Wise Society : “Laudato sì”, l’enciclica papale a difesa dell’ambiente
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“Laudato sì”, l’enciclica papale a difesa dell’ambiente

“Il pianeta non è nostro: ci è stato dato e nelle stesse condizioni dovremmo lasciarlo ai nostri figli” scrive papa Francesco

Fabio Di Todaro
17 giugno 2015

 L’emergenza esiste e sul tema della tutela dell’ambiente Papa Francesco si era espresso già a febbraio, con l’obiettivo di anticipare i contenuti di Expo. Sorprendono dunque fino a un certo punto i contenuti del documento – 196 pagine: un’introduzione, sei capitoli e due preghiere finali – con cui il Papa argentino ha voluto lanciare un monito ai fedeli. «Siamo cresciuti pensando che fossimo proprietari e dominatori della Terra, autorizzati a saccheggiarla. Ma il pianeta non è nostro: ci è stato dato e nelle stesse condizioni dovremmo lasciarlo ai nostri figli».

I FRONTI APERTI – Il tema è quello della difesa dell’ambiente, a più riprese parso caro a Bergoglio. L’enciclica Laudato si’, pubblicata stamane, ha rappresentato l’occasione per rispolverare concetti già discussi e fornire possibili soluzioni. Papa Francesco, nella lettera, lancia l’appello a una «conversione ecologica globale», di cui Giovanni Paolo II aveva già parlato nel 2001. La continua accelerazione dei cambiamenti dell’umanità e del pianeta, secondo il Pontefice, contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica. Il messaggio che filtra è questo: ben venga la tecnologia, con il corollario di nuove opportunità che offre, purché le risorse siano più equamente distribuite e che queste opportunità non vengano viste soltanto come un modo per addomesticare il pianeta. La concentrazione dei saperi, che Bergoglio riconosce nell’espressione «paradigma tecnocratico», corrisponde alla sintesi dei poteri. Trae spunto dal secolo scorso, il Papa, quando cita le bombe atomiche per chiarire quanto sia rischioso concentrare le opportunità nelle mani di una sola nicchia dell’umanità. Le conseguenze, a suo avviso, sono già visibili: dall’inquinamento al cambiamento climatico, dall’accesso all’acqua alla perdita di biodiversità, dal deterioramento della qualità della vita all’iniquità tra le condizioni dei diversi popoli. Per finire con la debolezza delle reazioni sul piano internazionale.

L’AFFONDO VERSO L’OCCIDENTE – I passaggi più duri sono proprio quelli riservati alla classe politica, che secondo Bergoglio è «sottomessa alla tecnologia e alla finanza, condizionata da troppi interessi particolari che prevalgono sul bene comune e favoriscono la manipolazione dell’informazione. Così finiscono per rimanere fuori tutti gli aspetti che non fanno parte degli interessi immediati». In questo scenario poco può fare una popolazione la cui sensibilità ecologica è cresciuta, ma che rimane incapace di modificare le abitudini nocive di consumo. Bergoglio fa l’esempio dei condizionatori d’aria. «I mercati, cercando un profitto immediato, stimolano ancora di più la domanda. Se qualcuno osservasse dall’esterno la società planetaria, si stupirebbe di fronte a un simile comportamento che a volte sembra suicida». Così «il degrado umano,ambientale ed etico rimangono intimamente connessi». E ancora: «È prevedibile che, di fronte all’esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre».

PIù ATTENZIONE PER I PAESI IN VIA DI SVILUPPO – In un mondo regolato dalla tecnologia e dalla finanza, chi ha le sue maggiori ricchezze nella natura rimane schiacciato. Non è un caso, dunque, che a più riprese Bergoglio punti l’attenzione su Paesi come il Congo e il Brasile, ritenuti «polmoni ricchi di biodiversità» nelle aree fluviali e lacustri, oltre che in cima ai ghiacciai. Diversi passaggi sono dedicati anche al Continente Nero: «La povertà di acqua pubblica si ha soprattutto in Africa dove grandi settori della popolazione non accedono alla risorsa potabile sicura o subiscono siccità che rendono difficile la produzione di cibo». È qui che dovrebbero intervenire le potenze mondiali, per colmare il gap di conoscenza che impedisce ai Paesi più poveri – che spesso però sono quelli più ricchi di materie prime e di terre non inquinate – di soddisfare le proprie necessità vitali. Papa Francesco, rifacendosi al santo di Assisi che guardava ai poveri, ha così ribadito la sua posizione sui temi ambientaliImage by © Fabrizio Belluschi/Demotix/Corbis

PROPRIETA PRIVATE, MA CON RISVOLTI SOCIALI – Saliente è anche il passaggio rivolto alla proprietà privata, che per Bergoglio non è affatto un «diritto intoccabile». A meno che questa non abbia anche una funzione sociale. Anche su questo tema il Pontefice ha confermato la sua linea di pensiero, già espressa quando aveva chiesto «una terra, una casa e un lavoro per tutti».
Twitter @fabioditodaro

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