Wise Society : Plastica nel mare e sulle spiagge italiane: il problema aumenta
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Plastica nel mare e sulle spiagge italiane: il problema aumenta

Secondo un report di Legambiente in un anno i rifiuti trovati sono aumentati del 15%

Fabio Di Todaro
19 giugno 2015

Image by CorbisIl tema wisesociety.it lo aveva già affrontato, in un’intervista realizzata a Nicolò Carnimeo. Ma il problema rimane: di plastica nel mare ce n’è ancora troppa. L’ultimo allarme giunge da Legambiente, proprio alle porte dell’estate. L’80% dei rifiuti presenti sui litorali italiani è rappresentato da materiale flessibile derivato dal petrolio. Preoccupante l’aumento registrato rispetto alla primavera del 2014: +15%. Sulle spiagge della Penisola compaiono oggetti di tutte le forme e le dimensioni: bottiglie, tappi, polistirolo, stoviglie usa e getta, cotton fioc e assorbenti. Prevedibili le conseguenze per l’ambiente, lo sono meno quello per l’uomo, dato che l’entità dei danni indotti dalla plastica alla salute è ancora difficile da stimare.

COSA ABBANDONIAMO SULLE SPIAGGE? – Nel rapporto “Beach Litter” l’associazione ha monitorato la situazione presente su 54 spiagge nel Mediterraneo, di cui 29 in Italia e 25 negli altri Paesi costieri. L’indagine è stata eseguita dai volontari dell’associazione da aprile a maggio 2015. Oltre ventiduemila i rifiuti spiaggiati. I 29 arenili monitorati hanno rappresentato un campione attendibile dell’intera nazione: da Ragusa a Trieste. Preoccupante l’istantanea scattata, che ha portato Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente, a chiedere «uno sforzo congiunto, che coinvolga tutti i soggetti e i territori interessati, per risolvere il problema dei rifiuti in mare e sulle coste». Escludendo i frammenti e resti di plastica e di polistirolo dalle dimensioni minori di cinquanta centimetri che sono i rifiuti più trovati (23,5%), a guidare la top ten degli scarti integri rinvenuti da Legambiente sui 29 litorali del Belpaese ci sono le bottiglie di plastica per bevande, tappi e coperchi di plastica e metallo, nasse, reti, strumenti da pesca e cassette per il pesce (6,5%). I mozziconi di sigaretta conquistano, invece, il quarto posto. A chiudere la classifica compaiono poi stoviglie usa e getta di plastica, materiali da costruzione, flaconi di detergenti, bottiglie di vetro, sacchetti di patatine e bastoncini di gelati. A confortare c’è solo il dato riguardante l’utilizzo dei sacchetti di plastica. Da quando quelli non compostabili sono stati banditi, l’Italia ha visto calare la quota di rifiuti da essi rappresentati. E se il residuo sulle spiagge italiane è inferiore al 2% sul totale dei rifiuti trovati, nelle spiagge degli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo la quota risulta più che triplicata.

LE CONSEGUENZE Tartarughe marine, uccelli e mammiferi marini possono Image by Ashley Cooper/CORBIS restare intrappolati nelle reti da pesca e negli attrezzi di cattura professionale e arrivare a morire per soffocamento dovuto all’ingestione accidentale di rifiuti scambiati per cibo. Diversi studi attestano che nel Mediterraneo occidentale l’ingestione di rifiuti causa la morte nel 79,6% delle tartarughe marine. Ma c’è qualcosa che riguarda più da vicino pure l’uomo. Essendo ingerite dagli organismi acquatici, le particelle di plastica entrano a far parte della catena trofica, fino a trovare posto sulle nostre tavole. Quale danno arrechino all’uomo, non è ancora dato saperlo. Ciò non toglie che ci sarebbero già troppi elementi – negative sono anche le ripercussioni economiche per i pescatori e le ricadute sul turismo – per invertire la rotta. Basta un piccolo sforzo per lasciare il pianeta più pulito.

Twitter @fabioditodaro

 

 

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