Wise Society : Sordità infantile: un film per raccontare la malattia
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Sordità infantile: un film per raccontare la malattia

"Dentro il Silenzio", il mediometraggio di Pino Sondelli presentato al «Giffoni Film Festival» ha come primo obiettivo la diffusione di un messaggio sociale

Fabio Di Todaro
21 luglio 2017
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La locandina di “Dentro il Silenzio”, il mediometraggio diretto da Pino Sondelli sulla sordità infantile

La storia è quella di Alberto e Luisa, genitori di tre figli: due dei quali a quattro anni iniziano a soffrire di sordità profonda, i gemelli Giulio e Carlotta. «Dentro il Silenzio», il mediometraggio (48’) diretto da Pino Sondelli e presentato al «Giffoni Film Festival», è una pellicola che ha come primo obiettivo la diffusione di un messaggio sociale. A volerla è stato in primis Antonio Della Volpe, direttore dell’unità operativa di chirurgia protesica della sordità infantile dell’ospedale pediatrico Santobono-Pausilipon di Napoli: all’interno del quale sono state girate la maggior parte delle scene. Da tempo uno dei suoi desideri, in qualità di pioniere nella lotta alla sordità infantile, era quello di mettere a conoscenza la gente di un problema sempre più diffuso, per cui però oggi esistono tecniche che restituiscono ai piccoli pazienti la possibilità di una vita fuori dall’isolamento e con un adeguato supporto psicologico. Ma nulla sarebbe stato possibile se Aquila Film, società di produzione impegnata da tre decenni nella comunicazione in ambito medico-sanitario, non avesse deciso di sostenere la causa. Il film potrebbe essere distribuito nelle scuole a partire dal prossimo anno, al fine di insegnare ai docenti a riconoscere i sintomi della ipoacusia.

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SU MILLE BAMBINI CHE NASCONO, UNO È SORDO – «Dentro il Silenzio» racconta la storia, vera, della famiglia di Luisa e Alberto Pascucci con i loro tre figli: Ilaria (nove anni) e i gemelli Giulio e Carlotta. Questi ultimi, nati con un udito normale, all’età di tre anni lo perdono. Inizia così il calvario della famiglia: tra visite, litigi e incomprensioni. Decisivo, sull’onda della spinta del nonno materno, si rivela l’incontro con una equipe di medici specialisti che indica la soluzione al problema: l’innesto di un impianto cocleare, grazie al quale la vita dei due gemellini migliora. Il lavoro, come spiegato dal produttore Lucio Allegretti, «è nato dal desiderio di abbattere i pregiudizi sui medici e sottolineare le eccellenze che in campo sanitario vanta la Campania. È qui che, già nel 2003, è stato introdotto lo screening uditivo universale dei nuovi nati: oggi garantito dai livelli essenziali di assistenza (Lea). Come spiega Della Volpe, «esiste un rapporto di uno a mille tra sordità e nuovi nati. Ciò vuol dire che in Campania, su sessantacinquemila bambini che nascono ogni anno, 65 sono sordi. Ma se si interviene immediatamente, con una protesi tradizionale o con la chirurgia dell’impianto cocleare (una sorta di orecchio bionico, ndr), il bambino è destinato nel tempo a diventare normoudente».

MA CURARE LA SORDITÀ È POSSIBILE – Il non volere, o il non essere capaci di affrontare il problema, misto al senso di impotenza che li accompagna, trascina Luisa e Alberto in un dramma familiare fatto di litigi, bugie e sensi di colpa. «Dentro il Silenzio» – patrocinato dal Santobono-Pausilipon, oltre che dall’assessorato comunale alla Cultura e al Turismo  di Napoli e dall’Unicef Campania – fa capire come la sordità infantile non rappresenti un grave handicap soltanto per il bambino. Può in realtà divenire un

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Curare la sordità infantile è possibile: il messaggio del mediometraggio “Dentro il silenzio” di Pino Sondelli

terremoto per l’intera famiglia. «Molti dei litigi e delle conversazioni tra i protagonisti visti nel film sono nate dall’osservazione della realtà», racconta Sondelli, rimasto spesso attonito nel vedere il disagio dei bambini protagonisti della pellicola. Il lavoro da «missionario», spiega, è consistito «nel comprendere la sofferenza interiore, anche i conflitti che si scatenano tra due genitori che vengono improvvisamente catapultati in una realtà dura e difficile da accettare. Più che un regista, mi sono sentito un comunicatore. Ho voluto che il mio film veicolasse un messaggio sociale, la possibilità di curare la sordità e di ritrovare la serenità interiore».

Twitter @fabioditodaro

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