L'ultima fatica della scienziata indiana è un atto di accusa contro le grandi multinazionali del mondo che fanno profitti indiscriminati "sulla pelle" dei Paesi più poveri
Fare pace con la terra è l’ultimo libro pubblicato nel nostro Paese da Vandana Shiva (per Feltrinelli). Un testo in cui l’attivista indiana affronta lo spinoso tema del saccheggio delle risorse naturali a cui da tempo le grandi corporation danno vita senza alcun rispetto per le popolazioni e le piccole economie locali. Una logica drammatica che secondo l’autrice sta facendo precipitare il nostro Pianeta verso una situazione di non ritorno.
Ad essa si oppone il sapere antico, connesso con la natura e il suo ciclo, delle popolazioni indigene. «L’aggressiva politica delle corporation ha negli ultimi anni fatto un salto di qualità», scrive Shiva nel libro. «Esse sempre più ricorrono all’uso strutturato della forza, trasformando in senso regressivo gli stati in veri e propri stati militarizzati corporativi, come testimonia quanto sta accadendo nelle zone tribali indiane e l’arresto di numerosi ambientalisti e difensori dei diritti umani.
Una manciata di grandi aziende e di Paesi potenti cerca di controllare le risorse della Terra e trasformare il pianeta in un grande supermarket in cui tutto è in vendita. Vogliono venderci l’acqua, i geni, le cellule, gli organi, la conoscenza, le culture e il futuro». Contro tutto questo, conclude l’autrice, in tutto il mondo si sta formando un’altra consapevolezza che pone al centro i diritti di Madre Terra. Con coraggio e tanto amore, la gente comune, dal basso, sta costruendo una nuova visione del pianeta.
Il libro fa il punto proprio sullo scontro in atto tra queste due opposte concezioni del mondo, ribadendo che il bisogno umano di cibo e acqua, da cui dipende la sopravvivenza stessa del genere umano, può essere soddisfatto solo se si protegge la capacità della natura di fornire tali preziosi beni, perché, come scrive la scienziata, «suoli sterili e fiumi morti non potranno mai dare né cibo né acqua».