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La lotta al cancro passa innanzitutto dalla prevenzione

In Italia ogni anno si verificano 146mila casi di tumore: il quaranta per cento del totale potrebbero essere evitati seguendo uno stile di vita sano

Fabio Di Todaro
3 febbraio 2017
lotta al cancro, prevenzione, fumo

Cancro. Il fumo di sigaretta è il più importante fattore di rischio: nel mondo causa ogni anno cinque milioni di morti e il 22% dei decessi per cancro, Image by iStock

Ogni anno in Italia 146mila casi di tumore, pari al quaranta per cento del totale, potrebbero essere evitati seguendo uno stile di vita sano: no al fumo, alimentazione corretta e attività fisica costante. All’impegno, individuale e collettivo, per sconfiggere la malattia è dedicata la giornata mondiale contro il cancro (www.worldcancerday.org), che si celebra oggi con la campagna #WeCanICan. La giornata è promossa dall’UICC, organizzazione non governativa che rappresenta associazioni impegnate nella lotta alle neoplasie in oltre 100 Paesi e vede la presenza anche dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom).

IL RUOLO DELLA PREVENZIONE – «Il fumo di sigaretta è il più importante fattore di rischio: nel mondo causa ogni anno cinque milioni di morti e il 22% dei decessi per cancro – spiega Carmine Pinto, responsabile dell’unità operativa complessa di oncologia medica dell’azienda ospedaliero-universitaria di Reggio Emilia e presidente nazionale Aiom -. Anche l’attività fisica e l’obesità svolgono un ruolo fondamentale: la World Cancer Research Fund International ha dimostrato che i tredici più frequenti tipi di tumore possono essere evitati con una dieta sana, controllo del peso e sport». Eppure, detto ciò, troppi italiani ignorano l’importanza di uno stile di vita sano. I fumatori sono il 22 per cento della popolazione con più di quindici anni (il 27,3 per cento degli uomini e il 17,2 per cento delle donne). Il 45,1 per cento della popolazione (over 18) è in eccesso di peso. Il 15,7 per cento consuma alcol in modo eccessivo, il 39 per cento della popolazione con più di tre anni non pratica sport né attività fisica nel tempo libero. Numeri che indicano una situazione ancora poco soddisfacente e che denotano come anche in un Paese occidentale risulti difficile fare breccia con la prevenzione.

INIZIATIVE NELLE SCUOLE E NELLE PIAZZE – Gli oncologi italiani sono impegnati da tempo in campagne per sensibilizzare tutta la popolazione, così come le molteplici organizzazioni non profit. Per quest’anno l’Aiom ha organizzato un tour nelle scuole medie inferiori e superiori per spiegare ai ragazzi tutti i pericoli per il benessere che derivano dal consumo di prodotti a base di tabacco. È partito anche il primo «Festival della prevenzione e innovazione in oncologia» per illustrare il nuovo corso dell’oncologia: dai corretti stili di vita agli screening, dalle armi innovative (immunoterapia) e terapie a bersaglio molecolare, fino alla riabilitazione e al ritorno alla vita. Oggi a Cremona è prevista la seconda tappa del Festival: un pullman è allestito in piazza Roma, dove gli oncologi forniranno ai cittadini informazioni sulla prevenzione.

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Prevenzione cancro: solo il 55 per cento delle donne italiane ha eseguito la mammografia e appena il 39 per cento s’è sottoposto a un Pap test per l’individuazione del carcinoma del collo dell’utero, Image by Istock

SCREENING: SI PUO’ FARE DI PIU’ – Il messaggio chiave è legato al ruolo dell’attività fisica nella lotta alla malattia. Sempre sul fronte della prevenzione preoccupa la scarsa adesione degli italiani ai programmi di screening. Da un lato nel 2015 sono stati quasi 13 milioni gli inviti a partecipare a questi test, ma ancora pochi aderiscono: solo il 55 per cento delle donne ha eseguito la mammografia, fondamentale per la diagnosi precoce del tumore del seno e appena il 39 per cento s’è sottoposto a un Pap test per l’individuazione del carcinoma del collo dell’utero. Tra i due sessi, il 43 per cento dei cittadini ha aderito all’invito a svolgere il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci, indicato per la diagnosi del tumore del colon retto. Serve più impegno da parte di tutti per sensibilizzare più cittadini. Se il cancro viene diagnosticato in fase precoce, le percentuali di guarigione possono andare oltre il 90 per cento.

Twitter @fabioditodaro

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