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Daniela Murelli: «Noi di Sanpellegrino rispettiamo l’ambiente e creiamo valore»

La CSR manager del'azienda del Gruppo Nestlé, che ha creato 1,1 miliardi di euro di “valore condiviso” parla di sostenibità ambientale, sociale e sull'“acqua del sindaco” dice che...

Mariella Caruso
27 gennaio 2014

Image by © kati/ /imagebroker/CorbisNel 2012 il Gruppo Sanpellegrino, società leader nel settore delle acque minerali facente parte di Nestlé Waters, ha creato 1,1 miliardi di euro di “valore condiviso”, pari allo 0,07 del Pil italiano e allo 0,10% della produzione industriale nazionale. Una cifra che supera di 2,4 volte il fatturato aziendale pari a 465 milioni di euro, di 20 volte l’utile netto. Inoltre, nelle 4550 aziende coinvolte nella filiera lavorano 7.000 addetti, un dato che indica come per ogni dipendente Sanpellegrino sono 3 i posti di lavoro creati.

Queste cifre sono parte dello studio “Creare valore condiviso per far crescere l’Italia” realizzato da Althesys, società specializzata nella consulenza strategica in tema di ambiente, energia, infrastrutture e utilities, e rappresentano il passaggio dalla Corporate social responsibility, meglio conosciuta con l’acronimo CSR,  alla Corporate social innovation. Ovvero un meccanismo virtuoso attraverso il quale le aziende diventano volano di innovazione sociale e creatori di “valore condiviso” migliorando la propria competitività con particolare attenzione alle ricadute sociali.

Di tutto questo Wise Society ha parlato con Daniela Murelli, Csr manager del gruppo Sanpellegrino, in occasione della presentazione dello studio di Althesys.

Cos’è la CSR per il Gruppo Sanpellegrino?

Un certo modo di comportarsi nei confronti dell’ambiente e della società. Per la nostra azienda il focus ambientale è molto forte visto l’acqua, la risorsa con la quale abbiamo a che fare, è rinnovabile ma non inesauribile e deve essere tutelata anche a discapito del nostro lavoro quotidiano. Poi c’è la responsabilità sociale a partire dalla tutela dei nostri lavoratori. Quando si parla di CSR in Sanpellegrino, però, diventa sempre più importante l’aspetto della creazione di valore per tutti gli stakeholder. Per fare un esempio significa lavorare sull’educazione alla corretta idratazione che è un focus aziendale, ma impatta anche sulla salute. CSR vuol dire anche benessere sul luogo di lavoro, la Sanpellegrino è stata tra le prime aziende a credere nei congedi di paternità e concedere due settimane retribuite a tutti i papà.

  Le bottiglie in pet non sono un rifiuto, ma una risorsa

Image by © moodboard/CorbisNello studio di Althesys viene evidenziato come la CSR aziendale possa generare effetti concreti all’economia del sistema Paese…

Come dimostrano i dati la creazione di valore per il sistema Italia è importante in termini di indotto soprattutto in considerazione del fatto che Sanpellegrino non può delocalizzare gli stabilimenti, perché l’acqua minerale deve essere prodotta in quel determinato luogo. Per dare ancora più forza alla nostra attività, questo aspetto deve essere comunicato.

Oggi, infatti, tra i temi ricorrenti della CSR c’è quella della comunicazione esterna e quello del “green washing”, ovvero la CSR di “sola” immagine

Quello della comunicazione è un trend off molto importante. Personalmente, però, sono una sostenitrice del fare prima del dire. Comunicare è importante per creare degli esempi e diffondere buone pratiche che possano impattare positivamente sul sistema Paese. Pure quello del “green washing” è un tema importante e, naturalmente, non condividiamo questa pratica. Per quanto ci riguarda comunichiamo meno di quello che facciamo proprio per l’estrema attenzione al concetto di CSR che deve essere realmente utile all’ambiente e alla collettività.

Quali sono le vostre ultime attività di CSR in termini ambientali e sociali?

In tema ambientale mi piace ricordare l’impegno per la valorizzazione degli imballi con l’educazione alla raccolta differenziata: il pet, infatti, è completamente riciclabile, e le bottiglie in pet non sono un rifiuto, ma una risorsa. Invece le bottiglie sono sempre sul banco degli imputati quando di parla di sostenibilità ambientale nonostante siano la cassaforte dell’acqua che deve essere imbottigliata alla sorgente per mantenere la sua specificità. Naturalmente stiamo cercando di utilizzare materiali sempre meno impattanti: grazie al nostro programma di ricerca e sviluppo abbiamo alleggerito la plastica mantenendo però le caratteristiche della bottiglia e la facilità di utilizzo da parte del consumatore finale e, recentemente, abbiamo lanciato le bottiglie in bio pet, un materiale al 30% di origine vegetale.

Su “acqua del sindaco” e acqua filtrata occorre la giusta informazione

Image by © Yoshihara Hideki/Aflo/CorbisL’Italia è uno dei paesi nel qualE si consuma più acqua minerale al mondo. Adesso, però, si stanno moltiplicando le campagne pro “acqua del sindaco”…

In realtà c’è una grande diatriba. Noi non siamo a favore dello scontro, ma della chiarezza in modo che ogni cittadino abbia la possibilità di scegliere ciò che ritiene migliore a seconda del proprio gusto e delle proprie esigenze. Oggettivamente si tratta di due acque diverse: l’acqua minerale ha delle caratteristiche che la rendono pura all’origine, non è trattata, può provenire solo da fonti profonde, le sue caratteristiche devono rimanere costanti nel tempo e per essere imbottigliata e venduta occorre l’autorizzazione del ministero della Sanità. Le caratteristiche delle varie “acque del sindaco” sono diverse perché si tratta di acque di provenienze varie che devono, obbligatoriamente, essere trattate.

C’è molta differenza anche tra acqua minerale e acqua filtrata…

Assolutamente sì. Bisogna stare molto attenti con l’acqua filtrata e prestare particolare attenzione all’utilizzo dei filtri, anche quelli domestici perché potrebbero non garantire le condizioni per avere un’acqua di un certo tipo. Comunque l’acqua filtrata non è, certamente, acqua minerale.

Nessun pericolo dal pet, ma è necessaria cautela nella conservazione

Quanto c’è di vero nelle avvertenze che circolano, specialmente in rete, di non consumare acqua le cui bottiglie sono state esposte al sole per tanto tempo?

Come per tutti i generi alimentari è necessaria una certa cautela per la conservazione delle bottiglie. Del resto nelle confezioni è scritto di tenerle al riparo da fonti di calore. Per quanto ci riguarda garantiamo il rispetto della corretta conservazione anche da parte dei nostri distributori sottoposti particolari a controlli per verificare l’eventuale inosservanza delle regole.

Quindi il pet rilascia componenti dannosi all’acqua in caso di prolungata esposizione al calore?

Naturalmente no. Ma se il pet, così come altri materiali, venisse lasciato per tanti giorni a una temperatura costante di 50°, ci potrebbero essere delle implicazioni. Ma dovrebbe davvero essere una situazione molto, molto drammatica.

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