nel piatto tradizione e cultura dei territori

 

Salone del Gusto e Terra Madre 2012In primo piano come sempre l’attenzione alle trattorie che, con i loro piatti esaltano la cucina e i prodotti del territorio, puntando sulla bontà e semplicità. Ma non solo. Tratto distintivo di questi locali è la qualità dell’accoglienza che significa far star bene le persone a tavola e far passare al cliente contenuti, tradizione, cultura. Tutti elementi che possono far superare anche la crisi pesante del settore della ristorazione fuori casa.

«L’elemento su cui riflettere è che molte delle trattorie Slow Food si trovano fuori dalle grandi città, spesso in territori lontani dal grande turismo di massa quasi “abbandonati”, eppure funzionano bene lo stesso» continua Burdese.

«Questo dimostra che c’è ancora un’economia reale, di piccola scala, che si fonda su risorse umane, valori di una tradizione che è esperienza e conoscenza dei territori. E proprio su questo bisogna investire, per uscire dalla crisi, sull’economia solidale dei territori e sulla loro cultura alimentare da cui possono nascere anche nuovi mestieri per i giovani di cui c’è estremo bisogno: piccoli produttori, ristoratori, artigiani.

Questi sono i nostri valori non delocalizzabili, che non si potranno mai portare in Cina o altrove e che fanno davvero la differenza», conlcude il presidente di Slow Food. Prossimo appuntamento? Al Salone del Gusto di Torino per la presentazione (28 Ottobre) di Slow Wine 2013 Storie di vite, vigne e vini in Italia, dedicata al mondo del vino, arrivata quest’anno alla terza edizione.

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