Wise Society : A Modena nasce la prima scuola di fallimento italiana
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A Modena nasce la prima scuola di fallimento italiana

Con il motto "Bisogna perdere per imparare a vincere" la scuola si rivolge ai Neet, cioè a tutti coloro che non lavorano nè studiano senza rassegnazione ma sviluppando autostima e competenze trasversali

Fabio Di Todaro
22 giugno 2017
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La scuola di fallimento si rivolge soprattutto ai giovani tra i 18 e i 29 anni che non studiano né lavorano, i cosiddetti Neet, Image by iStock

Il motto che è alla base è vecchio quasi quanto il mondo: sbagliando si impara. Ma alla base della scelta adottata dalla Fondazione Cassa di risparmio di Modena e dalla Fondazione San Filippo Neri, promotrici della prima scuola di fallimento italiana, c’è invece un’esigenza quanto mai attuale: trovare una collocazione nella società ai «Neet», ovvero coloro che non studiano né lavorano. L’appuntamento formativo rivolto ai ragazzi di età compresa tra i 18 e i 29 anni è partito lo scorso weekend nel capoluogo emiliano: buona la risposta dei giovani. Ma a partire da settembre l’obiettivo è coinvolgere anche gli adulti al momento senza lavoro, al fine di metterli nelle condizioni di tornare a essere «appetibili» nel panorama occupazionale.

SCUOLA DI FALLIMENTO: DI COSA SI TRATTA? – La scelta di etichettare l’appuntamento formativo non ha affatto un’accezione negativa. Obiettivo primo degli organizzatori è infatti quello di portare i «Neet» italiani – quasi 2,3 milioni di italiani, secondo le ultime rilevazioni del Censis – a prendere innanzitutto atto della loro condizione e a compiere un’analisi approfondita degli errori compiuti. «Bisogna perdere per imparare a vincere», è il motto dei promotori dell’iniziativa, la prima di questo tipo al mondo. Attraverso il teatro, i giochi di ruolo, le simulazioni, le tecniche di coaching e mentoring, i docenti contano di prendere per mano gli allievi e condurli a pensare a un nuovo successo. Il passaggio successivo è quello che prevede la lotta alla rassegnazione: attraverso un lavoro profondo da compiere sull’autostima e sviluppando competenze trasversali. D’altra parte, per dirla con le parole di Francesca Corrado, economista e socio fondatore di «Play Res», società nata con lo scopo di diffondere il gioco serio, come modalità di apprendimento e attivatore di cambiamento sociale e di sviluppo, «sbagliare fa bene nella vita e nel lavoro, ma il vero problema è che molte persone non sanno perdere».

IMPARARE A PERDERE PER RINASCERE – Bisogna sapere perdere, dunque, per avviarsi a rimirare la luce. Un dogma che risulta sempre meno noto, in una società che ci richiede sempre performance elevate. Il target è rappresentato da chi è già caduto, ma pure da chi non ha mai trovato la forza per sgomitare nel terzo millennio: cosa che non appartiene a tutti. Una decina i docenti: attori di teatro d’improvvisazione, docenti di game design del Politecnico di Milano, un neuroscienziato dell’Università di Udine, una psicologa e due esperti di giochi di ruolo. L’approccio alla cura dello scoramento che assale chi ha fallito è chiamato «memoria incarnata». Ne rimangono vittime i giovani, ma anche chi è fra i 35 e i 55 anni e viene estromesso dal mercato del lavoro:

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Una decina gli insegnanti della prima scuola di fallimento italiana di Modena: attori di teatro d’improvvisazione, docenti di game design del Politecnico di Milano, un neuroscienziato dell’Università di Udine, una psicologa e due esperti di giochi di ruolo, Image by iStock

con decisioni che spesso hanno il sapore di una condanna definitiva, per chi le subisce.  L’obiettivo, a partire dal prossimo autunno, è quello di coinvolgere anche gli insegnanti: coloro che più di tutti hanno a che fare con i «Neet». «Ma abbiamo molte richieste anche dalle imprese, persino di grandi dimensioni», fanno sapere gli organizzatori, poco sorpresi dal riscontro. Oggigiorno, d’altra parte, il senso di sconfitta può investire chiunque. Meglio farsi trovare pronti, dunque. O sapere, comunque, che d’ora in avanti ci sarà una scuola pronta ad aiutare chi sembrerà non avere più la fiducia per guardare avanti con ottimismo.

Twitter @fabioditodaro

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