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Gerd Gigerenzer: non ragionare troppo. Segui l’intuito

Secondo lo psicologo e neuroscienziato tedesco si sceglie meglio quando ci si affida all'intuizione. Che non è un sesto senso nè un impulso istintivo. Ma un'intelligenza inconscia, slegata dal ragionamento, che ci permette di agire e decidere bene con grande rapidità e precisione

di Monica Onore
9 gennaio 2011

Gerd Gingerenzerz, psicologo e neuroscienziatoA volte servono ore e giorni per prendere la decisione giusta. Altre volte, invece, è una questione di secondi: si sceglie senza premeditazione, senza far calcoli, in pratica senza pensarci troppo. In questo caso spesso si dice di avere avuto una buona “intuizione”. Ma l’intuizione non deve essere considerata un sesto senso, bensì un’intelligenza inconscia. Siamo abituati a considerare l’intelligenza un’attività intenzionale e cosciente guidata dalle leggi della logica, invece gran parte della nostra attività mentale è inconscia e si basa su processi estranei al ragionamento. Secondo Gerd Gigerenzer psicologo e direttore del prestigioso Max Planck Institute for Human Development di Berlino, l’intuizione non è puro impulso e capriccio, ma anzi ha una sua razionalità e sfrutta capacità acquisite dal cervello, permettendoci di agire rapidamente e con stupefacente precisione. La qualità dell’intuizione sta nell’intelligenza dell’inconscio e non c’è modo di farne a meno.

 

Cover Decisioni intuitive, Raffaello Cortina EditoreNel suo libro Decisioni intuitive. Quando si sceglie senza pensarci troppo (Raffaello Cortina Editore) ci spiega come funziona la nostra mente e quanto importante sia l’intuizione nei processi decisionali, ma non è sempre stato così?


È dai tempi dell’Illuminismo che l’intuizione è considerata inferiore alla ragione. In realtà il cervello possiede capacità che si sono sviluppate nel corso dei millenni e la mente si è adattata ad economizzare i suoi sforzi affidandosi all’inconscio. Il trucco non è accumulare informazioni su informazioni, ma selezionarle tralasciando ciò che non è necessario sapere.


Come e quando si usa l’intuizione?


Una persona che parla bene la propria lingua può immediatamente dire se una frase è grammaticalmente corretta o meno, ma soli pochi sanno esprimere verbalmente i principi grammaticali della loro osservazione. Così un giocatore professionista di basket o di cricket è in grado di acchiappare una palla al volo, ma se gli chiedi come ci riesce probabilmente farà una faccia stupita e dirà di non averci mai pensato. Sappiamo più cose di quelle che riusciamo a esprimere, grazie all’intuizione. La soluzione migliore è spesso la prima che le persone competenti, in diversi settori, trovano: dai professionisti agli sportivi, dal medico al vigile del fuoco etc.

Taking a break and deciding, album di fakelvis/flickr

Quindi dovremmo utilizzare meno tempo per fare la cosa giusta?


In uno studio fatto su un gruppo di giocatori professionisti di pallamano che guardavano una partita registrata, abbiamo notato che quando dovevano darci un parere senza riflettere, su chi secondo loro avrebbe dovuto tirare la palla in quell’azione, i giocatori davano per lo più risposte corrette. Mentre, in una seconda fase della ricerca, in cui gli stessi giocatori potevano rispondere con più tempo a disposizione, abbiamo rilevato che la metà aveva cambiato idea. Nella media la prima risposta, quella data senza pensarci, era nettamente migliore rispetto a quella presa basandosi su tutti i dettagli. I giocatori professionisti devono gestire un flusso costante di decisioni rapide e lo fanno meglio se non impiegano troppo tempo a pensarci.

 

College Students Studying in Class, moodboard/CorbisLei sta parlando di professionisti, persone che hanno raggiunto un alto grado di esperienza e competenza nel proprio mestiere. Si può dire lo stesso per chi è alle prime armi?


