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Luca Talotta, influencer della mobilità sostenibile

Il top italian green influencer descrive gli aspetti più e meno convincenti dell’e-mobility e spiega su cosa occorre intervenire

Andrea Ballocchi
10 maggio 2019

Tra i Top Italian Green Influencers, ovvero i dieci profili nazionali più impegnati sui temi della sostenibilità emersi e premiati da Greenstyle, Luca Talotta è il vincitore della categoria Mobilità Sostenibile.

Giornalista e blogger, è un comunicatore di spicco per i temi della sostenibilità ambientale specie applicata al mondo Automotive. La sua pagina Instagram raccoglie quasi 100mila follower, quella Twitter oltre 72mila.

«Lo ammetto: mi ha stupito favorevolmente la notizia del premio – racconta Luca Talotta – Mi ha colpito inoltre il fatto che tra tutti i premiati, quelli con una formazione non da sempre green fossimo io e una celebrità quale Alessandro Gassman, il che mi ha fatto particolarmente piacere».

Cosa significa essere influencer? Conta solo il fatto di avere una base ampia di follower o c’è di più?

luca talotta, influencer, mobilita sostenibile

Luca Talotta è stato recentemente insignito del titolo di Top Italian Green influencer nella categoria mobilità sostenibile, Foto: Luca Talotta

La fan base è sicuramente importante, ma non prioritaria. Ci sono personaggi con milioni di follower solo perché protagonisti di talk show tv dai contenuti non propriamente virtuosi. La componente primaria è l’autorevolezza. Io mi reputo fortunato perché nel corso della mia vita ho svolto diverse attività che mi hanno consentito di acquisire una base concreta di persone che hanno cominciato a seguirmi con assiduità. Sono loro che consentono di trattare temi e aspetti di vita quotidiana, pratica su cui approfondire. Tv e giornali, pur molto seguiti, sono in grado di fornire un approccio comunicativo, ma spesso non riescono ad avvicinarsi alle persone. Gli influencer, ovvero coloro che riescono a fornire contenuti autorevoli, invece sì, permettendo di avere chiavi di lettura della vita di tutti i giorni.

Essere un green influencer è una posizione di spicco, ma significa anche assumersi responsabilità importanti. Cosa occorre fare per comunicare bene la sostenibilità?

La vera questione è che bisogna comunicare bene. Oggi la comunicazione ha moltissimi canali da cui emergono notizie, a volte non vere. Per questo è fondamentale sapere discernere tra le varie fonti, trattarle correttamente per approcciarsi alle notizie. Gli influencer possono essere essi stessi una fonte perché hanno un vantaggio rispetto ad altre fonti, a volte difficilmente comprensibili. L’influencer è considerato un po’ come il “vicino di casa” o il… fratello maggiore cui chiedere consigli. Questa posizione più prossima alle persone permette di farsi ascoltare maggiormente anche quando tratta temi più complessi da analizzare. Tra questi c’è la sostenibilità.

Da esperto di mobilità sostenibile, cosa ti convince e cosa no dell’e-mobility?

Sulla mobilità elettrica non mi convince il fatto che molte case automobilistiche manifestino un impegno di facciata, senza poi fare il passo concreto quando si tratta di lanciarsi in modo deciso sul mercato. Non mi convince, inoltre, la mentalità diffusa che vede molte persone intimorite ad approcciarsi a vetture elettriche, a fermarsi alla ansia da ricarica o altri fattori frenanti. Certo, il fattore prezzo è un ostacolo ancora considerevole.

Invece, ciò che mi convince è l’impegno che stanno mostrando alcune aziende che ruotano attorno al mondo automotive e che stanno facendo investimenti importanti nello sviluppo delle batterie oppure ancora quelle realtà nate fin da subito nella mobilità elettrica; mi convince anche chi sta promuovendo la possibilità di sviluppare le infrastrutture di ricarica ad ampio spettro. Mi piace anche pensare a quei Paesi esteri, specie del nord Europa, che sono più reattivi al cambiamento e alla salvaguardia del proprio habitat. Desidererei che noi italiani, una volta, anziché fare di testa nostra, guardassimo e prendessimo spunto da ciò che accade fuori.

luca talotta, influencer, mobilita sostenibile

Secondo l’influencer Luca Talotta “occorre liberarsi dall’idea che dobbiamo essere dipendenti da benzina e gasolio…. un cambio profondo di mentalità, specie tra le persone comuni e nella fascia d’età tra 20 e 40 anni, che si devono fare promotori del cambiamento a livello culturale”, Foto: iStock

Spesso la mobilità elettrica viene abbinata esclusivamente all’auto. Ma ci sono altri mezzi elettrici, biciclette in primis, che potrebbero assumere il ruolo di pionieri della mobilità elettrica. Che ne pensi a proposito?

Sicuramente possono contribuire a incentivare il movimento. Mi vengono in mente diverse aziende particolarmente recettive nel campo appunto delle bici a pedalata assistita o degli scooter elettrici. Speriamo davvero forniscano la leva necessaria per un pieno sviluppo anche nel settore automobilistico.

Cosa occorre fare a livello politico, sociale e individuale per incentivare un modo di muoversi più sostenibile ad ampio raggio?

A livello individuale occorre liberarsi dall’idea che dobbiamo essere dipendenti da benzina e gasolio e agire in modo differente. Significa, quindi, un cambio profondo di mentalità, specie tra le persone comuni e nella fascia d’età tra 20 e 40 anni, che si devono fare promotori del cambiamento a livello culturale soprattutto.

A livello sociale, servirebbe capire quali altre forme ulteriori di incentivo possono essere messe sul campo per promuovere il passaggio alla mobilità sostenibile. L’area B e C a Milano, per esempio, può essere una leva per incentivare il passaggio all’elettrico, ma occorre considerare se c’è qualcosa di più da fare.

Dal punto di vista politico, sembra quasi banale dire che i vari attori si devono sedere attorno a un tavolo per mettere in atto soluzioni comuni e condivise. Ma è ciò che serve, ampliando la base del confronto, radunando esponenti del più ampio mondo che ruota attorno all’automotive e ai trasporti. Penso, per esempio, ai concessionari o ai produttori di pneumatici. Sono tutti protagonisti importanti della filiera e capaci, nel confronto, di far nascere idee e soluzioni condivisibili. È necessario far germogliare in tutti la volontà di trovare nuovi percorsi.

Oltre che giornalista e influencer è anche papà. Considera la paternità uno sprone ulteriore nel comunicare il lato green in modo ancora più attento e responsabile, per contribuire a trasmettere alle generazioni future un mondo migliore?

Essere padre da una parte aiuta, dandomi una marcia in più nell’impegno di diffondere il tema della sostenibilità, dall’altra spaventa perché in questa sorta di “bombardamento” continuo di notizie, il mio messaggio temo si possa disperdere o non arrivi correttamente alle persone. A volte mi domando quando le mie figlie saranno grandi se si parlerà ancora di inquinamento o di mobilità sostenibile… Mi piacerebbe poter dare uno sguardo al futuro. Ma so che è impossibile: non lo è, invece, impegnarsi nel comunicare bene quanto ci circonda.

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