No, il principiante ha bisogno del massimo tempo disponibile e di molte informazioni. Per fare la scelta migliore ha bisogno di pensare bene, senza fretta, e di concentrarsi senza lasciarsi distrarre. Lo studio che sto portando avanti all’Istituto di ricerca Max Planck ha lo scopo di conoscere più da vicino le intuizioni per scoprire qual è il loro segreto e il processo che le attiva. E soprattutto per capire quando è meglio fare affidamento su questo procedimento e quando invece solo sul pensiero razionale.


Allora la prima decisione è sempre la migliore?


Si, è meglio decidere cosa fare senza pensarci troppo, senza aggiungere troppe informazioni, altrimenti la qualità della scelta scende di livello, diminuisce. Ma questo, ripeto, è ovviamente un consiglio rivolto alle persone esperte, ai professionisti, non ai principianti.

 

Nella nostra società l’intuizione è considerata una caratteristica tipicamente femminile…


Tutti noi, uomini e donne, abbiamo intuizioni riguardo agli amici, al lavoro, allo sport. Spesso anche su ciò che è giusto, o è pericoloso, etc. L’intuizione è qualcosa che lavora a livello inconscio e ci consente di fare meglio le cose rispetto alla modalità unica del pensiero razionale cui la nostra società vuol affidarsi. Nella nostra storia, poi, l’intuizione è sempre stata vista come “un prodotto” delle viscere, e non del cervello. Ecco perché si è sempre creduto che la possedessero soltanto le donne. Ma ovviamente non è così, le intuizioni non sono nè viscerali nè stupide e le hanno anche gli uomini. Semmai i maschi sono meno propensi a seguirle ed esprimerle, perché ritengono che derivino da una zona “sbagliata” del cervello.

Vision,  autore John Berry/Images.com/Corbis

Intuito e razionalità non sono in contrapposizione, dunque?


No, e noi tutti dovremmo cercare di realizzare un modello di società dove sia possibile considerare le intuizioni e il pensiero razionale sullo stesso piano come due strumenti a nostra disposizione. La questione da porci, semmai, dovrebbe essere qual è meglio utilizzare al momento, quando affidarsi all’una o all’altra. Probabilmente la metà delle buone decisioni professionali nasce all’intuito. È l’intuizione emotiva che ci dice cosa fare, ma purtroppo il modo di utilizzarla non s’impara a scuola, e i professionisti non lo imparano durante la loro formazione.


Trying to decide, album di HikingArtist.com/flickrNella vita quotidiana come ci dobbiamo comportare?


Facciamo un esempio concreto: lo shopping. Se vogliamo acquistare un paio di pantaloni e siamo indecisi tra due o più modelli significa che nessuno è davvero adatto a noi. Perché se realmente trovi la cosa giusta non perdi tempo a rifletterci e la compri subito. Se invece non sei convinto, piuttosto che sprecare tempo a riflettere devi fare una pausa e prendere un caffè, ricordandoti che la prossima volta dovresti cercare qualcosa che ti convinca senza stressarti.

 

Non riuscire a scegliere, infatti, è spesso causa di stress


Investire troppo tempo nel tentativo di scegliere la mossa giusta non consente di sfruttare bene l’intuizione, che invece ci aiuta a compiere, in modo naturale, l’azione migliore. Sappiamo che le persone ottimiste e appagate della loro vita, in genere scelgono rapidamente la prima alternativa soddisfacente o abbastanza buona. Mentre le persone che desiderano massimizzare, tendendo sempre al meglio attraverso una ricerca costante, risultano essere più inclini al perfezionismo, alla depressione e con maggiori rimpianti e sensi di colpa. Il super-io ha interiorizzato il concetto che sia meglio avere più tempo per essere informati e poter prendere le decisioni migliori. Non sempre è così. Il cervello vede più degli occhi e le buone intenzioni ignorano le informazioni. Le decisioni importanti della vita, quali se accettare o meno un lavoro, chi sposare, avere o no un figlio, etc. non hanno a che fare solo con i pro e i contro razionali. Ricordarsene più spesso, potrebbe aiutarci a vivere meglio.

 

 

 

 

 

 

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